Ex-Multis Unum

FERNANDO PRATTICHIZZO, Dirigente Medico di Medicina Interna, Empoli, Azienda Sanitaria Toscana Centro.

Il pensiero umano ha consapevolezza dell’unicità del corpo, ma nell’era attuale l’incertezza nella pratica clinica causa eccessiva variabilità di cure e difficoltà di appropriatezza.
Il proliferare di professioni sanitarie e di specializzazioni, sia nel campo della Medicina Scientifica che Complementare, rischia di mettere alle corde la decisione clinica, che riguarda alla fine un unico corpo.

 

Parole chiave: clinica, terapia, responsabilità professionale, letteratura, postmedicina

Fernando PrattichizzoDa molti secoli il pensiero umano ha consapevolezza dell’unicità del corpo. Nel 494 a.C. sull’Aventino Menenio Agrippa pronunciò ai plebei in rivolta il famoso apologo, in cui spiegò metaforicamente l’ordinamento sociale, confrontandolo proprio al corpo umano, in cui i vari organi sopravvivono soltanto se collaborano tra di loro. Nel 55 d.C. a Efeso San Paolo scrisse la prima lettera ai Corinti, in cui ricordò che “il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo”. Questa convinzione deve sempre ispirare l’opera del medico. Nel 1928 Giovanni Papini ebbe a biasimare aspramente la condotta del medico nel suo Rapporto sugli uomini: “L’interesse del medico non è di guarire ma di far vivere; d’attenuare i mali ma nello stesso tempo di moltiplicarli. La natura, violentata in un punto, si vendica su altri; e siccome i farmaci sono spesso rimedi e veleni insieme son più le malattie che il medico dà di quelle che toglie. Per giovare davvero dovrebbe conoscere, non tanto le malattie in generale, quanto la persona che ricorre a lui: conoscerla tutta, anima e corpo, nel suo passato e negli ascendenti, nella vita di tutti i giorni e nei segreti più vergognosi, ed averla seguita e osservata per anni e anni, senza stancarsi, per prevedere le minaccie e antivedere i pericoli. Il vero medico dovrebbe essere il compagno indivisibile del sano: quando giunge presso il malato, quasi sempre ignoto, è troppo tardi”. Sull’argomento anche Ennio Flaiano (1910-1972), lo scrittore più saccheggiato al mondo per i suoi aforismi ed epigrammi, segnalò che “l’evo moderno era finito ed era cominciato il medioevo dello specialista. Oggi anche l’imbecille deve specializzarsi”. La moglie Rosetta raccontò che si era fatto visitare soltanto una volta, dal medico personale di Togliatti, ma la visita andò male. Dopo averlo chiamato per tre volte con un nome sbagliato, Flaiano fu colto da un’incontrollabile voglia di andarsene e non seguì alcun consiglio del professore.
Nella “postmedicina”, brillantemente tracciata dal nostro Presidente sul numero di aprile di “Toscana Medica”, il mondo “ha fatto indigestione di razionalità, è confuso da una polifonia di voci discordi e da flussi indecifrabili di dati”; da tutto ciò discende che “l’incertezza nella pratica clinica causa l’eccessiva variabilità delle cure e la difficoltà di essere appropriati”. Nella legislazione attuale sono contemplate 27 professioni sanitarie e 50 specializzazioni mediche. Oltre ai settori della Medicina Scientifica, esistono almeno 14 branche della Medicina Complementare e Alternativa, che rischiano di essere bandite dopo l’entrata in vigore della legge n. 24/2017, se non entreranno a far parte delle linee-guida o delle raccomandazioni di buone pratiche clinico-assistenziali, che adotterà l’Istituto Superiore di Sanità. Il consulto medico dovrà tendere sempre più a mettere d’accordo i tanti pareri che i vari professionisti della salute, ognuno per la sua subcompetenza scientifica e/o alternativa, avrà espresso sul singolo caso clinico. Ex-multis unum. Sempre che una sintesi sia possibile. Nel XVI capitolo di Pinocchio la Fata chiama i tre medici più famosi del vicinato per decidere se il burattino sia vivo o morto, traendone opposti pareri: “Quando il morto piange, è segno che è in via di guarigione – disse solennemente il Corvo. Mi duole di contraddire il mio illustre amico e collega – aggiunse la Civetta – ma per me, quando il morto piange, è segno che gli dispiace a morire”.

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