Linee guida per l’uso dei Social Media nelle professioni sanitarie

Marco_MasoniMarco Masoni, Unità di Ricerca di Innovazione Didattica ed Educazione Continua in Medicina (IDECOM), Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università di Firenze.

 

Maria Renza Guelfi

Nel precedente numero di “Toscana Medica” è stato evidenziato come i social media abbiano una doppia valenza: da una parte rappresentano un’importante opportunità per migliorare i servizi sanitari, dall’altra possono esporre a rischi il professionista soprattutto se quest’ultimo non è a conoscenza delle corrette modalità d’uso. In questo secondo contributo verranno discusse le linee guida per un corretto approccio ai social media da parte del medico, al fine di sfruttarne le potenzialità e nel contempo evitare possibili conseguenze negative nell’esercizio della professione.

 

Parole chiave: confidenzialità, richieste di amicizia, profili, professionali, conflitti d’interesse, affermazioni diffamatorie ed ambigue.


Linee guida
La British Medical Association (BMA), l’American Medical Association (AMA) e l’American College of Physician (ACP), così come altre importanti organizzazioni internazionali, hanno prodotto recentemente delle linee guida per un uso appropriato ed etico dei social media per i medici. Tali documenti costituiscono la base delle riflessioni che seguiranno.
Gli argomenti che verranno specificatamente trattati sono:
• mantenimento della confidenzialità dei dati;
• modalità di gestione delle richieste di amicizia da parte dei pazienti;
• necessità o meno di creare uno o più profili professionali;
• obbligatorietà di esplicitare eventuali conflitti di interesse;
• astensione da affermazioni diffamatorie e/o ambigue.

Dato il contesto tecnologico e culturale in rapidissimo mutamento, è utile sottolineare che quanto verrà discusso non costituisce un punto di arrivo, ma è probabilmente destinato a modificarsi ed aggiornarsi in funzione di nuove esigenze, necessità e conoscenze che emergeranno nel tempo dall’uso e dallo sviluppo dei social media.

Confidenzialità dei dati
Uno dei più importanti aspetti da considerare è il mantenimento della confidenzialità dei dati del paziente che viene garantita mediante un comportamento attento nella discussione online di problematiche cliniche tra colleghi e/o con gli studenti. L’obbligo che ha il medico di non divulgare, senza un appropriato consenso, i dati del paziente deve essere considerato valido in internet come in qualsiasi altro media. Una scarsa attenzione nell’uso dei social media da parte dell’operatore sanitario può far sì che il paziente si possa riconoscere nei post inviati con conseguenze anche gravi nell’esercizio dell’attività professionale.

Richieste di amicizia
Numerosi studi hanno dimostrato come non di rado i pazienti inviino una richiesta d’amicizia su Facebook al proprio medico di fiducia, il quale spesso accetta senza prestare attenzione alle conseguenze che ne possono derivare. L’accesso del paziente ai contenuti personali del medico sposta i confini della tradizionale relazione curato-curante con la creazione di situazioni informali, che possono favorire comportamenti che trasgrediscono i normali confini professionali. Per questo motivo la BMA, dopo una attenta analisi dei casi d’interazione, ritiene opportuno sollecitare i medici a non accettare richieste di amicizia di pazienti e a spiegare che un’interazione tramite i social media sarebbe inopportuna poiché essi non rappresentano un canale adeguato e appropriato per una adeguata comunicazione ed interazione medico-paziente.

Creazione di più profili
Direttamente connesso a questo problema è il fatto che i social media hanno il potere di sfumare la demarcazione tra realtà e virtualità, tra vita privata e vita professionale. A tal proposito, per separare sfera pubblica e privata, il medico viene esortato a creare un doppio profilo su Facebook, uno personale ed uno professionale da utilizzare in modalità differente, pur con la consapevolezza che in en¬ ¬ trambi i casi i contenuti possono essere visibili anche a soggetti terzi ed essere diffusi in rete senza controllo.
Qualunque profilo il medico utilizzi, gli atteggiamenti e i comportamenti non devono mai contrastare con una corretta etica professionale. Nel contributo precedentemente pubblicato su Toscana Medica abbiamo descritto come il gioco “laying down game” abbia condotto a sanzioni e al licenziamento di alcuni professionisti sanitari che avevano adottato questo disdicevole comportamento. I medici devono quindi prestare attenzione nel momento in cui condividono fotografie, filmati e/o contenuti.
Ricordiamo inoltre che ai materiali presenti sui social media possono avere accesso anche coloro che sono a capo di organizzazioni sanitarie, con possibili sanzioni e/o provvedimenti che hanno ripercussioni sulla carriera professionale. Ciò vale anche per chi si trova in formazione o all’inizio del percorso lavorativo: una ricerca condotta negli Stati Uniti ha evidenziato come gli studenti spesso non rispettino la confidenzialità dei dati del paziente, o  pubblichino contenuti discriminatori con un linguaggio a volte scurrile, con la ovvia conseguenza che molte istituzioni formative hanno preso provvedimenti nei loro confronti.

Conflitti di interesse
Un altro punto chiave evidenziato da una ricerca americana sui social media è la promozione di farmaci da parte di medici e specialisti senza avere esplicitato eventuali conflitti di interesse. Non è corretto utilizzare i social media per sostenere l’uso di terapie meno efficaci di altre, o peggio inefficaci, per specifiche patologie. Questa condotta comportamentale è deprecabile e si scontra palesemente con i principi etici a cui ogni medico deve attenersi. Un bene primario come la salute del paziente non può essere subordinato a interessi di tipo economico. Il medico è obbligato ad agire in totale chiarezza e trasparenza rendendo espliciti, in rete e nella vita reale, eventuali conflitti di interesse riferibili a industrie elettromedicali, paramedicali e/o farmaceutiche.

Contenuti diffamatori e/o ambigui
La rete internet si è sviluppata e ha sempre progredito in base a principi di apertura che stimolano gli utenti a una forte partecipazione e interazione. Ciò non significa che una simile libertà permetta a chiunque di esprimere opinioni che possano essere lesive o di nocumento ad altri. Qualsiasi affermazione che possa danneggiare la reputazione di un individuo o di un’organizzazione è considerata diffamazione e pertanto può essere oggetto di azioni legali nei confronti di colui che ha inviato il contenuto. La legge sulla diffamazione può essere applicata a qualsiasi tipo di commento indipendentemente dal fatto che sia a titolo personale e/o professionale e, nonostante internet possa fornire un apparente anonimato, attraverso analisi eseguite da tecnici esperti della rete è possibile risalire all’autore.
Esiste infine la possibilità che contenuti pubblicati siano oggetto di fraintendimento. Ciò può accadere quando non si considera che una comunicazione tradizionale vis-à-vis differisce rispetto a un’interazione mediata dal computer, dove sono assenti gli aspetti paralinguistici, mimico-facciali, gestuali e prossemici. Non tenere in considerazione questi aspetti comunicativi può indurre a non esprimere correttamente il contenuto del messaggio che si intende comunicare. Il medico deve sempre tenere presenti queste caratteristiche della Computer Mediated Communication che possono generare fraintendimenti e/o diffamazioni involontarie o fortuite con importanti conseguenze professionali.

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In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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