Mostra al Centro Matteucci: una perla sul Tirreno

Federico Napoli


Vista la località che la ospita, possiamo considerare una perla sul Tirreno la mostra “Il tempo di Signorini e De Nittis. L’Ottocento aperto al mondo nelle collezioni Borgiotti e Piceni”, presentata presso le sale del Centro Matteucci per l’Arte Moderna, a Viareggio. L’esposizione nasce dal raffronto fra due accurate selezioni di opere provenienti da altrettante collezioni private: quella di Enrico Piceni (ora divenuta Fondazione) e quella di Mario Borgiotti. Milanese l’uno, livornese l’altro, nell’arco della loro vita hanno amato raccogliere opere del secondo Ottocento italiano e questo in anni in cui verso tale periodo artistico c’era poca sensibilità ed interesse. Così, oggi, stimolata da un progetto di Giuliano Matteucci, grazie alla cura selezionatrice di Claudia Fulgheri e di Camilla Testi, è possibile godere dell’attuale mostra, che vanta anche la collaborazione della Amministrazione comunale di Viareggio Nella seconda metà dell’Ottocento in pochi decenni cambia la realtà dell’Italia;: un’unità solo parzialmente raggiunta, le deluse speranze patriottiche e sociali, l’acceso dibattito su di un’arte nazionale. Per la Toscana, il passaggio da un piccolo funzionale stato ad una regione tra le altre: una marginalizzazione. Parimente, l’arte della nuova Italia passa dalla rivoluzione (tecnica, prospettica, luminosa, contenutistica) della macchia - per altro preceduta, quanto meno, da precedenti esperienze meridionali -, ad un’arte borghese celebrativa, tradizionale. Chi, invece, in quegli anni va a Parigi si trova catapultato in una dinamica società moderna. Nella mostra di Viareggio, dalla collezione Borgiotti, collezionista attento alla tradizione toscana, ma anche studioso e critico del mondo macchiaiolo, provengono quattro opere di Giovanni Fattori, comprese tra il 1859 e il 1890, dove affiora l’attenta composizione architettonica delle opere - ciò appare anche in un quadro di Raffaello Sernesi - e l’interesse per gli effetti luministici. Straordinario in tal senso “Portico di villa toscana” di Serafino De Tivoli, costruito tramite decise ombre, al limite aspro. Telemaco Signorini, Abbati, Cecioni accompagnano questa parte della mostra con opere che indicano come preponderante in tali autori sia l’interesse per il verismo, il quotidiano, l’umile, il sociale, l’antiaccademico. Il quadro in ordine cronologico più recente esposto dalla collezione Borgiotti è “Stampa giapponese” (1927) di Oscar Ghiglia: eleganza borghese, nitore quasi metafisico, concessione alla moda orientaleggiante, l’opera indica dove e come finisca l’avventura dei macchiaioli e successivi epigoni - compresa la piacevole imitazione fattane dal Gruppo labronico -. Dalla Toscanina, ambiente culturale nel quale si consuma la rivoluzione tecnica compositiva e contenutistica della macchia, ma che subisce un drastico ridimensionamento già ai tempi di Firenze capitale, escono les italians de Paris (ante litteram), cioè Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi, Giovanni Boldini, specifiche passioni di Enrico Piceni. Essi trovano in terra parigina la cifra del loro successo non inferiore a molti altri interpreti del gruppo impressionista, narrando della società contemporanea abitudini, gusto della mondanità, comportamenti, interessi, con qualche inevitabile studiata provocazione (Boldini). Attraverso gli autori toscani collezionati da Borgiotti e quelli più francesizzanti provenienti dalla Fondazione Piceni è possibile avvertire un passaggio di interesse, un mutamento del protagonista sociale nella seconda metà dell’Ottocento. Infatti, l’opera più tarda qui esposta è “La signora Maria Caputo Sommaruga” di Ulisse Caputo (1906-7): siamo di fronte ad un quadro che pure con l’accentuato cromatismo e la scioltezza della pennellata rivela come la società ai primi del Novecento persegua e ricerchi il conforto della corretta tecnica, invece di un destabilizzante contenuto. La mostra ci indica come in pochi decenni alla fine del XIX secolo il panorama artistico nazionale cambi decisamente, passando dal sapore “rivoluzionario” e in questo senso risorgimentale di Fattori, Lega e amici, ad una pittura che vuole essere più genericamente rassicurante. Quindi, adatta ad una Nazione che deve avere la sua arte ufficiale. Stimoli, idee, documenti pittorici anche inediti, comunque sempre di alta qualità, considerazioni: aspetti che questa perla di mostra propone ai visitatori e a chi voglia cercare di capire come eravamo (e come siamo diventati).

 

Figura

Il tempo di Signorini e De Nitti

L’ottocento aperto al mondo

nelle collezioni Borgiotti e Piceni

Viareggio, Centro Matteucci per l’Arte Moderna

Fino al 26 febbraio 2017   orari diversi a secondo della stagione (lunedì chiuso)

 

 

http://www.centromatteucciartemoderna.it/

 

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