Lo Spedale de’ Pazzi di Fregionaja in Lucca: vicende storiche ed edilizie

Un’altra antica struttura che ha un posto di rilievo nella storia dell’assistenza psichiatrica, come spesso accade, si trova abbandonata quando potrebbe svolgere ancora operazioni di grande utilità sociale.


Parole chiave: manicomio, Illuminismo,cura, legge, delinquente

FRANCO BELLATO, già Vice Presidente della Fondazione Mario Tobino, Lucca.


bellatoHo letto con piacere su “Toscana Medica” n.7/2017, il lavoro dell’Arch. Esther Diana sull’architettura manicomiale in Toscana e la disamina storica ed edilizia relativa a Firenze, sulla Pia Casa di Santa Dorotea e la Pazzeria dell’Arcispedale di Santa Maria Nuova. Queste Istituzioni furono dovute a Casa Medici e ai Granduchi Asburgo Lorena succeduti dopo Anna Maria Luisa Medici, Elettrice Palatina, e grazie allo studio e al lavoro di illuminati medici fiorentini.
Un posto di rilievo merita la Repubblica di Lucca, aperta alle idee illuministe e razionaliste, che nel 1758 iniziò la pubblicazione, prima in Italia dell’Encyclopédie ou dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers par Denis Diderot et Jean d’Alembert, a cura del patrizio Ottaviano Diodati per i tipi di Vincenzo Giuntini, continuando la tradizione culturale manifestata nei secoli XVII e XVIII verso le idee riformiste e calviniste. I Consoli della Corte dei Mercanti, che aveva il patronato dello Spedale della Misericordia e di San Luca, nel 1757 fecero una relazione sullo stato indigente della istituzione sanitaria per il Consiglio Generale dello Stato e proposero di “ricorrere a Sua Santità per domandare che le rendite di qualche luogo pio venissero applicate allo Spedale”.
Nel 1769 il nobile Attilio Arnolfini, matematico, idraulico, uomo di governo non chiuso nel passato, ma aperto allo spirito illuministico, confermò al Consiglio Generale la relazione del 1757, chiedendo l’istituzione di un Albergo per i Pazzi, come aveva fatto Firenze con Santa Dorotea nel 1643 e nel 1688 con la Pazzeria di Santa Maria Nuova.

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Il Consiglio Generale approvò con Riformagione Segreta del 5 maggio 1769 e deliberò che la “soppressione del Monastero di Fregionaja con le rendite incamerate potrebbe intendersi adatto al bisogno, con obbligo di ricevere e mantenere i Pazzi della città e dello Stato”.Papa Clemente XIV Ganganelli con le Bolle Bonus ille Pastor e Alia pro parte dilectorum filiorum del 1770, soppresse la Congregazione dei Canonici Regolari Lateranensi di S. Maria di Fregionaja e concesse in enfiteusi perpetua tutti i beni allo Spedale di San Luca e della Misericordia. Fregionaja, frazione oggi Maggiano, era stata Casa Madre della Congregazione fondata nel 1406 ed ebbe da Papa Eugenio IV Condulmer la cura della Cattedrale di Roma, San Giovanni in Laterano, da cui il nome di Lateranensi del S.S. Salvatore.

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I Consoli trasformarono dal 1772 al 1775 il Convento in Spedale per i Pazzi e Lorenzo Bartolini, Rettore dello Spedale di San Luca, mandò a Firenze alcuni serventi destinati alla custodia dei pazzi, per apprendere tutto ciò che era opportuno presso Santa Dorotea. Il medesimo Rettore sulle notizie avute dai serventi dettò il primo regolamento e lo fece scrivere nel Libro dei Ricordi di Fregionaja. Lo Spedale era costituito dagli edifici conventuali quattrocenteschi del Chiostro che fu diviso in due parti per la sezione Uomini e quella Donne, dal Chiostrino con puteale, dalla Chiesa di Santa Maria di Fregionaja e dai corpi di fabbrica adiacenti con giardino; al piano superiore Archivio, Biblioteca e Museo, al piano inferiore Segreteria e Direzione. Nell’Atrio vi sono due lapidi: una ricorda i lavori di restauro che furono effettuati nei primi del Cinquecento dopo un secolo dalla apertura del Convento, l’altra fondante lo Spedale de’ Pazzi mostra queste parole: Locum hunc / Clemens XIV Pont. Max. / ut qui a mentis insania laborant / in eo recipiantur et alantur / nosocomio Misericordiae / anno Salutis MDCCLXX: Senatu petente adiunxit / Laurentius Bartolinius patr. luc. / eiusdem nosocomii rector / hoc Pontificis et Senatus pietati / monumentum posuit. Nel Libro dei ricordi si legge: “il 20 aprile 1773 fu aperto lo Spedale con avergli mandato tutta la famiglia di servizio, il Custode e il Cerusico”.
Il giorno dopo furono trasferiti dalle carceri di Torre, che si trovavano nell’attuale piazza Napoleone I, 11 pazzi a Fregionaja dagli Esecutori di città, riconoscendo essere gli alienati degni di cura e non più di pene carcerarie. Il Custode e il Chirurgo infermiero, che era il responsabile sanitario, rispondevano al Rettore e al Medico dello Spedale della Misericordia e di San Luca.

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L’Albergo dei pazzi nacque come specialità di San Luca e la Medicina entrò a Fregionaja, seguendo la patologia generale del tempo. La scienza settecentesca considerava le “nevrosi” parte della medicina generale: le manie e le melanconie ripetono a livello di funzioni cerebrali la stessa opposizione esistente fra le febbri (alterazioni di tutto l’organismo) e le flogosi (alterazioni locali di un organo). Lucca iniziò con grande significato e valore l’assistenza ai folli come Firenze dove, dopo Santa Dorotea e la Pazzeria una nuova struttura venne destinata a ricovero e cura dei pazzi, con ordinanza del 1785 del Granduca Pietro Leopoldo. Nel 1788 Vincenzo Chiarugi inaugurò lo Spedale di Bonifazio e fu Primo Infermiere e Medico curante. L’anno dopo scrisse il Regolamento dei Regi Spedali di Santa Maria Nuova e di Bonifazio, trattato teorico che dettava le linee – oggi diremmo guida – per la cura dei folli. Parigi nel 1793 apre con Philippe Pinel, incaricato dal Comitato di Salute Pubblica (Robéspierre, Saint Just e Couthon), Bicètre dopo averla trasformata da maison de force a Spedale per alienati. A Fregionaja si tenne un registro clinico, Il giornale dei pazzi, dal 1773 al 1807 poi confluito nella Regia Direzione degli Ospedali ed Ospizi sotto il Principato di Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone I. Il Buonaccorsi che fu il primo Direttore seguì i dettami di Philippe Pinel e del suo Traitement moral. Fino al 1850 il registro era ben tenuto, poi è andato disperso, ma il Direttore Cappelli ne fece una trascrizione a repertorio nel 1883. A metà Ottocento il Direttore Neri, a causa del continuo incremento dei degenti, fece costruire le ali Est e Ovest che si collegavano con scale sul pendio della collina all’edificio storico conventuale. I padiglioni erano a pettine, secondo i criteri architettonici del tempo, in numero di due per ala. Questo alienista propose anche l’apertura di un reparto specialistico nell’Ospedale civile di Lucca, ma l’Amministrazione non accettò la proposta e Neri se ne andò a Siena. Sarebbe stata una realizzazione attualissima un secolo avanti circa l’Istituzione dei Servizi Psichiatrii di Diagnosi e Cura. Con la Legge n. 36 / 1904 voluta da Giovanni Giolitti e il Regolamento attuativo del 1909, il Manicomio divenne come gli altri Ospedale-Paese, ospitò malati non solo della Provincia di Lucca ma anche di quelle limitrofe. Arrivò ad accogliere oltre 2000 pazienti, assumendo per carenza di personale più il compito custodiale che quello sanitario sotto le due figure del Direttore e del Procuratore del Re. Tuttavia si applicava il no-restraint e per studi e apertura umana si segnalarono i medici: Vedrani, Paoli, Pfanner fino al Direttore Lippi-Francesconi fuggito nella Certosa di Farneta, poi catturato e ammazzato dai Nazifascisti a Massa per avere aiutato ebrei, partigiani, rifugiati politici e per curare i folli che per quella barbara ideologia dovevano essere eliminati. Mario Tobino, primario della Divisione Donne, resse l’Ospedale con Giovanni Giordano dal 1955 al 1958 quando arrivò il Direttore Gherarducci. Dette grande impulso al miglioramento edilizio e di servizi dell’ospedale, coinvolse i malati nel tessuto sociale, aprì al mondo esterno anche con esperienze mutuate dalla Francia: Centro sociale, convegni di Psichiatria, Festival della canzone, la Chiesa officiata dai Cappuccini, aperta alla popolazione dell’Oltreserchio, ecc. La Legge 431/1968, merito del Ministro della Sanità Luigi Mariotti, che introdusse con l’art. 4 la possibilità di ricovero volontario e non solo d’autorità con Ordinanza di Polizia, trovò Lucca preparata con una serie di Centri di Igiene Mentale attivi su tutto il territorio. Sotto la richiesta del referendum radicale per l’abolizione dei Manicomi, la Legge 180/1978, impropriamente definita Basaglia, relatore il collega On. Bruno Orsini, Sottosegretario alla Sanità, inserita nella Legge 833/1978, avviò l’ultima fase dell’O.P.P. di Fregionaja, chiuso nel 1999 dopo un periodo di abbandono con nocumento per i malati e le loro famiglie e perdita del patrimonio culturale per furti e saccheggi. Dopo la morte di Mario Tobino nel 1991, che tanto ha sofferto per la fase di passaggio, la Provincia di Lucca con due medici e la famiglia ha costituito insieme a USL e Comune di Viareggio la Fondazione per tutelare la figura e l’opera del grande psichiatra medico e scrittore e per promuovere approfondimenti psichiatrici, psicologici, storici ed iniziative tematiche di largo profilo. Dopo una fase brillante di avvio e di riconoscimenti sul piano internazionale, la Fondazione vive una fase statica minoritaria per problemi politici e tecnici. È necessario che gli edifici storici, vincolati dalla Soprintendenza, siano restaurati ed adibiti ad usi propri come è stato fatto per Casa Medici, Sede della Fondazione. Gli edifici nella valletta sotto la collina bene sono stati assegnati all’Università di Pisa per il Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche, altri per Hospice per malati terminali, altri per attività distrettuali. È importante in Toscana che vi siano rapporti, interventi, proposte affinché al pari di Firenze e altre strutture ex manicomiali possa essere valorizzato al meglio e non disperso e abbandonato un grande patrimonio.

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Un appello a tutti i medici, tramite “Toscana Medica”, a conoscere e promuovere, valorizzare e tutelare quanto sopra, parte della Storia della Medicina nella nostra Regione.

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