Questa fu l’alluvione del ‘66

Ci piace ricordare l’alluvione di Firenze attraverso la poesia scritta in quegli anni dalla 
poetessa Nora Rosanigo, responsabile anche per molti anni della rubrica letteraria de “Il Medico d’Italia” e di “Federazione Medica, e pubblicata da Giovanni Turziani, Presidente dell’Ordine di Firenze dal 1963 al 1988, nel suo libro “Ricordi e fantasie”.
Una sensibilità poetica tutta al femminile che fa rivivere a molti di noi le emozioni, le sensazioni, gli interrogativi di quei giorni e che la sensibilità del non dimenticato Presidente Turziani ci dà l’opportunità di offrire a tutti i medici.

 

Non erano cicogne ma uomini

Figura

 

Figura

appollaiati sui tetti delle case sommerse
immobili zattere in un mare senza riva.

Non erano cicogne e non facevano il nido
ma donne bagnate di pianto
le braccia protese ai salvatori
un arco teso tra cielo e fiumea colpire la pietà e bambinie vecchi pietrificati.

 

Scivolano cadaveri gonfi di morte
rotolano tutte le cose perdute
amputate martirizzate.
Il fango è uno scultore diabolico
l’acqua turbolenta non più francescana sorella
ma matrigna e ladra penetra impunita ovunque
e tutto ruba anche alla morte le sue prede.

Piangono le corone degli angeli porporina e nafta
le piaghe di Cristo in croce la piena ha riaperto
e non v’è che cicuta
a dissetare la sete umana di dolore.
L’Arno con torbida passione ha ucciso
amante folle la sua innocente Firenze
e Venezia ricamatrice di destini
il mare ha trafitto con le sue gondole vuote.

In tutte le terre affogate i fiumi violentihanno gettato il seme della fame.

Per giorni e giorni, per notti e notti
torbide acque hanno assediato le case 

Figura

Figura

mentre gli alberi spogli a rami levati
come soldati disarmati
chiedevano resa senza condizioni
bandiere bianche le camicie dei morti

Il vento ha risposto ululando come lupo affamato
tra tenere pecore indifese
per una strage inconsulta e senza fine.
Quando infine la luna sazia ha richiamato
le acque del mare e dei fiumi
il silenzio ha riempito il vuoto di stupore
e le stelle il cielo di lagrime.

E voi uomini che potevate fare
se non prendervi per mano e andare smarriti
distrutti tra le macerie
liberi ormai dalla paura ma legati
a un destino di fango e di fraterna solidarietà?

 

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