disordine affettivo stagionale

Disordine affettivo stagionale

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Giada BrandaniGiada Brandani, Centro di Bioclimatologia, Università degli Studi di Firenze

 

 

Alessandro MesseriAlessandro Messeri, Centro di Bioclimatologia, Università degli Studi di Firenze

 

 

 

Il disordine affettivo stagionale (SAD, dall’inglese Seasonal Affective Disorder) è un disturbo dell’umore caratterizzato da ricorrenti episodi di depressione che si verificano con cadenza stagionale. L’incidenza del disordine affettivo stagionale varia in funzione della latitudine e i sintomi compaiono in periodi specifici dell’anno ossia in autunno / inverno, scomparendo quasi o completamente in primavera / estate. I soggetti più a rischio sono le donne con tassi di incidenza più elevati rispetto agli uomini.

 

Parole chiave: disordine affettivo stagionale, depressione, luce, ritmi circadiani, depressione post-parto

 

Introduzione

Il disturbo affettivo stagionale, indicato semplicemente con l’acronimo “SAD” dall’inglese “Seasonal Affective Disorder” è un tipo di depressione correlato ai cambiamenti nelle stagioni: il disordine affettivo stagionale inizia e finisce più o meno nello stesso periodo ogni anno e la sua origine non è ancora completamente spiegata. Una delle ipotesi più frequentemente investigate, relative alla fisiopatologia del disordine affettivo stagionale, si basa su un disturbo dei ritmi circadiani, cioè un insieme di processi biologici e comportamentali influenzati da variazioni regolari nell’ambiente (Schnell et al., 2014, Vitaterna et al., 2001).

Il disordine affettivo stagionale fa parte dei vari tipi di sindromi meteoropatiche, ovvero di disturbi psichici e fisici associati ai cambiamenti del clima e/o delle stagioni (American Psychiatric Association, 1994). Il disordine affettivo stagionale è una malattia piuttosto ricorrente che colpisce circa il 5% della popolazione alle latitudini temperate (Lewy et al., 2009) e la maggior parte delle persone affette avvisa i primi sintomi in particolari periodi dell’anno, prevalentemente durante il tardo autunno o all’inizio dell’inverno; tali sintomi si attenuano (fino a scomparire del tutto) durante i giorni più soleggiati della primavera e dell’estate (Figura 1). Segni principali della depressione stagionale sono sintomi tipicamente depressivi che portano a una forte e improvvisa diminuzione del tono dell’umore associata a malessere diffuso. Sintomi di disordine affettivo stagionale possono includere, fra gli altri, il sentirsi depresso per gran parte della giornata, avere poca energia, problemi con il sonno, difficoltà di concentrazione, stanchezza, sbalzi di umore, ansia, ecc.

Fig1 brandani

Si ipotizza che alla base di tale sindrome psicologica vi siano le variazioni nel livello di serotonina nel sangue provocati dai cambiamenti di esposizione alla luce solare. La cospicua riduzione di luce solare, tipica dei mesi autunnali e invernali, porta a un abbassamento della quantità di melatonina, ormone fondamentale che influisce sui ritmi psico-biologici determinando il conseguente calo di umore e di energie; tale riduzione, associata anche al cambiamento di temperatura, influenza il sistema neuropsicologico portando ai suddetti sintomi stagionali e ad altre problematiche di tipo psicologico.

Uno studio portato avanti da Rosen et al. (1990) ha evidenziato che i tassi di disordine affettivo stagionale sono risultati significativamente più elevati alle latitudini più settentrionali, dove le giornate sono tipicamente più brevi, rispetto a quelle più meridionali. E ancora, Mc Mahon (2014), in uno studio condotto a Copenhagen, ha evidenziato un aumento (+5%) di una particolare proteina, SERT, durante i mesi invernali nei pazienti affetti da disordine affettivo stagionale. La proteina in questione influisce, in pratica, sul trasporto di serotonina, un neurotrasmettitore noto anche come “ormone della felicità” ritenuto il responsabile principale del bilanciamento dell’umore. In aggiunta, la diminuzione delle ore di luce naturale durante i mesi invernali provoca anche un aumento di melatonina, ormone che regola i ritmi sonno-veglia; questo spiega il motivo per cui i pazienti affetti da disordine affettivo stagionale mostrano non solo alterazione dell’umore ma anche del sonno con episodi di sonnolenza e letargia.

Un trattamento efficace per gli affetti da disordine affettivo stagionale è risultato essere, negli ultimi decenni, l’esposizione alla luce artificiale, unitamente all’esposizione alla luce naturale. Vi sono, infatti, sempre più studi che attestano l’efficacia della terapia della luce in caso di disordine affettivo stagionale e, più in particolare, che la componente più importante della terapia della luce sia la luce a corta lunghezza d’onda (luce blu) (M Eagles, 2009). L’esposizione alla luce artificiale appare efficace anche in numerose altre patologie depressive come per esempio la bulimia, la depressione ante e post-partum e i disturbi del sonno che condividono con il disordine affettivo stagionale non solo comuni alterazioni dei sistemi serotoninergico e dopaminergico, ma anche meccanismi patogenetici influenzati dalle alterazioni dell’orologio biologico interno e dalla stagionalità. Uno dei principali vantaggi dell’esposizione alla luce artificiale è che è priva di effetti collaterali e in alcun modo coinvolta nelle interazioni farmacologiche, risulterebbe quindi particolarmente indicata nei pazienti con complicanze al farmaco oppure come “acceleration” di farmacoterapie.

Depressione durante la gravidanza e disordine affettivo stagionale

La depressione in gravidanza (ante-partum) è una malattia piuttosto comune con una prevalenza compresa tra il 15 e il 25% (Oberlander et al., 2006). Alcuni recenti lavori hanno evidenziato che quasi il 70% di donne con un episodio depressivo in remissione ha una ricaduta durante la gestazione e che l’interruzione di un antidepressivo efficace provoca, in gravidanza, un rischio cinque volte maggiore di ricaduta depressiva (Cohen et al., 2006). Anche la depressione post-partum è molto frequente, colpisce circa il 10-15% delle donne e impone una corretta diagnosi e un efficace trattamento per il benessere sia della madre che del bambino (Weinberg and Tronick, 1998). Tali sindromi depressive sono particolarmente impattanti, sia sulla salute materna e fetale, sia sul futuro accrescimento del bambino (Woody et al., 2017). I bambini che sono esposti a depressione materna durante la gravidanza hanno un rischio più elevato di esiti avversi alla nascita, come per esempio la prematurità e più spesso presentano problemi cognitivi, emotivi e comportamentali nell’infanzia, nell’adolescenza e addirittura nell’età adulta (Weinberg and Tronick, 1998).

Alcuni studi hanno evidenziato che le variazioni stagionali e i cambiamenti nella quantità di luce possono influenzare l’insorgenza della depressione post-partum, con una maggiore incidenza in autunno e una minore in primavera (Hiltunen et al., 2004). Uno studio effettuato nel 2013 ha messo in evidenza come, su persone che soffrono di disordine affettivo stagionale, l’insorgenza e la gravità dei sintomi depressivi ante-partum risultano accentuati (Meliska et al., 2013) e strettamente correlati alla stagionalità. Tale risultato non è stato del tutto confermato da un recente studio effettuato su un campione di donne olandesi, che ha invece mostrato una accentuazione della frequenza nel periodo tardo primaverile e un minimo in autunno Bais et al., 2018). Questo dimostra come siano necessari ulteriori studi indirizzati verso la comprensione dei fenomeni depressivi correlati alle condizioni meteo-climatiche, in particolare nei soggetti maggiormente a rischio, quali per esempio donne in gravidanza, bambini e persone con patologie conclamate.

Anche per quanto riguarda la depressione pre e post parto, la terapia della luce (LT) si è dimostrata efficace e praticamente priva di effetti collaterali. Uno studio eseguito nel 2000 ha riportano i casi di due donne, entrambe affette da un importante episodio depressivo con esordio dopo il parto, che, trattate con terapia della luce, hanno mostrato una buona risposta clinica (una riduzione del 75% nei punteggi della scala Hamilton della depressione). Entrambe hanno riportato un discreto miglioramento del tono dell’umore, hanno tollerato bene il trattamento, e non hanno riportato effetti avversi (Corral et al., 2000). Non è ancora però del tutto noto il mantenimento dell’effetto una volta terminata la fototerapia.

 

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