Vincenzo Borghini in Tomerello

Una lettera a Giorgio Vasari in Firenze (lettera del 3 ottobre 1567)

GIOVANNI BACCI, medico di medicina generale, Campi Bisenzio.

Il collega Giovanni Bacci, da tempo studioso di storia e di storia della medicina, soprattutto rapportate al suo comune di nascita e di professione, ha ritrovato questo interessante documento inerente l’attività di uno spedalingo fiorentino in un antico brefotrofio del Cinquecento sito proprio in Campi Bisenzio.


N° d’ordine 702
Data 3 10 1567
Intestazione: VINCENZO BORGHINI IN TOMERELLO1
A GIORGIO VASARI IN FIRENZE
Segnatura; ASA, AV, 14 (XLVIII), c. 52

Fonte: Magnifico messer Giorgio

Giovanni BacciVoi vedete, le disgrazie sono apparecchiate per tutto e quando l’uomo manco le pensa. Nè mai mi intervenne il più strano caso, e chi mi volessi dimandare come passasse, non lo scapperei dire, perché mi venne una vertigine in un girar che fece la mula, che rimasi senza lume de’ l’occhi e senza conoscimento, né seppi quel che seguissi di me, se non poi ch’io mi trovai ritto da un mio fratello e mio nipote. La percossa  venne a essere ragionevole rispetto alla gravezza tutto il corpo, e fu ne l’osso, ove si congiungono le gambe e sotto il fianco, e mi è doluto assai bene, et ora quando sto fermo, non lo sento; ma svolgendomi o muovendomi mi duole, ma ogni dì meno. Et è necessario, che così sia per le tante commettiture d’ossa che vi sono et intrecciatura di nervi e di muscoli, consistendo quivi il principale moto di tutto il corpo: e così ho imparato a ragionare de’ muscoli senza essere dipintore.
Sommi cavato sangue, non per bisogno che per questo accidente proprio me ne paressi avere, ma perché in su questa occasione ho disegnato fare quel che questo anno ho già cominciato due volte, cioè purgarmi; e sogliola fare bene spesso col trarmi la prima cosa sangue. Tasche, e per questa occasione e per soddisfare a questi miei che lo desideravano, io l’ho fatto.
Stammi quietamente: et da quel poco di dolore in fuori, quando io m’agito, mi pare stare meglio che io stessi mai. Percossi anno un poco il capo come dir di balzo; ma fu tanto poca cosa, che nel principio sentii pochissimo dolore et ora non punto. Eccovi detto di me quel che si può dire.
Quanto al venire faresti errore, avendo la consorte nel letto: però non pigliate questo disagio, sebben sempre m’è gratissima la presenza vostra, come sapete; et qui è Lorenzo, mio fratello, e non manca de l’altri.
Il principio di quella vita l’ho qui appresso di me e me la sono proposta per spedirla la prima cosa, se io potrò scrivere, che mi pare  per ancora  potere malvolentieri; ma da domani in là vi dirò qualcosa.
Ho grande piacere di quel che mi scrivete del cartone; e carissimo mi sarà quando saprò quei particolari che m’accennate. E per ora non sarò più lungo, et Dio con voi.
Di Torello il dì 3 d’ottobre 1567.
Tutto Vostro
Don Vincenzo Borghini2
Al Magnifico messer Giorgi Vasari mio osservandissimo in Firenze.

NOTE
1    La Villa di Tomerello, meglio conosciuta come Villa Permoli e ora “Hotel 500”, per tre secoli (dal 1558 al 1841) è stata di proprietà dell’Ospedale degli Innocenti come brefotrofio ed ha ospitato tantissimi orfani, molti dei quali adottati dalle famiglie campigiane (questo spiega perché a Campi ci sono tanti cognomi del tipo: Degli Innocenti, Degl’Innocenti, Innocenti, Nocentini…)
2     Don Vincenzo Borghini (1515-1580) è Spedalingo dell’Ospedale degli Innocenti dal 1552 e, al momento in cui scrive, si trova a Campi, proprio nella Villa di Tomerello. Le sue cariche sono molteplici e, oltre ad essere “direttore” dell’Ospedale degli Innocenti, è un filologo e uno storico coltissimo attivo alla Corte di Cosimo I e poi a quella del figlio Francesco; ha chiosato il Decamerone, è luogotenente presso l’Accademia del Disegno ed è grande amico di Giorgio Vasari, a cui fornisce i soggetti per molte decorazioni (Salone dei Cinquecento, Studiolo di Francesco I, Cappella Paolina, facciata del Palazzo Ramirez de Montalvo…). È proprio l’amico Giorgio Vasari che lo introduce alla Corte Medicea.

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