Berengario da Carpi

Donatella LippiDONATELLA LIPPIProfessore di Storia della Medicina e Medical Humanities, Università degli Studi di Firenze

 

 

 

 Il primo marzo 1875, su richiesta del direttore delle Regie Gallerie Fiorentine, venne iniziata una verifica dello stato delle statue michelangiolesche dell’Aurora e del Crepuscolo all’interno della Sacrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo (Firenze), essendone stato rilevato un cedimento. Questa verifica diventò l’occasione per una ricognizione delle salme di Lorenzo de’ Medici, duca d’Urbino, e di Alessandro, duca di Firenze, morti rispettivamente nel 1519 e nel 1537.

Non era la prima e non sarebbe stata nemmeno l’ultima…

In quella occasione, si decise di interpellare la sezione di scultura della Commissione Consultiva di Belle Arti di Firenze, che, unitamente ad altri esperti, rilevò la presenza di segni di danni nei due angoli della base, restaurati nel corso del tempo, perché nel 1537 vi fu riposto anche il cadavere del figlio duca Alessandro.

A parte l’interesse di questa affermazione, che fa di Alessandro il figlio naturale di Lorenzo de’ Medici duca d’Urbino (e chi scrive è convinta di questa interpretazione), si evidenzia che in quella occasione vennero realizzati anche i calchi in gesso dei due crani, oggi conservati nel Museo del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, sezione di Anatomia dell’Università di Firenze (Figura 1).

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In particolare, il calco del cranio di Lorenzo duca d’Urbino riveste grande interesse da un punto di vista storico-medico, in quanto conserva visibilmente la traccia dell’intervento effettuato dal celebre Berengario da Carpi, quando Lorenzo venne ferito da una palla di schioppetto alla nuca, durante l’assedio di Castel Mondolfo.

Il 26 maggio 1516, infatti, Lorenzo, capitano della Chiesa, e, insieme, capitano de’ fiorentini, era riuscito nell’impresa di pigliare Urbino per conto del papa, con tutto el suo territorio, ma lo spodestato Francesco Maria Della Rovere aveva dato inizio all’azione di recupero del ducato di Urbino già nel febbraio 1517: Lorenzo, che soffriva di sifilide (molto oppressato dalle bolle francesi) dette prova di qualità militari modeste ed ebbe la meglio solo perché l’avversario era finanziariamente molto più debole.

Il 29 marzo 1517, mentre si accingeva alla presa di Castel Mondolfo, però, Lorenzo era stato ferito da una schioppettata nella coloctola.

Durante la convalescenza, che si svolse ad Ancona, Lorenzo venne visitato da numerosi medici e fu operato da Berengario da Carpi (1466 -1530), celebre anatomista dello Studio bolognese, fondatore della Anatomia animata.

Il resoconto di questo intervento è stato riferito dallo stesso Berengario nel trattato De fractura calve sive cranei, edito a Bologna da Gerolamo Benedetti nel 1518, dedicato proprio a Lorenzo duca d’Urbino (Figure 2, 3).

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L’opera segna una tappa miliare nello sviluppo della Chirurgia cranica, in quanto Berengario affronta e descrive tutti i tipi di fratture craniche possibili e, infine, spiega e disegna gli strumenti chirurgici da utilizzare nei diversi casi, tra cui un trapano di sua invenzione.

Berengario dimostrava, così, che era possibile trattare anche le regioni delle suture craniche tramite la prassi consueta di palpazione della piaga, incisione degli ematomi, trapanazione e medicazione.

Nella seconda parte del volume, al capitolo VI, Berengario pubblica la ricetta di un suo medicamento, frutto di un’antica tradizione di famiglia, che ritiene essere miracoloso: si tratta del cerotto umano, una sorta di impiastro a base di mummia umana e varie erbe medicinali, da applicarsi regolarmente sulle ferite, di cui avrebbe favorito la cicatrizzazione.

La disponibilità del calco del cranio di Lorenzo duca d’Urbino, quindi, ha permesso la ricostruzione dell’accaduto, in maniera relativamente precisa, confermando il punto di impatto della palla: quella modesta infossatura, che compare nella zona occipitale, era stata inizialmente interpretata come l’esito di una lesione sifilitica, ma, grazie alla testimonianza del testo di Berengario, ha potuto essere ricondotta agli esiti della ferita di Castel Mondolfo e alla mano del chirurgo.

Lorenzo sopravvisse all’intervento e l’anno successivo, nell’aprile 1518, quando era a capo della Repubblica Fiorentina, sposò Madeleine de La Tour d’Auvergne, contessa d’Auvergne e di Boulogne, ad Amboise, che fu cornice delle feste sontuose organizzate da Leonardo da Vinci.

Maddalena, a soli 19 anni, partorì una figlia, chiamata Caterina, Maria, Romola, il 13 aprile 1519.

Pochi giorni dopo, Maddalena morì per una febbre puerperale e lo stesso Lorenzo si spense cinque giorni più tardi della moglie.

Michelangelo avrebbe realizzato la tomba di Lorenzo nella Sacrestia Nuova del complesso laurenziano.

La piccola Caterina sarebbe diventata regina di Francia.

 

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