Il Museo della Sanità pistoiese. Ferri per curare

ESTHER DIANA, architetto, è direttrice del Centro di Documentazione per la Storia dell’Assistenza e della Sanità e coordinatrice della Regione Toscana per i patrimoni storici delle aziende sanitarie. Si occupa di storia strutturale, patrimoniale e sociale degli ospedali tra XIV e XIX secolo. Ha curato mostre finalizzate alla valorizzazione del patrimonio artistico ospedaliero.


Esther DianaIl complesso ospedaliero del Ceppo di Pistoia, fondato nel 1277, ha concluso la sua attività nel 2013 con l’inaugurazione, in località Volo, del Policlinico S. Jacopo.
Al di là della storia dell’ospedale, ampiamente conosciuta, è interessante il progetto di riqualificazione del complesso in chiave museale attualmente in corso. Un progetto ancora in buona parte da scrivere dagli organi preposti (Azienda USL Centro, Comune di Pistoia, Regione Toscana) ma che ha avuto già un significativo risultato.
Ancora oggi il Ceppo si identifica nel loggiato e nel fregio in terracotta invetriata raffigurante Le sette opere di Misericordia, commissionato dallo spedalingo di Santa Maria Nuova Leonardo Buonafé nel 1512 e a cui lavorarono, a più riprese, artisti quali Benedetto Buglioni, Giovanni della Robbia, Santi Buglioni e Filippo Paladini.
Nella Pistoia città della Cultura 2017 il fregio emerge in tutta la sua bellezza grazie ad un recente restauro che assegna all’ex complesso ospedaliero un ruolo emblematico per la definizione di un sistema museale cittadino.
Un primo nucleo museologico è stato inaugurato nel 2015 con la sezione de “Il Museo della Sanità Pistoiese. Ferri per curare”. Il recupero della volumetria novecentesca della corsia di S. Jacopo e il restauro delle pitture murali a forma di conchiglia, nei colori del rosso e del verde quali antichi capoletto dei malati, ha consentito di fruire di un ambiente adeguato per l’esposizione della raccolta della strumentaria medica (Figura 1).
Un corpus di oggetti (datato tra XVII e XIX secolo) di cui esistevano solo elenchi riferiti alle otto bacheche a muro entro le quali erano stati conservati fino a questo momento. Il primo atto, dunque, è stato quello di avviare la loro catalogazione (mediante scheda ministeriale PST) curata dal Centro di Documentazione per la Storia dell’Assistenza e della Sanità.
Si è costituito un gruppo di lavoro composto – oltre che dai referenti dell’ex Azienda USL3, oggi distretto dell’Azienda USL Toscana Centro – dai referenti di zona della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le provincie di Pistoia e Prato (Maria Cristina Masdea, Valerio Tesi), da Lisa Di Zanni del Comune di Pistoia, a cui di recente si è aggiunta Elena Testaferrata sempre del Comune di Pistoia, da Claudio Rosati – già coordinatore per l’organizzazione del Sistema dei Musei di Pistoia – e dalla sottoscritta.
L’intento del gruppo di lavoro è stato quello di creare una esposizione flessibile, aperta a future implementazioni e modifiche. Un progetto improntato all’interdisciplinarietà entro cui i vari argomenti storici di contesto (storia sociale e geo-morfologica del sito, evoluzione dell’architettura e suo rapporto urbano, testimonianze artistiche, ecc.) si possano embricare con la storia dello strumento esposto.
Gli strumenti (circa 270 pezzi compresi gli accessori) si presentano – ad eccezione di poche cassette – ‘sciolti’, ovvero non contenuti in appositi contenitori. Una circostanza che avvalora un uso del ferro condiviso fra più operatori. La fattura appare generalmente di livello elevato; non è infrequente l’uso di materiali nobili quali l’ebano, l’argento, l’avorio. In alcuni casi si rasenta la raffinatezza con decorazioni particolari delle impugnature (forgiate in forma di strumento musicale o di liuto) o con particolari incisioni recanti la firma del costruttore, la data o, come nel caso di una lancetta per salasso, un leggiadro volto femminile.
Lo strumento medico è una delle tipologie di oggetti più difficili da musealizzare.
Finalità d’uso, materiali, personaggi preposti al suo utilizzo trasmettono emotività e tensioni che limitano l’approccio dei visitatori, specie quelli delle fasce della scuola dell’obbligo. Molta attenzione è stata riposta ad abbinare l’esposizione ad “intermezzi didattici” che, modulandosi ad un pubblico di interlocutori differenziato, riuscissero a “raccontare” la storia dello strumento sdrammatizzandone gli aspetti più cruenti. Questi intermezzi hanno trovato nelle applicazioni digitali un ottimale sistema di comunicazione (vedi Figura 1).

museo Figura 1
Infatti, accanto alle postazioni informatiche demandate a fornire nozioni sulle materie e sui materiali esposti, il Museo ospita tre “momenti” formativi rivolti a tre età scolari nell’intento di facilitare la comprensione offrendo, nel contempo, possibilità per ulteriori approfondimenti cognitivi.
Il primo di questi intermezzi è la proiezione di un “dialogo impossibile”: è stato immaginato che due medici pistoiesi, entrambi professionisti al Ceppo ma vissuti in secoli differenti – Sebastiano Marcacci (1618-post 1690) e Filippo Pacini (1812-1883) – si incontrassero ed iniziassero a confrontarsi sulla loro professione, sulle loro ambizioni, sugli ambienti di lavoro in cui si trovarono ad operare, sui successi o, viceversa, sulle loro frustrazioni. Un dialogo svolto da due attori in abiti delle rispettive epoche, che introducono argomenti passibili di approfondimento come il contagio, l’opportunità del microscopio per conoscere l’eziologia delle malattie, i caratteri dello svolgersi della professione medica e del ricovero ospedaliero.
Il secondo intermezzo si rivolge, invece, ad un pubblico adulto essendo di cognizione più difficile anche se molto stimolante. Si tratta dell’applicazione digitale dell’Anatomiae Universae Icones di Paolo Mascagni (1755-1815) nell’edizione Capurro del 1823. Un Atlante in cui è raffigurata la figura umana (un uomo alto 175 cm) in posizione anteriore e posteriore per “strati”: il primo strato è dedicato ai muscoli, vasi e nervi superficiali; il secondo, ai muscoli, vasi e al sistema nervoso più profondo; il terzo ai muscoli, alle vene e alle arterie; il quarto, infine, allo scheletro. Ogni tavola colorata è corredata da una controfaccia in bianco e nero quale legenda.
La particolare e assolutamente difficile strutturazione del testo ne fa occasione di introduzione a temi di storia della medicina quali l’importanza della manualistica nella formazione del medico, il progresso degli studi sulla fisiologia degli organi, le scoperte dei “grandi” medici, senza dimenticare il legame tra artista e medico, ovvero tra Arte e Scienza.
Tuttavia, non si è voluto escludere del tutto i visitatori più piccoli inserendo nella stessa postazione dell’Atlante un gioco interattivo mirato al corretto posizionamento degli organi all’interno del corpo umano. La correlazione tra il “bel disegno” dell’Atlante colorato e il gioco consentirà all’insegnante preparato di introdurre il bambino alla conoscenza degli organi e alle prime nozioni fondamentali sulla fisiologia umana.
Ma il Museo della Sanità Pistoiese non è una realtà conclusa. La disponibilità dell’Azienda a concedere nuovi locali consentirà a breve, infatti, di implementare l’allestimento con quelle testimonianze artistiche ed oggetti che, per ragioni di spazio, non sono stati ancora esposti. Questi locali consentiranno, di predisporre una lettura più articolata dell’attuale percorso introducendo nella sequenza filologica degli argomenti il rapporto tra istituzione e Città e la storia artistico-tipologica dell’apparato plastico del fregio. Quest’ultimo, in particolare, verrà a costituire uno dei settori privilegiati del Museo. Ancora una volta, sarà il dialogo tra elemento reale ed applicazione virtuale a rivestire il ruolo di protagonista. Infatti, al di là dell’esposizione di reperti ceramici non inseriti nel fregio, la riproduzione digitale dell’intero apparato scultoreo lo proporrà quale libro da “sfogliare” o da “scorrere” mediante applicazioni touch screen che favoriranno una visione ravvicinata dei particolari, fornendo, nel contempo, informazioni sui caratteri storico-artistici, sociali, medico-assistenziali e tecnologici attinenti al manufatto. A questa “cornice”, squisitamente cognitiva, verrà affiancato un laboratorio didattico di modellazione digitale della ceramica.

museo Figura 2
Infine, verrà proposta una “storia medica” di oggi: quella del rilevante contributo offerto dalla psichiatria pistoiese con il medico Agostino Sbertoli che nel 1868 fondava l’ospedale psichiatrico omonimo sulle colline prospicienti Pistoia. La scelta di introdurre questo “brano” di storia della medicina contemporanea vuole essere anche uno sprone al recupero di un patrimonio architettonico, naturalistico, sociale e sanitario attualmente in completa rovina. Una carrellata di immagini storiche (forse lo stesso lungometraggio L’ospite realizzato dalla regista Liliana Cavani nel 1971) supporteranno, in versione muta (per non interferire con i visitatori concentrati sulla visione degli strumenti) l’esposizione di ciò che ancora oggi resta di quel luogo a livello di strumentazione e suppellettili.

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