Condutture di acqua potabile in cemento-amianto. È davvero un rischio ?

Gaetano Marchese  Dirigente Medico, specialista in Igiene e Med. Preventiva, Sanità Pubblica e Igiene del Lavoro. Dal 1986 lavora in Sanità Pubblica e dal 1995 presso l’AUSL 10 di FI, è referente di Igiene dell’Abitato e Prevenzione dei Rischi Sanitari di origine Ambientale, occupandosi in particolare della valutazione dei rischi negli ambienti di vita indoor e outdoor da agenti fisici e chimici.

L. Tiracorrendo  Ufc Igiene e Sanità Pubblica e della Nutrizione Asl 10 Firenze.

M.G. Santini Ufc Igiene e Sanità Pubblica e della Nutrizione Asl 10 Firenze.

G. Garofalo  Ufc Igiene e Sanità Pubblica e della Nutrizione Asl 10 Firenze.


Gaetano MarcheseLe principali agenzie internazionali (IARC-OMS, EPA-USA e la CCT Nazionale) classificano l’amianto (o asbesto) come sicuro cancerogeno per l’uomo.
Mentre tale pericolo è accertato per esposizioni inalatorie, per le quali viene stabilito un rischio calcolato, non è ancora accertato il pericolo per altre esposizioni, come quella per ingestione.
In Italia, e nel mondo, nei decenni pregressi è stato ampiamente impiegato il cemento-amianto (CA) come materiale per le condutture di trasporto dell’acqua potabile, tanto che tuttora ne esistono e sono in funzione per migliaia di chilometri, così come lo stesso CA è stato impiegato per i contenitori di acqua potabile nelle case.
Quindi si pone il problema se l’acqua così contenuta e/o condottata possa contenere fibre di amianto, e se dette fibre possano esplicare la loro potenzialità cancerogena anche attraverso l’ingestione.
A riguardo esistono una grande quantità di studi, i quali però non hanno portato ancora ad una valutazione definitiva e univoca del problema.
Studi eseguiti negli scorsi decenni negli USA, in Canada ed in alcuni Paesi nord europei su acque potabili condottate da tubature in CA hanno evidenziato in alcuni casi la presenza di fibre di amianto in concentrazioni variabili da 
< 1 Milione-fibre-litro (MFL) a > 1MFL.

L’Istituto Superiore di Sanità - ISS in collaborazione con 7 Regioni, pur evidenziando che il fenomeno della contaminazione da amianto delle acqua potabili esiste anche in -Italia, mostrano che esso ha dimensioni assai inferiori di quelle osservate negli USA e in Canada.
Un’indagine condotta da ARPAT, Laboratorio chimica clinica Università di Firenze e Acquedotto di Firenze (oggi Publiacqua) negli anni 1995-96, sulla presenza di fibre di amianto nelle acque potabili condottate, interessanti il 48% dei Comuni toscani e riguardante il 61% del territorio regionale, ha evidenziato la presenza di fibre nel 24% dei campioni, in concentrazioni che non superano mai le 38.000 fibre/litro, ma per la gran parte a concentrazioni inferiori al limite di rilevabilità (che è di 1600 f/l), e comunque di alcuni ordini di grandezza inferiori a quelle rilevate negli studi condotti in USA e Canada.
La presenza di fibre è funzione anche della aggressività dell’acqua condottata, intendendo per questa la alcalinità, la concentrazione di carbonato di calcio ed il pH, fattori che condizionano la capacità dell’acqua di sottrarre fibre alla compattezza della conduttura in CA.
Nello studio condotto in Toscana è risultata un’alta aggressività solo in una minima parte (3%) dei campioni.
La concentrazione di carbonato di calcio nell’acqua condottata determina inoltre nel tempo la deposizione all’interno della tubatura di un film protettivo che isola di fatto il CA dal contatto con l’acqua condottata.
È evidente comunque che il progressivo deterioramento dei materiali costituenti le condutture in CA, o le rotture che possono subire, non può che accentuare il fenomeno del rilascio di fibre nell’acqua condottata.
Sostanzialmente irrisolto è però ad oggi, malgrado la pluralità degli studi condotti, il problema se, alle concentrazioni rilevate, l’amianto possa esplicare un’azione cancerogena sull’apparato digerente.
La ricerca di associazione convincente, tra incremento dei casi di neoplasie intestinali e presenza di asbesto nell’acqua potabile, non ha dato finora risposte definitive.
Riguardo alla possibile tossicità dell’amianto assunto per via digestiva, l’Organizzazione Mondiale della Sanità - OMS non ha diramato alcun aggiornamento sul giudizio espresso nel 1996, aggiornato nel 2003 e nel 2011, e consultabile sul seguente link: http://www.who.int/water_sanitation_health/dwq/asbestos.pdf, le conclusioni sono le seguenti:
“Anche se l’amianto è un noto agente cancerogeno per inalazione negli esseri umani, gli studi epidemiologici a disposizione non supportano l’ipotesi che vi sia un aumento del rischio di cancro associato con l’ingestione di amianto in acqua potabile. Inoltre negli studi su animali con somministrazione di amianto nell’alimentazione, non vi sono evidenze di un’aumentata incidenza di tumori del tratto gastrointestinale. Non vi sono quindi prove convincenti che l’amianto ingerito sia pericoloso per la salute e si conclude che non vi sia alcuna necessità di stabilire Linee guida per l’amianto in acqua potabile.”
L’OMS, stigmatizza quindi questa mancanza di correlazione, non indicando la ricerca delle fibre di amianto tra i parametri che caratterizzano la definizione di potabilità delle acque.
Allo stesso modo la legislazione italiana (D Lgs 31/2001) non prevede la ricerca di questo parametro per la definizione di potabilità.
Inoltre, la Direzione Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria dell’ISS in data 26/05/2015, in risposta alla richiesta della Regione Toscana di Linee Guida in materia di tubazioni interrate in CA destinate al trasporto di acqua potabile, conclude che:

“...in applicazione dei dettami dell’art. 4(2)a, del D.Lgs. 31/2001 e s.m.i...

  • non esiste un valore limite su base normativa per fibre idro-disperse di amianto. L’esame della letterature e le più recenti valutazioni dell’OMS indicano infatti che non sussiste necessità di fissare un valore guida sanitario per l’amianto nelle acque destinate al consumo umano, stanti le attuali conoscenze…
  •  …non ritiene che, allo stato, sussistano i requisiti di necessità per indicare un valore di parametro per l’amianto nelle acque destinate a consumo ai sensi dell’art. 11(1)b dello stesso decreto diverso da quello già indicato dall’EPA in 7 milioni di fibre/litro;
  • ritiene opportuno precisare, sulla base delle conoscenze attuali e delle conclusioni a cui sono giunti enti internazionali di riferimento, che la situazione non deve essere percepita come un rischio incombente per la salute pubblica, né per quanto riguarda l’eventuale dose di fibre ingerita, né per la concentrazione eventualmente trasferita dalla matrice acqua alla matrice aria;
  • sottolinea, d’altra parte, l’attenzione alla prevenzione dei rischi da esposizione ad amianto aerodisperso sia dei lavoratori che effettuano manutenzione e/o sostituzione delle tubazioni della rete idrica sia della popolazione generale potenzialmente esposta durante i predetti lavori...
  • …si rende disponibile a supportare i sistemi di gestione idro-potabili per un processo di valutazione di eventuali dati acquisiti nel corso di monitoraggi sul territorio nazionale, al fine di una possibile definizione di valori di riferimento utili ad evidenziare valori anomali su base territoriale. La stessa base dati potrebbe altresì essere condivisa a livello europeo per il medesimo obiettivo.”

Del resto la normativa sulla cessazione dell’impiego dell’amianto (L.257/92) non vieta l’utilizzo dei manufatti in CA al momento in opera, comprese quindi le condutture in Eternit, prescrivendone la manutenzione e la sostituzione a seconda del grado di deterioramento.
È evidente che la presenza di materiali in CA, specie se a contatto con acqua potabile, rappresenta un rischio potenziale di diffusione ambientale, per aerodispersione, di materiale sicuramente cancerogeno per inalazione, e che le fibre di asbesto veicolate dall’acqua si possono diffondere una volta evaporata l’acqua che le veicolano.
Quindi è necessario che le condutture in CA vengano per quanto possibile sostituite con altro materiale idoneo, ma non si ritiene che allo stato attuale la presenza delle condutture in CA per il trasporto dell’acqua potabile rappresenti un problema rilevante di sanità pubblica.

FAQ – Asl Modena
Quali sono i parametri ricercati per definire la potabilità dell’acqua, quali le normative e fra i parametri è prevista la ricerca delle fibre di amianto?
La potabilità dell’acqua è valutata attraverso la determinazione dei parametri elencati nell’Allegato I al Decreto Legislativo 31/2001, attuazione della Direttiva Comunitaria 98/83 CE concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano. Tra questi parametri non è prevista la ricerca delle fibre di amianto in quanto, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, non esiste alcuna prova seria che l’ingestione di amianto sia pericolosa per la salute. Questo concetto è contenuto nelle “Linee guida sulla qualità dell’acqua potabile” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2011); pertanto né l’OMS né l’Unione Europea hanno ritenuto necessario fissare limiti di concentrazione per le fibre di amianto nell’acqua potabile.

2) L’acqua che contiene fibre di amianto è potabile?
L’acqua potabile, oltre a rispettare i limiti previsti per i parametri elencati nell’Allegato I al Decreto Legislativo 31/2001, non deve contenere sostanze in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana. Sebbene l’amianto ingerito con l’acqua non costituisca un pericolo, è stata valutata la possibilità che l’amianto, eventualmente contenuto nell’acqua, possa contribuire ad aumentare il livello di fondo delle fibre aerodisperse e quindi il rischio legato alla possibile assunzione per via inalatoria. A questo proposito, esistono indicazioni americane (EPA, Environmental Protection Agency, 2012) che prevedono di non superare il valore di 7 milioni di fibre/litro. In questo ambito di concentrazione l’acqua è potabile.

3) Acqua che contiene fibre di amianto può costituire un problema quando si fa la doccia o si lavano i piatti per la dispersione nell’aria di queste fibre?
Alle concentrazioni comunemente rilevate le fibre di amianto eventualmente contenute nell’acqua non rappresentano un pericolo. Il pericolo di assunzione per via inalatoria potrebbe essere considerato in caso di concentrazioni particolarmente elevate, oltre i 7 milioni di fibre/litro.

4) Le tubature per l’acqua potabile in cemento amianto vanno sostituite obbligatoriamente?
Con l’entrata in vigore della Legge n. 257 del 27/3/92, che detta le norme per la cessazione dell’impiego dell’amianto e per il suo smaltimento controllato, è stato vietato l’utilizzo del cemento-amianto per le nuove strutture senza prevedere l’obbligo di rimozione o sostituzione di quelle esistenti. Il DM 14/5/96 richiama la necessità di valutare lo stato di conservazione dei manufatti in cemento-amianto, per decidere sulla opportunità della loro sostituzione.

 

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