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Analisi delle differenze multiculturali nella percezione del rischio caldo in lavoratori outdoor

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Alessandro MesseriAlessandro Messeri, Centro di Bioclimatologia, Università degli Studi di Firenze

 

 

 

Marco Morabito, Centro di Bioclimatologia, Università degli Studi di Firenze; Istituto di Biometeorologia, Consiglio Nazionale delle Ricerche Firenze

 

Il cambiamento climatico sta determinando un incremento delle ondate di calore con importanti effetti anche nel settore occupazionale. Le indagini sulla percezione del rischio caldo da parte dei lavoratori che operano in ambiente outdoor sono ancora piuttosto carenti. I lavoratori migranti dichiarano di soffrire meno il caldo. Questo mette in luce la necessità di porre particolare attenzione agli aspetti culturali nel momento in cui vengono messe a punto strategie di mitigazione degli effetti del caldo in ambito lavorativo.

 

Parole chiave: migranti, stress da caldo, lavoratori, salute, percezione del rischio


Introduzione

Gli effetti del cambiamento climatico stanno diventando sempre più evidenti, soprattutto nel bacino del Mediterraneo, con un aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore che oltretutto sono sempre più precoci, manifestando i primi effetti già nel periodo tardo primaverile. L’impatto delle intense condizioni di stress da caldo sulla salute umana, e in particolare sulle categorie maggiormente a rischio quali anziani, bambini e soggetti che soffrono di patologie pregresse, è oramai dimostrato dalla letteratura scientifica. I lavoratori, in particolare quelli impegnati in attività all’aperto, rientrano a pieno titolo tra le categorie maggiormente esposte per tutta una serie di cause legate all’intensa attività fisica svolta, all’impiego di indumenti di protezione individuale (DPI) che rendono difficoltosa la dispersione del calore da parte della superficie corporea e all’impossibilità di programmare le proprie attività in funzione delle condizioni microclimatiche presenti. In aggiunta, l’aumento dell’età media lavorativa sta determinando una sempre maggiore presenza di lavoratori ultra sessantenni per i quali il rischio risulta ulteriormente incrementato. A questo bisogna aggiungere l’aumento di lavoratori stranieri che per varie ragioni inerenti gli aspetti culturali (religione, stile di vita, comportamento, alimentazione, lingua) presentano una diversa percezione del rischio che li rende ancora più vulnerabili. Tuttavia, nonostante la crescente attenzione da parte dell’opinione pubblica e delle imprese sui rischi legati al caldo per la salute e la sicurezza dei lavoratori, una variabile spesso poco analizzata è la percezione del rischio individuale, soprattutto tra diverse categorie di lavoratori (nativi e migranti).

Analisi della percezione del rischio caldo nei lavoratori dei settori agricolo e delle costruzioni

I settori agricolo e delle costruzioni rappresentano senza ombra di dubbio i settori occupazionali nei quali gli effetti delle elevate temperature sono maggiormente avvertiti dai lavoratori a causa della tipologia di sforzo fisico, spesso molto intenso, della diretta esposizione alla radiazione solare, dell’effetto aggravante dei dispositivi di protezione individuale di solito indossati e del frequente impiego di macchinari in grado di produrre ulteriormente calore in prossimità dell’operatore. Inoltre, è proprio in agricoltura e nel comparto edilizio che si registra la maggior presenza di lavoratori stranieri. L’Unione Europea è sempre più sensibile alla tutela della salute dei lavoratori, sia italiani che stranieri, dai rischi connessi al cambiamento climatico. In particolare, il Progetto Horizon 2020 Integrated inter-sector framework to increase the thermal resilience of European workers in the context of global warming (www.heat-shield.eu) ha come obiettivo quello di individuare soluzioni tecnologiche innovative, misure preventive e linee guida comportamentali specifiche per i lavoratori e finalizzate alla tutela della loro salute dai rischi connessi alle elevate temperature. Nell’ambito di tale progetto, sono stati sviluppati casi-studio che, tra i numerosi obiettivi, hanno avuto anche quello di valutare possibili differenze multiculturali nella percezione termica soggettiva durante un’ondata di calore. In particolare sono state individuate tre aziende del Centro Italia:

All’interno di tali aziende sono stati effettuati dei monitoraggi ambientali e comportamentali in alcune giornate estive caratterizzate da differenti condizioni di criticità da caldo. Il monitoraggio ambientale è stato effettuato mediante l’installazione di una stazione meteorologica completa in ciascuna azienda, in grado di misurare in continuo per tutta l’estate i principali parametri microclimatici quali: temperatura dell’aria (°C), umidità dell’aria (%), pressione atmosferica (hPa), velocità del vento (m/s), radiazione solare (W/m2) e temperatura globotermometrica (°C). Quest’ultima rappresenta un parametro molto importante nella determinazione della percezione dello stress da caldo anche se poco misurato in ambiente outdoor (le misurazioni si riferiscono in genere a giornate specifiche per scopi sperimentali). La temperatura globotermometrica viene determinata attraverso l’impiego di una sfera metallica nera opaca (con emittenza pari a 0,95) di assegnato diametro (convenzionalmente pari a 15 cm) all’interno della quale è posizionato un sensore di temperatura: la forma, la dimensione e l’emissività di tale sonda sono scelte in modo da simulare il corpo umano e i relativi scambi convettivi e radiativi con le superfici circostanti. Per quanto riguarda invece gli aspetti comportamentali dei lavoratori, questi sono stati valutati mediante la somministrazione di questionari specifici (Figura 1) in grado di valutare la percezione termica e il rischio di ogni singolo lavoratore oltre che il comportamento (alleggerimento del vestiario, pause, idratazione ecc.). In totale, nelle tre aziende, durante la stagione estiva 2017 (periodo maggio-settembre), sono stati monitorati 104 lavoratori, dei quali 26 appartenenti al settore agricolo e 78 al settore edile.

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Differenza di percezione del rischio da caldo tra lavoratori nativi e migranti

Per quanto riguarda il monitoraggio ambientale effettuato all’interno delle aziende, questo ha evidenziato una temperatura media durante l’orario lavorativo (8:00-17:00) compresa tra 14,5°C e 36,5°C con un valore medio delle massime prossimo a 32°C nel periodo compreso tra maggio e settembre. La temperatura globotermometrica, che ricordiamo prende in considerazione anche il contributo radiativo, ha raggiunto picchi massimi di 45 °C nel mese di agosto con una media di tutto il periodo prossima a 39 °C. Inoltre, dall’analisi dei dati si evidenziano 4 distinti picchi di caldo che corrispondono a ondate di calore che hanno interessato gran parte dell’Europa meridionale nel corso della stagione estiva 2017.

Il questionario è stato messo a punto utilizzandone alcuni già utilizzati in studi internazionali in materia di percezione del rischio caldo ed è stato rimodulato in maniera tale da far emergere differenti aspetti della percezione del caldo tra lavoratori nativi e stranieri. Il tempo stimato per la compilazione del questionario è stato di circa 10 minuti ed è stato strutturato in 3 parti:

  1. inquadramento delle caratteristiche fisiologiche del soggetto (altezza, peso ed età) e del luogo di nascita, utili per il calcolo del tasso metabolico di ciascun lavoratore;
  2. definizione delle caratteristiche principali della propria attività lavorativa (intensità dello sforzo, esperienza in ambito lavorativo, indumenti indossati ecc.);
  3. percezione del caldo e del rischio a esso connesso.

Sui questionari raccolti è stata effettuata un’analisi statistica con test ANOVA al fine di verificare possibili differenze multiculturali relative alla percezione del rischio. Dei 104 lavoratori monitorati, 66 erano italiani mentre 38 stranieri e questi ultimi hanno riferito di svolgere un lavoro che richiede maggiore sforzo fisico rispetto ai lavoratori italiani (F = 14,4; p < 0,001) e di lavorare mediamente più ore al giorno all’aperto durante l’estate (F = 6,7; p = 0,010) (Figura 2). Il caldo percepito durante l’attività lavorativa in presenza di un’ondata di calore è risultato maggiore nei lavoratori italiani (F = 8,7; p = 0,003) così come la percezione del calo della produttività (F = 9.5; p = 0,002). La maggior parte dei lavoratori, sia nativi che migranti, dichiara di essere soddisfatta delle strategie che il datore di lavoro adotta per informarli circa le potenziali condizioni di rischio connesse alle elevate temperature sul posto di lavoro.

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Conclusioni

Gli effetti dei cambiamenti climatici sono sempre più evidenti in termini di incremento delle ondate di calore che si riflettono in temperature molto elevate anche e soprattutto sul posto di lavoro, con potenziali importanti effetti sulla salute e produttività dei lavoratori. La percezione del rischio tuttavia non è uguale per tutti i lavoratori; dall’analisi effettuata, infatti, i lavoratori italiani hanno dichiarato di soffrire maggiormente il caldo rispetto ai lavoratori migranti, a dispetto di un’attività fisica dichiarata comunque meno intensa. Tale risultato potrebbe trovare una parziale spiegazione con la maggiore precarietà contrattuale dei soggetti stranieri che risultano in qualche modo condizionati nella risposta. In generale appare sottostimata da parte dei lavoratori, sia italiani che stranieri, la percezione del rischio caldo per la propria salute mentre viene percepito dalla maggior parte dei soggetti un peggioramento delle proprie prestazioni lavorative in presenza di temperature elevate, maggiore nei soggetti nativi. In futuro appare quindi di fondamentale importanza sensibilizzare i lavoratori sulle potenziali condizioni di rischio legate al caldo e particolare attenzione dovrà essere rivolta ai lavoratori stranieri che, a causa di tutta una serie di aspetti culturali, quali il linguaggio, il comportamento e la religione, presentano una minore percezione del rischio.

 

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