affresco ospedale di santa maria nuova

I libri e i manoscritti dell’antico Ospedale di Santa Maria Nuova

Laura VannucciLaura Vannucci, Direttrice della Biblioteca Biomedica dell’Università degli Studi di Firenze

 

 

  

Nelle molteplici opere di eccezionale valore contenute nel fondo antico dell’Ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova, la storia e l’evoluzione della Sanità Toscana e non solo.

 

Parole chiave: Ospedale di Santa Maria Nuova, Riforme Leopoldine, Biblioteca Biomedica, Ospedale di Careggi


La storia della biblioteca

Nel 1679, nell’Ospedale di Santa Maria Nuova, per volontà del suo direttore (allora chiamato “spedalingo”) Michele Mariani, iniziarono a essere raccolti in un unico locale al piano nobile della struttura i libri sparsi nei vari reparti: nacque così una delle biblioteche di medicina più antiche e ricche d’Italia. Il ruolo di bibliotecario fu inizialmente di un religioso, poi dal 1731 fino a metà dell’Ottocento di un medico, successivamente di altre figure.

Col passar del tempo la modesta raccolta libraria iniziale della Biblioteca divenne sempre più cospicua grazie alle donazioni di libri e documenti appartenuti a personaggi come Scipione Ammirato, Vincenzo Viviani, Antonio Cocchi.

Per effetto delle riforme leopoldine del 1779, la Biblioteca si specializzò, trasferendo le opere non mediche a quella che sarebbe diventata l’attuale Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e ricevendone in cambio opere attinenti alla propria peculiare area disciplinare. Dal 1782, sotto la guida del Commissario Marco Girolamo Covoni, l’Ospedale investì anche nell’acquisizione di libri: allo sviluppo della collezione contribuirono Giovanni, Ottaviano e Luigi Targioni Tozzetti.

Nel 1806 la reggente Maria Luisa Bonaparte concesse alla Biblioteca il diritto alla copia d’obbligo delle opere di medicina stampate nello Stato Fiorentino, una scelta di politica culturale che giovò assai alla Biblioteca e agli studi nel settore. Oltre a ciò, nel XIX secolo la Biblioteca si accrebbe molto grazie ai medici dell’Ospedale, docenti nella Scuola annessa, e ai loro eredi, che vendettero o, più spesso, donarono ingenti quantità di libri, appunti di lezioni, minute di pubblicazioni, memorie e corrispondenza professionale.

Nel 1871 la Biblioteca, probabilmente sin dai primordi luogo non solo di studio, ma anche di scambio professionale, di trasmissione del sapere e generazione di nuove conoscenze, fu traslocata dal Commissario Augusto Michelacci in via Alfani, all’interno della chiesa del soppresso convento di Santa Maria degli Angeli, dove furono appesi i ritratti dei benefattori sopra gli scaffali dei libri donati.

Dal 1874 al 1887 la gestione della Biblioteca fu affidata a un “assistente”, l’avvocato Ottavio Andreucci, personaggio non da tutti amato nell’ambiente, ma che si impegnò molto per la conservazione, il riordinamento e l’aggiornamento delle raccolte.

Nel 1893, a causa di difficoltà economiche, l’Ospedale cedette la Biblioteca all’Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento, antenato dell’Università degli Studi di Firenze (che formalmente si costituì come tale solo nel 1924, sebbene a Firenze fossero già da tempo rilasciate alcune lauree, come appunto quella in Medicina).

Nel 1937 la Biblioteca seguì fisicamente la sorte delle strutture di clinica, didattica e ricerca in medicina nel loro trasferimento dagli spazi del centro di Firenze, divenuti ormai troppo angusti per il più grande e importante ospedale cittadino e per la Facoltà di Medicina e Chirurgia – erede della rinomata Scuola interna all’Ospedale –, fino agli ampi e moderni padiglioni costruiti ai piedi delle colline di Careggi.

Il pregiato fondo antico un tempo appartenuto all’Ospedale di Santa Maria Nuova è perciò attualmente conservato e consultabile insieme a quello universitario presso la Biblioteca Biomedica dell’Università degli Studi di Firenze, situata all’interno dell’area ospedaliera di Careggi.

Il fondo librario a stampa

Fra i gioielli più preziosi dell’intera collezione di libri a stampa vi sono dieci incunaboli, ovvero rari esemplari di libri stampati nel Quattrocento, ai primordi della storia della stampa, come il commento di Sillano Nigris, un medico italiano del XV secolo, al manuale di riferimento nel Medioevo del filosofo, chirurgo, farmacista e medico persiano del IX secolo Al-Razi (Rhazes), o come il Liber de homine di Girolamo Manfredi, un divulgativo “libro dei perché”, curioso e divertente per i consigli che dispensa sui mezzi e i modi dell’epoca di conservare la salute.

La collezione si compone anche di oltre seicento libri del Cinquecento, fra i quali alcuni esemplari ben noti agli storici dell’arte: quelli di Albrecht Dürer (pittore, incisore e matematico tedesco che realizzò molte illustrazioni xilografiche nei libri) e un volume di Giulio Casseri col frontespizio inciso di scheletri e animali tratto da un disegno dell’artista Iacopo Ligozzi. Sempre fra le cinquecentine, si trovano nell’antico fondo dell’Ospedale di Santa Maria Nuova numerose opere di Ippocrate, Galeno, Avicenna, Berengario da Carpi, Gabriele Falloppio, Marsilio Ficino, Vesalio; degni di menzione sono inoltre alcuni esemplari – di edizioni successive alla prima – del Ricettario Fiorentino, un caposaldo nella storia della Sanità toscana e nazionale, in quanto considerato il primo codice comparso sul territorio nazionale, contenente prescrizioni (e relative pene in caso di mancata osservanza) sui semplici, sui composti e sulla bottega dello speziale, redatto da un collegio di esperti con un ruolo formalmente riconosciuto dallo Stato e da esso commissionato e proposto come una sorta di farmacopea ufficiale.

Anche fra i circa milletrecento volumi del Seicento si segnalano sorprendenti prodotti artistici, ma soprattutto oggetti di grande importanza bibliologica e bibliografica, come un esemplare della prima edizione de Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano di Galileo, con l’antiporta dell’incisore Stefano Della Bella, uno dei pochi libri scampati al rogo imposto dall’Inquisizione in seguito alla condanna per eresia subita dall’autore.

Sono più di quattromila i libri del Settecento e molte migliaia i volumi dell’Ottocento, fra i quali un centinaio di opere anatomiche in formato “atlantico”, corredate da immagini particolarmente suggestive.

Cospicua è poi la collezione di miscellanee e innumerevoli sono i periodici che testimoniano i progressi delle conoscenze in medicina, ma, eccezionalmente, persino la satira politica, come Il Lampione, che in un fascicolo del 1862 pubblica una vignetta raffigurante pazienti ospedalieri feriti e claudicanti, buttati fuori da Santa Maria Nuova in ciabatte e camicia a suon di bastonate da un ministro che minaccia la chiusura di alcune strutture sanitarie, così commentata: “È proibito ai poveri di ammalarsi!”.

regolamento regi spedali

I libri manoscritti

Nella Biblioteca dell’Ospedale, oltre ai libri pubblicati a stampa, erano confluiti anche alcuni volumi manoscritti di opere letterarie o scientifiche, alcune delle quali inedite, altre conosciute solo nelle loro versioni a stampa.

Fra questi si trova, per esempio, Dell’utilità villerecce di Pietro Crescenzi, che potrebbe essere la fonte manoscritta della prima edizione fiorentina a stampa nel 1478 di tale importantissima opera di agronomia.

Degno di nota, fra i pezzi unici vergati a mano, è anche il Viridarium, in due volumi di grande formato, con più di mille fogli di disegni e acquerelli, realizzati nel 1731, raffiguranti piante medicinali presenti sul territorio italiano e spagnolo.

I fondi archivistici

Il complesso archivistico istituzionale più ragguardevole conservato in Biblioteca è quello dell’antico Collegio Medico di Firenze, corporazione nata in seno all’Arte dei Medici e degli Speziali. Dal XIII secolo e fino al XIX il Collegio ebbe attribuzioni in materia di sanità pubblica e di didattica; in particolare assegnava la licenza necessaria a esercitare ufficialmente le professioni di medico, chirurgo, farmacista e ostetrica in Toscana: la Biblioteca conserva appunto 26 faldoni coi verbali di rilascio di tali “matricole”, a partire dal 1560 fino al 1867, e 115 filze di “Affari” compresi fra il 1781 e il 1863. Nei documenti del Collegio del 13 settembre 1788 è stato recentemente reperito il verbale degli esami della prima donna “matricolata” in Chirurgia.

simmetria dei corpi umani

Un altro fondo archivistico di notevole importanza per la storia della medicina è quello della Società Medico-Fisica, poi Accademia Medico-Fisica di Firenze.

Fra gli archivi di personalità si annoverano, ad esempio, le carte di Antonio Cocchi (medico del Settecento, filosofo, bibliofilo, viaggiatore, uno dei primi massoni italiani), di Ferdinando Zannetti (maestro di anatomia di medici e pittori risorgimentali, capo del Servizio Sanitario dell’Armata Toscana in Lombardia nella Prima Guerra d’Indipendenza, colui che estrasse la pallottola dal malleolo di Garibaldi ferito in Aspromonte), del suo allievo e amico Carlo Burci (anch’egli chirurgo di guerra), del ginecologo Pietro Vannoni, dell’animatore del Museo Patologico Pietro Betti, di Augusto Michelacci (Commissario dell’Ospedale) e di altre illustri personalità dell’epoca.

viridarium botanicum novissimum

Conservazione e valorizzazione

Il fondo antico dell’Ospedale di Santa Maria Nuova è attualmente conservato in locali dotati di sistemi multipli di allarme e di macchinari atti a mantenere costanti la temperatura e l’umidità. Viene regolarmente fatto oggetto di progetti di restauro e digitalizzazione, quest’ultima effettuata al duplice scopo di ridurre i rischi di danni da manipolazione dell’oggetto libro e di garantire la fruibilità gratuita in rete delle immagini di un patrimonio culturale di tale pregio (www.sba.unifi.it/p210.html): sono stati sinora digitalizzati, oltre allo stesso catalogo storico dei libri antichi della Biblioteca, gli incunaboli, i ricettari e numerosi manoscritti, come i registri di matricole del Collegio Medico di Firenze e le Effemeridi, i 103 quaderni del diario di Antonio Cocchi. Ogni anno vengono allestite mostre aperte alla cittadinanza, delle quali rimane traccia sulle pagine web del Sistema Bibliotecario dell’Ateneo di Firenze (l’ultima è testimoniata all’indirizzo https://mostre.sba.unifi.it/tesori-inesplorati/it/6/il-corpo-umano-e-la-sua-cura).

rivista il lampione

 

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