ulisse

Ulisse e Penelope

Donatella Lippidi Donatella Lippi

 

 

  

Nostalgia – il termine risale alla fine del Settecento, coniato da un giovane laureando in Medicina all’Università di Basilea per indicare una particolare patologia, che colpiva i soldati lontani dalla patria. Prima, si chiamava mal du pays.

La nostalgia esprime il dolore della lontananza e il conseguente desiderio del ritorno: il tema è presente nel pensiero di Platone e di Plotino, degli Stoici e nel Neoplatonismo cristiano, tanto in Agostino quanto in Dionigi o in Scoto Eriugena, fino a diventare desiderium Dei nel Medioevo cristiano ed Erinnerung nella filosofia hegeliana e nel Romanticismo, come tonalità affettiva fondamentale dell’essere umano, sentimento.

Era già l’ora che volge il disio
ai navicanti e ‘ntenerisce il core
lo dì c’han detto ai dolci amici addio;
e che lo novo peregrin d’amore
punge, se ode squilla di lontano
che paia il giorno pianger che si more…
Dante, Purg. VIII, 1-6

L’origine della nostalgia moderna e della parola “nostalgia” è, però, medica, clinica: per due secoli circa, fino ai primi anni dell’Ottocento, la nostalgia è stata studiata, infatti, come vera e propria malattia.

Il creatore di questo termine, Johannes Hofer, con la sua tesi di dottorato Dissertatio medica de nostalgia (Basilea, 1688), intendeva riflettere dal punto di vista medico sul dolore che affliggeva gli Svizzeri che avevano “perduta la dolcezza della patria”.

Era un concetto nuovo, che necessitava di un nome nuovo: nostos, “ritorno in patria” e algos, “dolore”.

Nel 1835 il termine fu accettato dall’Académie Francaise e si affermò nei Paesi di lingua italiana, inglese e russa mentre in tedesco prese a convivere con il termine Heimweh. Sulla base del concetto rinascimentale di imaginatio laesa, Johannes Hofer riteneva che la nostalgia fosse una malattia dell’immaginazione, un disturbo di rappresentazione del mondo e di se stessi.

Hofer citava due casi, quello di uno studente di Berna, che, trasferitosi a Basilea, presentava i segni della malinconia, febbre e ansia, guarendo nel momento in cui ritornò a casa, e quello di una donna, ricoverata in ospedale dopo un incidente, che, gravemente debilitata, recuperò la salute nel momento in cui i medici decisero di restituirla ai familiari.

Tristezza, sonni agitati, nei quali si rivedono i luoghi del passato, o insonnia, insofferenza e stanchezza, paura, palpitazioni, frequenti sospiri, prostrazione…

Quella che oggi viene chiamata “sindrome di Ulisse”, è conosciuta anche come la “malattia degli immigrati”, in quanto, ai nostri giorni, colpisce prevalentemente gli immigrati regolari, ma soprattutto irregolari, colpiti da disturbi psicosomatici e da somatizzazioni di stato d’ansia, lontani da casa, nostalgici e soli, in molti casi senza un lavoro.

I sintomi sono universali: mal di testa, emicrania, dolori addominali o al torace, perdita di appetito, insonnia.

… mesto sul deserto lido,
Cui spesso si rendea, sedeasi; ed ivi
Con dolori, con gemiti, con pianti
Struggeasi l’alma, e l’infecondo mare
Sempre agguardava, lagrime stillando…
Odissea V, 107-112


Ulisse e Penelope

Richiama il nome della sposa di Ulisse la condizione di donne infelici, che soffrono il dolore dell’attesa e della nostalgia e che, malate della malinconia per i tempi passati, trasformano il loro malessere psicologico in vera e propria patologia.

Come nel caso di Penelope, che per 20 anni attese il ritorno a casa del suo uomo, struggendosi nell’attesa e nella nostalgia, questa patologia coinvolge oggi moltissime donne, soprattutto anziane, che, quando ricoverate per una patologia acuta, auspicherebbero rimanere in ospedale, piuttosto che tornare alla solitudine della loro casa.

Sono donne, il più delle volte vedove e sole, molto fragili, che soffrono spesso di varie morbilità: donne malate di attesa, che loro sanno inconsciamente senza fine, prive di affetti e legami. L’angoscia della solitudine e la paura del vuoto rappresentano timori reali, in un contesto che riesce ad allungare una vita, che, però, sarà solo piena di malanni, pillole e cure.

Anche questa sindrome riflette l’immagine del mondo moderno, dove l’esclusione dal circuito del successo e della salute crea solitudine ed emarginazione, deteriorando anche la vita di relazione ed emotiva.

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