Salute e siccità

Quali effetti per la salute connessi alla siccità?

Marco MorabitoMarco Morabito, Istituto di Biometeorologia Firenze - Consiglio Nazionale delle Ricerche, Centro di Bioclimatologia,Università degli Studi di Firenze

 

  

Marialaura D’Ambrosio, Dipartimento di Scienze della Vitae dell’Ambiente,Università Politecnica delle Marche

Alessandro Messeri, Centro di Bioclimatologia, Università degli Studi di Firenze

 

A livello globale, in conseguenza del cambiamento climatico, stiamo assistendo a un significativo aumento della siccità con conseguenze devastanti sulla salute oltre che sugli ecosistemi in genere. L’impatto della siccità sulla mortalità è il più elevato tra tutti i disastri naturali rappresentando la causa di circa il 36% di tutti i decessi dovuti a catastrofi naturali. Gli effetti sono evidenti non solo nei Paesi a bassa latitudine ma anche nelle zone temperate e soprattutto nelle aree urbane dove la scarsità di piogge è spesso associata all’accumulo di allergeni, polveri sottili e vari agenti inquinanti con effetti importanti sulla popolazione.

 

Parole chiave: disastro naturale, caldo, incendi, cambiamento climatico, malattie infettive

 

Introduzione

In conseguenza del cambiamento climatico in atto a livello globale, negli ultimi trent’anni stiamo assistendo a un significativo aumento delle temperature associato a una sensibile riduzione delle precipitazioni che, in zone sempre più vaste del pianeta, stanno determinando numerosi e intensi periodi di siccità.

In generale, la siccità è definita come un fenomeno naturale determinato da una condizione temporanea in cui si assiste a un periodo prolungato (una stagione o anche uno o più anni) di precipitazioni insolitamente basse (o anche assenti) rispetto alla media climatica di un determinato luogo di interesse e che si traduce in una carenza di acqua, necessaria per la vita di tutti gli organismi viventi.

Come riportato da uno dei database (Emergency Events Database, EM-DAT) rivolto alla raccolta e al monitoraggio dei disastri naturali e tecnologici verificatisi a livello internazionale dall’inizio del 1900 sino ai giorni d’oggi, sviluppato dal Centro per la Ricerca sull’Epidemiologia dei Disastri (Centre for Research on the Epidemiology of Disasters, CRED) e disponibile pubblicamente (www.emdat.be), la siccità è considerata uno dei più devastanti disastri naturali. Tuttavia si può affermare che un disastro non è mai del tutto “naturale”, ma il suo impatto è determinato dall’entità della vulnerabilità di una comunità rispetto al pericolo e dipende da numerosi fattori, di tipo economico, sociale, culturale, istituzionale e politico. A differenza di altre tipologie di disastro, l’insorgenza della siccità è generalmente difficile da rilevare in quanto non si tratta esclusivamente di un fenomeno fisico, ma i suoi impatti possono essere esacerbati dalle attività umane e dalle richieste di approvvigionamento idrico. Proprio per questo motivo esistono vari indicatori (Mariani et al., 2018) per individuare e quantificare la siccità da un punto di vista tipicamente meteorologico (diminuzione delle precipitazioni), idrologico (apporto idrico nel suolo, corsi d’acqua o falde acquifere), agricolo (fabbisogno agronomico) e socio-economico (consumi sul territorio) (Wilhite, 2000). Nei casi più gravi, cioè quando la siccità dura per molti anni, l’effetto devastante sull’agricoltura e sull’approvvigionamento idrico può favorire anche altri disastri, come quelli biologici (epidemie) e quelli intenzionali provocati dall’uomo (ad esempio carestie e migrazione di massa), favorendo anche conflitti come quello verificatosi in Siria (Gleick, 2014). Gli scenari climatologici futuri a livello globale purtroppo non sono incoraggianti e tra qualche anno, per il 2025, si stima che circa metà della popolazione mondiale vivrà in condizioni di scarsità di acqua, la cui qualità sta inoltre peggiorando in varie parti del pianeta con impatti importanti per la salute della popolazione.

Disastri dovuti alla siccità

I risultati riportati in questo paragrafo sono stati realizzati elaborando i dati dei disastri globali archiviati nel database internazionale EM-DAT (www.emdat.be). È importante ricordare che tra i criteri adottati affinché un disastro possa essere considerato tale e incluso all’interno del database deve essere soddisfatta almeno una delle seguenti condizioni:

  • devono essersi verificati almeno 10 decessi;
  • devono essere state coinvolte almeno 100 persone (ferite o senzatetto);
  • deve essere stata emessa una dichiarazione di “Stato di Emergenza” e/o appello di richiesta di assistenza a livello internazionale”.

Dalle elaborazioni effettuate è risultato che la frequenza dei disastri dovuti alla siccità è inferiore rispetto a quella di alluvioni, tempeste, epidemie e terremoti, e la siccità rappresenta circa il 5% tra tutti i disastri naturali (Figura. 1A), prevalentemente concentrati in Africa (44%), seguita da Asia (24%), America (22%), Europa (6%) e Oceania (4%). Ciononostante, l’impatto della siccità sulla mortalità (Figura 1B) è il più elevato tra tutti i disastri naturali: circa il 36% dei decessi dovuto a disastri naturali è attribuito alla siccità, seguito da epidemie (29,4%), alluvioni (21,4%) e terremoti (7,9%). In termini di persone coinvolte, invece, l’impatto dovuto alla siccità (33,6%) è secondo solo alle alluvioni (47,4%), seguito poi dalle tempeste (14,3%) e dai terremoti (2,4%).

Fig1 morabito

Effetti per la salute

Le conseguenze dirette e indirette della siccità sulla salute umana dipendono in gran parte dalla sua durata e gravità, così come dal contesto socio-economico e dalla disponibilità di risorse di un paese. Le malattie legate alla siccità possono essere distinte in (Bifulco e Ranieri, 2017; Stanke et al., 2013):

  • malattie trasmesse per via fecale o orale dall’acqua contaminata (varie tipologie di diarrea e gastroenteriti causate dal batterio Escherichia coli e altri patogeni come Vibrio cholerae, la cui diffusione è in aumento in varie aree geografiche);
  • malattie trasmesse da specie patogene che hanno cicli vitali legati all’acqua, come nel caso della schistosomiasi, la malattia parassitaria tropicale più diffusa al mondo dopo la malaria e che si trasmette attraverso il contatto della pelle con acqua infetta;
  • malattie in cui non il parassita ma il suo vettore ha un ciclo che coinvolge l’acqua; l’esempio più noto è quello della malaria, malattia infettiva causata da protozoi appartenenti al genere Plasmodium, il cui vettore è rappresentato da zanzare del genere Anopheles e il cui ciclo vitale si verifica soprattutto in acque stagnanti;
  • malattie in cui la carenza idrica colpisce anche l’igiene personale con conseguente aumento della diffusione di microrganismi che favoriscono malattie infettive come il tracoma e parassiti come la scabbia o i pidocchi (Sterk et al., 2013).

Tali situazioni sono più frequenti in Africa orientale e Asia meridionale, causate da servizi igienico-sanitari inadeguati e dalla sensibile limitazione all’accesso di acqua potabile che favorisce malattie diarroiche soprattutto nei bambini: è stato stimato che il rischio di malattie diarroiche varia dal 3% all’11% all’aumento di 1 °C della temperatura dell’aria (Franchini e Mannucci, 2015). Nelle aree urbane la scarsità di piogge può essere aggravata dall’accumulo di allergeni, polveri sottili e vari agenti inquinanti favorendo la riacutizzazione di malattie come asma, allergie, bronchiti, polmoniti (D’Amato et al., 2015) oltre che un peggioramento di patologie cardiovascolari (Reid et al., 2016). Gli effetti maggiori si manifestano nei soggetti più vulnerabili come i bambini, gli anziani e chi ha affezioni croniche o predisposizioni come le persone allergiche, i fumatori e i lavoratori impegnati in attività specifiche. La siccità, inoltre, se associata a elevate temperature può favorire anche un aumento degli incendi, situazione tipica nei paesi del bacino del Mediterraneo (ma non solo), esponendo la popolazione residente su estese aree geografiche a concentrazioni particolarmente elevate di particolato, ozono e altri composti nocivi (Franchini e Mannucci, 2015). Esistono inoltre altre evidenze scientifiche che dimostrano una associazione tra siccità e iponutrizione, malattie mentali e aggravarsi di condizioni patologiche croniche preesistenti che spesso persistono anche dopo la fine dell’emergenza (Bifulco e Ranieri, 2017).

Conclusioni

Sulla base delle evidenze scientifiche disponibili e a causa del significativo aumento dei disastri dovuti alla siccità (Figura 2), anche la comunità medica dovrà essere sempre più preparata a fronteggiarne gli effetti nella pratica professionale quotidiana, approfondendo lo studio delle conseguenze per la salute e il benessere della popolazione. Con l’obiettivo di mantenere adeguati livelli sanitari e di igiene nella comunità e per il contenimento della trasmissione e diffusione di malattie infettive, risulta fondamentale una migliore gestione delle condizioni ambientali e la messa in atto di appropriate strategie. Anche lo sviluppo di tecnologie finalizzate a una più efficiente e prudente gestione di una risorsa idrica di buona qualità (non contaminata e non stagnante) può essere utile.

Fig2 morabito

 

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