Il Cardinale Guglielmo Massaja, Padre del Fantatà

PIER LUIGI TUCCI, Pediatra, Firenze.


Pier Luigi TucciMentre abbiamo quotidianamente sotto gli occhi le perplessità di alcuni sulla non necessarietà delle vaccinazioni al fine di eradicare malattie infettive delle quali in molti casi si è perduto, proprio grazie alle vaccinazioni, il ricordo della loro gravità, è utile ricordare quanto al riguardo ha fatto nel XIX secolo un Frate Cappuccino divenuto vescovo e cardinale, Guglielmo Massaja, durante la sua missione in Africa, descritta e raccontata nei suoi volumi “I miei trentacinque anni di missione nell’Alta Etiopia”. Cardinale che soggiornò alcuni mesi a Firenze nel 1886 presso il Convento dei Padri Cappuccini di Montughi, e al cui nome è intitolata la strada che da via Vittorio Emanuele (di cui fu per un periodo assistente spirituale) sale al colle di Montughi.
Dopo aver ricevuto il presbiterato a Vercelli, il 16 giugno 1832, terminati gli studi divenne cappellano dell’Ospedale Mauriziano di Torino (1834-1836), dove apprese preziose nozioni di base di medicina e chirurgia, che gli tornarono molto utili durante il suo apostolato in Africa.

 

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Lasciata l’Italia nel giugno 1846, raggiunge gli Oromo solo dopo sei anni e mezzo, risalendo il Nilo, infestato dai coccodrilli, e attraversando il deserto fra tempeste di sabbia, travestito da mercante arabo. Nei suoi trentacinque anni di missione si contano otto traversate del Mediterraneo, dodici del mar Rosso, quattro assalti all’impenetrabile fortezza abissina dall’Oceano Indiano e dal Sudan, quattro esili e altrettante prigionie, che costituiscono il consuntivo di quella sua missione che lo annovera tra i maggiori apostoli della cristianità. Ecco il suo autoritratto ricavato da una sua lettera: “Sappiano che qui il vescovo si chiama Guglielmo, Guglielmo il segretario, Guglielmo tutti i curiali, Guglielmo il medico, il maestro di scuola; non basta, Guglielmo è anche il muratore, il sarto, il falegname, il fabbro ferraio, con tutto il resto che possono immaginare”. Istituisce opere assistenziali e scrive per quei popoli la prima grammatica della loro lingua, fino ad allora soltanto parlata. Fonda la missione del Gudrù (1852); dell’Ennèrea (1854); del Kaffa e di Lagàmara (1855) e dello Scioa-Finfinnì (1868).

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La Missione di Finfinnì aveva una circonferenza di tre chilometri quadrati ed era situata sull’altipiano a 2.400 metri perché pieno di eucalipti e ricco di acqua sorgiva, e quindi luogo ideale per la semina e le coltivazioni agricole. Venti anni dopo, nel 1889, l’imperatore Menelik scelse questo luogo per farne la capitale del suo regno con il nome di Addis Abeba (ovvero Nuovo Fiore).
Ma perché il Cardinal Massaja fu chiamato Padre del “Fantatà”?

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 “Fantatà” è la traduzione in lingua galla del vaiolo, il morbo micidiale che produceva migliaia di vittime. Tra gli indigeni si riteneva che il vaiolo, come altre malattie, fosse il prodotto di un genio malefico che soltanto un altro genio più potente e buono era in grado di contrastare. Per curarlo, il Cardinal Massaja, servendosi della pratica medica acquisita presso l’Ospedale Mauriziano, introdusse l’uso del vaccino e venne per questo acclamato padre del “Fantatà”, cioè padre del vaiolo.

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Dal primo dei suoi volumi riportiamo l’indice del capo VIII che esprime sinteticamente quanto la vaccinazione contro il vaiolo abbia avuto rilevanza nel suo apostolato, quanti e quali ostacoli abbia incontrato, e quali risultati abbia avuto, e un disegno che lo raffigura mentre vaccina.

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