Luce artificiale

Luce artificiale notturna, quali effetti sulla salute?

Luciano MassettiLuciano Massetti, Primo tecnologo dell’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, svolge attività di ricerca sul clima e i suoi impatti sulla salute umana, sull’ambiente urbano e quello naturale

 

 

La luce artificiale che impieghiamo per rendere più sicure le nostre strade e le nostre attività notturne è in crescente aumento. La luce in eccesso comporta spreco di energia, impatti ambientali e sulla salute umana. Il nostro “orologio biologico” è sincronizzato sull’alternanza naturale di luce e buio e questo sincronismo può essere alterato dalla luce artificiale, a cui siamo sempre più frequentemente sottoposti all’esterno e nelle nostre abitazioni.


Parole chiave: luce artificiale notturna, melatonina, inquinamento luminoso, salute

 

Il cielo notturno ricamato di stelle, che da sempre ha incantato e ispirato l’uomo, è ormai difficile da osservare nelle nostre città. A volte, addirittura, ci dimentichiamo che esiste. La luce artificiale che impieghiamo per rendere più sicure le nostre strade e le nostre attività notturne è in crescente aumento e, sovente, parte di essa è dispersa nell’ambiente circostante, senza che ciò abbia alcuna utilità. L’eccesso d’illuminazione e la luce mal diretta comportano sprechi di energia e impatti ambientali, quali il degrado della qualità del cielo notturno, l’alterazione dell’equilibrio degli ecosistemi marini e terrestri, gli impatti sulla salute umana. Questi argomenti sono sempre più frequentemente oggetto di studio e discussione nell’ambito scientifico e non solo. Nel panorama di eventi collegati a questo argomento, si è svolto il simposio internazionale per la promozione e la protezione del cielo notturno, il 13 e 14 settembre 2018 sull’isola di Capraia (LI). L’evento è stato organizzato dall’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in collaborazione con l’Università degli Studi di Pisa e Attivarti.org, e con il patrocinio di Regione Toscana e il supporto del progetto europeo Stars4all. Al simposio hanno partecipato 35 studiosi e sono stati trattati vari aspetti collegati alla luce artificiale notturna; tra questi, particolare attenzione è stata dedicata all’importanza del cielo stellato notturno, una bellezza naturale da preservare e riscoprire nei luoghi lontani dalle città e nei parchi naturali, dove il buio dovrebbe essere percepito come un’opportunità, piuttosto che come una minaccia.

Per l’uomo, la luce artificiale notturna ha una varietà di scopi: da quello di rendere le nostre città e i nostri spostamenti più sicuri a quello artistico di valorizzazione dei monumenti storici. Ciò tuttavia non dovrebbe tradursi in un eccesso di luce e in uno spreco di energia, poiché la luce artificiale altera il naturale ciclo giornaliero di luce e oscurità. È noto che il nostro “orologio biologico” regola l’alternanza dei periodi di sonno e veglia, in parte sincronizzandosi con il ritmo naturale di luce e buio durante le ventiquattro ore del giorno.

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Questo sincronismo può subire delle alterazioni quando ci rechiamo in località con un fuso orario molto diverso, tanto che il nostro organismo ha bisogno di alcuni giorni di tempo prima di permetterci di riposare in modo efficace. Un altro fattore in grado di alterare questo sincronismo è la luce artificiale, a cui siamo sempre più frequentemente sottoposti nelle nostre case e negli ambienti esterni. La notte è sempre più illuminata dai lampioni delle strade e le nostre case da luci sempre più potenti. A questo si aggiunge l’illuminazione che proviene da tutti i dispositivi che utilizziamo quotidianamente: dai televisori ai computer e telefoni, fino ai dispositivi di lettura elettronici che con una frequenza in costante crescita sostituiscono i libri nell’accompagnarci al sonno. L’esposizione dei nostri occhi alla luce durante la notte riduce la produzione notturna di melatonina, creando problemi al nostro “orologio biologico”. Tale riduzione aumenta con l’intensità della luce notturna, specialmente se si tratta di luce bianca. Persino bassi livelli di intensità di luce come quelli che possono filtrare dalle finestre sono in grado di inibire la produzione della melatonina.

La prima vittima di tutto ciò è la qualità del nostro riposo.

La luce artificiale notturna può stimolare uno stato di vigilanza prolungato e di conseguenza portare a un deterioramento della qualità del sonno, che è necessaria a farci recuperare le energie e svolgere le attività quotidiane al meglio. Questo effetto è così ben documentato dalla letteratura scientifica che è stato efficacemente divulgato anche in alcuni famosi fumetti e cartoni animati: Pico de’ Paperis che combatte contro l’insegna luminosa che inonda di luce la sua stanza o Lisa Simpson che convince il sindaco di Springfield a spegnere le luci della città per osservare una pioggia di meteoriti. L’alterazione dei processi metabolici può avere ulteriori conseguenze sulla salute umana, come un aumento dell’insorgenza di tumori al seno nelle donne che effettuano turni di lavoro notturni o un’incidenza sull’obesità. A questo proposito, uno studio effettuato su più di 100.000 donne in Gran Bretagna ha mostrato come alcuni indicatori di obesità quali l’indice di massa corporea (BMI) siano correlati al livello di illuminazione delle stanze in cui i soggetti dormivano. Questa relazione, inoltre, è risultata indipendente da altri fattori quali l’età dei soggetti esposti nonché il loro stato sociale, il consumo di alcool e il fumo.

La voce della scienza sta cominciando a farsi sentire anche in ambito legislativo, in merito alle normative legate all’illuminazione degli spazi pubblici. Il termine “prevenzione dell’inquinamento luminoso” o altri equivalenti sono ormai presenti nelle leggi concernenti l’illuminazione pubblica a livello regionale, nazionale e internazionale. Tuttavia, molta strada deve essere ancora percorsa in questo ambito. Alcuni rilevanti aspetti, quali l’importanza di evitare che la luce si disperda dove non serve e quindi abbia inutili impatti sull’ambiente, risultano ampiamente recepiti dall’opinione pubblica. Al contrario, problematiche legate all’intensità e al colore della luce possono risultare più difficili da gestire in ambito normativo, poiché risultano temi sensibili, collegati alla percezione della sicurezza dei cittadini. Trovare il giusto equilibrio tra la percezione di sicurezza dei cittadini e la minimizzazione dell’impatto ambientale è senza dubbio la sfida presente e futura.

 

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