Grocco

Pietro Grocco: la medicina pratica come impegno etico

Giancarlo LandiniGiancarlo Landini, Direttore Dipartimento Specialistiche Mediche Azienda USL Toscana Centro. Direttore della SOC di Medicina Interna Ospedale Santa Maria Nuova di Firenze.
Presidente della Fondazione Santa Maria Nuova ONLUS. Si è particolarmente occupato di Patologia Vascolare e dei rapporti Ospedale Territorio. Coordina la Commissione Permanente sulla Continuità Assistenziale dell’Organismo Toscano per il Governo Clinico

 

La storia umana e professionale di un grande medico del passato che ha avuto un rapporto strettissimo con Firenze e l’Ospedale di Santa Maria Nuova. Medico, scienziato, imprenditore, docente tra Giuseppe Verdi e Gabriele D’Annunzio.

 

Parole chiave: Grocco, medicina pratica, Ospedale Santa Maria Nuova, Terme di Montecatini

 

Pietro Grocco, di origini lombarde, nacque il 27 giugno 1856 ad Albonese in Lomellina da Luigi, modesto sarto di provincia, e Maddalena Amiotti.

Le condizioni socio-economiche della famiglia erano tali da non consentirgli un buon livello di istruzione. Divenne presto orfano di ambedue i genitori e poté fare degli studi superiori perché intervenne uno zio prete, don Giuseppe Grocco, che finanziò il suo percorso scolastico. Nel 1874 si iscrisse alla Facoltà di Medicina dell’Università di Pavia. Per mantenersi agli studi impartiva lezioni di latino.

Ebbe la fortuna di essere allievo di Francesco Orsi, uno dei maggiori medici dell’epoca e padre dell’empirismo clinico. Orsi lo nominò assistente appena si laureò.

Nel 1881 ottenne, sempre su interessamento di Orsi, l’incarico dell’insegnamento di Propedeutica Clinica. Iniziò quindi una serie di viaggi di istruzione in Europa che lo portarono a frequentare la clinica di Charcot a Parigi e quella di Rosenthal a Vienna acquisendo notevoli conoscenze in campo neurologico. Grocco si presentava piccolo di statura, strabico, decisamente brutto e trasandato, ma emanava un alto fascino intellettuale e professionale e aveva un innato spirito critico.
Nel 1884 divenne ordinario di Clinica Medica all’Università di Perugia. Nel 1892 si trasferì nella cattedra di Clinica Medica a Firenze nell’Ospedale di Santa Maria Nuova. Intraprese una grossa riorganizzazione della clinica e iniziò nell’ospedale fiorentino a mettere a punto i suoi nuovi criteri diagnostici.

Fu maestro del metodo clinico che si inscriveva pienamente nella vocazione di medicina pratica di Santa Maria Nuova.

Fu sempre ispirato, come diceva, “a un sano empirismo clinico”. Considerò sempre l’esperienza acquisita al tavolo anatomico e al letto del malato la base insostituibile per l’esercizio della medicina.

Grocco fu il più grande semiologo italiano e descrisse, con numerosi metodi, segni specifici di malattia. Fu il vero fondatore della Semeiotica moderna in Italia. Basava la clinica su una instancabile e ossessiva ricerca dei fatti. Non diffondeva dottrine ma concetti clinici. Il suo motto, condiviso con Antonio Cardarelli clinico medico di Roma, era observatio e ratio.

Il suo grande avversario fu Augusto Murri, clinico medico di Bologna, che portava avanti, a detta di Grocco, una specie di “medicina filosofica” che alla osservazione privilegiava il ragionamento e la deduzione. Grocco affermava “io faccio medici e non filosofi” e sosteneva che “la semeiotica è la porta che bisogna varcare con piede sicuro per accedere alla clinica”.

Aveva particolari capacità sensoriali, con un udito esercitato a discriminare le minime variazioni di tonalità. Si racconta che, la mattina, per la visita a Santa Maria Nuova – che faceva in gabbanella nera da professore di clinica medica a differenza degli assistenti che vestivano di bianco – ordinasse di spargere la paglia in via della Pergola – con le pietre sconnesse come oggi – per evitare che il passaggio dei carri disturbasse la sua auscultazione cardiaca e polmonare. Se non riusciva a interpretare bene i reperti ascoltatori di giorno tornava nel silenzio della notte a rivisitare il malato lasciando esterrefatti i suoi assistenti e le infermiere oblate che lo vedevano aggirarsi per le corsie.

Aveva una ferrea volontà di osservare e capire e una inesauribile capacità di lavoro che mai si sarebbero sospettate in un individuo così gracile.

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Numerosi sono i metodi semiologici che furono messi a punto nella clinica medica di Santa Maria Nuova.

I più noti sono: il metodo percussorio per la delimitazione dell’aria di ottusità cardiaca (metodo Orsi-Grocco), il cosiddetto “cappuccio di Grocco” – ipofonesi dovuta a dilatazione dell’atrio sinistro nella stenosi mitralica –, il “triangolo di Grocco” – area ipofonetica triangolare con apice in alto in rapporto allo sbandamento del mediastino per pleurite controlaterale –, il diagnostico di pleurite essudativa, che descrisse nel congresso di Medicina Interna di Roma del 1902.

Studiò i tipi di respiro e definì il respiro atassico o dissociato con alternanza imprevedibile fra iperventilazione e apnea associandolo a gravi lesioni cerebrali (traumi, infezioni, ictus) a prognosi il più delle volte infausta.

Altri reperti descritti da Grocco sono il polso venoso capillare caratteristico della insufficienza tricuspidale avanzata e lo pseudo-reumatismo tubercolare dovuto a ipersensibilità dei tessuti periarticolari al bacillo tubercolare.

Grocco amava gli studenti e aveva particolarmente a cuore la loro educazione pratica. Agli studenti raccomandava di “… non stancarsi mai dall’osservare i malati e questo senza pregiudizi teorici. È soltanto con la osservazione clinica ben condotta che si riesce poi a mettere in chiaro la diagnosi delle malattie… è necessario che vi educhiate provando e riprovando ad esaminare gli ammalati. Chi non ha questa educazione pratica potrà anche essere pieno di nozioni scientifiche ma davanti al malato si smarrirà perché in una parola non è un vero medico…”.

Famoso era il suo libretto nero nel quale appuntava osservazioni intelligenti e progressi fatti dai suoi assistenti e studenti in modo da aver sempre presente chi aveva ben meritato.

Non bisogna però pensare che Grocco avversasse le innovazioni diagnostiche strumentali che proprio sul finire dell’Ottocento si stavano facendo avanti.

Fu uno dei primi a far fare radiografie del torace (ricordando però agli studenti di non illudersi di poter avere un apparecchio radiografico a ogni letto…).

Rese la clinica medica di Firenze più moderna, fondò nuovi locali e laboratori e anche sezioni di terapia fisica. La Semeiotica e il suo rapporto con l’ammalato non gli facevano dimenticare le innovazioni.

Grocco fu un grande caposcuola ed ebbe fra i suoi allievi futuri primari di rilievo e grandi clinici. Primo fra tutti Raffaello Silvestrini, clinico medico a Perugia, a cui oggi è intitolato il Policlinico della città. Poi Cesare Frugoni, clinico medico a Firenze e a Roma, uno dei più famosi medici italiani del Novecento, medico di Mussolini e del Re. Bisogna poi ricordare Aldo Castellani, fondatore della Batteriologia in Italia e della Clinica delle Malattie Tropicali di Roma ed Eugenio Morelli, che insieme a Forlanini fu il fondatore della moderna Pneumologia in Italia. Grocco fu presidente dell’Accademia Medica Fiorentina e della Società Italiana di Idrologia Medica e fondò diversi periodici medici fra cui la Rivista critica di Clinica Medica e La settimana dello Sperimentale.

Nel 1905 fu nominato senatore e si dedicò anche allo sviluppo della agricoltura in Toscana. Comprò una grande tenuta a Collesalvetti, “Le Guasticce”, che condusse con metodi gestionali estremamente moderni. Investì tutti i suoi risparmi in questa grande impresa. Il suo impegno trasformò una zona desolata in una eccellenza agricola.

Acquistò larghe plaghe di terreni incolti e maltenuti e li trasformò in pochi anni in terreni produttivi, il tutto sperimentando nuovi sistemi organizzativi e igienico economici. Collesalvetti lo ricorda ancora oggi con mostre e iniziative commemorative. L’azienda è tutt’ora gestita dai suoi discendenti, che si dedicano anche con successo alla zootecnia.

Ma la grande impresa di Pietro Grocco furono le Terme di Montecatini. Nel 1892 fu nominato ispettore governativo e direttore sanitario delle Terme. Ristrutturerà in maniera moderna l’edificio delle Terme Tettuccio. Rielaborò le norme per l’uso delle acque e dei bagni (fondatore della Idrologia Medica). Sistemò le sorgenti secondo moderni criteri igienici e definì le cure termali come provvedimento terapeutico. Amico personale di Giuseppe Verdi, gli indicò come cura il passaggio delle acque una volta l’anno a Montecatini, che Verdi frequentò per diciotto anni di seguito.

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Grocco giocava a carte la sera con il maestro, che doveva fare vincere per evitare che divenisse intrattabile per tutto il giorno seguente, come affermava la moglie di Verdi Giuseppina Strepponi. Grocco e Verdi alloggiavano alla Locanda Maggiore di Napoleone Melani nella quale confluivano anche politici e intellettuali come Menotti Garibaldi, il primogenito dell’Eroe e di Anita.

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Altro famoso paziente di Grocco fu Gabriele D’Annunzio. Il poeta inviò a Grocco, dopo aver ricevuto una sua visita, una lettera di ringraziamento in cui si affermava “Caro e grande Maestro dopo la sua visita l’arte medica mi è apparsa più di sempre nobile, non avevo mai conosciuto una attitudine tanto semplice e possente nello scrutare il corpo umano…”.

Nel 1915 Grocco si diagnosticò la tubercolosi, molto probabilmente contratta durante la pratica medica, e ne predisse subito l’esito infausto dato che aveva frequenti emottisi. Si trasferì in montagna in Val d’Aosta nel tentativo di alleviare con il clima montano la malattia. Morì a Courmayeur nel febbraio 1916.

Oggi il piccolo paese di Albonese in Lomellina ha un busto che ricorda il suo figlio più famoso.

A Firenze c’è una via periferica intitolata a Pietro Grocco.

Ma sicuramente il grande medico è ricordato di più a Montecatini, dove gli sono riconoscenti per quello che ha fatto per le Terme e a Collesalvetti, dove è sempre presente la sua fattoria modello.

Niente che si richiami a Grocco è presente a Santa Maria Nuova. Forse questa carenza andrebbe colmata perché proprio nelle corsie di Santa Maria Nuova Grocco fece gli studi che tutti i libri di Semeiotica riportano e sarebbe bello che nell’ospedale dei fiorentini ci fosse un ricordo del grande clinico medico.

 

I miei ringraziamenti vanno alla professoressa Donatella Lippi, titolare dell’insegnamento di Storia della Medicina dell’Università di Firenze, per le informazioni e i consigli che mi ha dato per la stesura dell’articolo.

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