Primo Conti, ritratto dell’Artista da giovane

Federico Napoli


A undici anni dipinge il suo primo quadro - “Autoritratto” (1911) -; 
a tredici partecipa all’Esposizione Internazionale della Società di Belle Arti di Firenze e apre un suo studio in piazza Savonarola; a quindici anni trasferisce l’atelier in via dei Della Robbia; a diciassette conosce Pablo Picasso al Verdi durante lo spettacolo dei Balletti russi di Diaghilev. Stiamo parlando di Primo Conti (1900-1988), alla cui stagione artistica giovanile è dedicata la mostra Primo Conti, un enfant prodige all’alba del Novecento. Dagli esordi agli Anni Trenta, promossa dalla Fondazione Terre Medicee e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Seravezza presso le sale del locale Palazzo Mediceo.
Una precocità straordinaria, compresa e incoraggiata dalla famiglia, identifica la figura del fiorentino Conti, spirito artistico affamato di conoscenza, capace di toccare le varie novità del tempo - Liberty, Fauve, Cezanne, Futurismo, Metafisica - non assumendoli mai come modelli da imitare, ma utilizzandoli solo in quanto esperienze da situare e osservare. I preziosi quaderni di disegni datati 1914-15 presentano i vari passaggi indagatori, realizzati ora a penna ora a acquarello ora a tempera ora a matita, capaci di identificare l’irrequietezza intellettuale del giovane Conti. Non poco del materiale pittorico di questi primi anni è ricavabile da fotografie, in quanto andato perduto: è il caso del pannello liberty, vagamente secessionista che ornava una parete di fondo dello studio di via dei Della Robbia e del quale restano alcuni parziali studi preparatori. D’altro canto, l’influenza del gusto liberty può essere ascritta alla frequentazione di un negozio di Galileo Chini presente di fronte alla casa di famiglia posta in via Martelli. Ma nel tempo, nel giovane artista si insinua la scoperta dei colori fauve, aggressivi e brillanti di cui “Autoritratto con accappatoio al mare” (1915) è un esempio chiarificatore. Però, in quegli anni si odono in lui anche altre voci: le meditazioni sulla composizione dello spazio di Cezanne e l’esperienza futurista, dopo la conoscenza di Balla e di Marinetti (quest’ultimo incontrato a Napoli). Successivamente, conosce anche de Chirico e De Pisis, con il quale ha una lunga corrispondenza: ambedue gli lasciano tracce per una breve suggestione metafisica. Ma per Primo nessuno stile è mai una netta scelta di parte, bensì una continua conoscenza e messa alla prova di se stesso.
Arrivano gli anni viareggini, a cui la mostra di Seravezza guarda con una certa attenzione: nel 1914 Conti è a Viareggio per poi tornarvi stabilmente, dopo gli anni estivi spesi nella casa di famiglia ad Antignano, tra il 1926 e il 1930. Sulla costa livornese vive (dal 1916) e prolunga la vita del gruppo futurista già frequentato a Firenze - “Dimostrazione interventista” 1915 - e composto da Baldessari, Ginna, Achille Lega, Rosai, Venna, Vieri Nannetti, tra gli altri. A Lido di Camaiore, nella casa di Plinio Nomellini, il giovane Primo conosce Grazia Deledda, Ada Negri, Moses Levy, probabilmente rincontra Galileo Chini; nell’ambiente mondano vacanziero della costa versiliese, frequenta Bontempelli, Marta Abba e Pirandello, con il quale dopo il 1926 studia la possibilità di alcuni spettacoli teatrali; al drammaturgo siciliano dedica un ritratto (1928) che partecipa alla II Esposizione del Novecento organizzata da Margherita Sarfatti, pur tra i mille dubbi in merito perché Conti resta lontano dal “ritorno all’ordine” ufficiale della cultura italiana di quegli anni, come è estraneo anche al movimento “Valori plastici” di Mario Broglio. Le sue personali riflessioni sono rivolte individualmente alla

riscoperta dei valori formali e cromatici del Quattrocento e del Seicento. Nei suoi quadri la pennellata ora è asciutta, trovando un linguaggio più a lui contemporaneo, come dovendosi raffrontare con la tecnica delle riproduzioni a stampa, quindi con un sapore compositivo quasi da affiche. In

questi anni versiliesi conosce Leonida Repaci e nel 1928 fonda con lui il Premio letterario Viareggio, insieme a Carlo Salsa, Alberto Colantuoni e

Gian Capo. Ma incontra anche una

giovanissima Munda Cripps, che sposa (lei diciassettenne) nel 1930. Il crollo economico della banca dello zio (1927) e il tracollo dell’intero scomparto marmifero in Versilia (chiude anche l’industria dei Cripps) determina il ritorno a Firenze di Conti nel 1930.
L’anno successivo organizza una sua mostra retrospettiva sui primi venti anni di pittura - questa di Seravezza in qualche modo ne ripercorre le orme -, esposizione ordinata nelle sale di Palazzo Ferroni accanto alle delicate sculture di Arturo

Martini, dal sapore primi Quattrocento.
Dunque, l’attuale mostra a Palazzo Mediceo, avvalendosi anche di documenti rari e foto d’epoca, pur impostata sulla figura di Primo Conti, permette una riflessione sugli anni iniziali del XX secolo in Italia, fra suggestioni d’oltralpe, novità

primo

locali, recuperi classicisti, dibattito su modi e temi di un’arte nazionale.
Fatica espositiva a cura di Nadia Marchioni, sorretta da un comitato scientifico presieduto da Carlo Sisi.

Primo Conti, 
un enfant prodige all’alba del Novecento.
Dagli esordi agli Anni Trenta
Palazzo Mediceo di Seravezza
Fino al 2 ottobre
orario: lunedì-venerdì 17,00-23,00; 
sabato-domenica 10,30-12,30/17,00-23,00 
(fino al 4 settembre)

lunedì-sabato 15,00-20,00; 
domenica 10,00-20,00 (dal 5 settembre)


Fiaschetto, bricco bianco e fagioli, Primo Conti 1916.


http://www.terremedicee.it/eventi_detail.php?idEv=358

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