Una vera svolta, l'immunoncologia

Antonio PantiFinora la medicina ha tentato di vincere le malattie oncologiche distruggendo il tumore o estirpandolo mediante la chirurgia o eliminando le cellule patologie con la radioterapia e la chemioterapia. In realtà il concetto del rapporto fra livello di funzionalità del sistema immunitario e eliminazione del tumore era presente da tempo, ma solo di recente la farmacologia ha individuato il modo di stimolare il sistema immunitario (si è sempre saputo che l’immunodeficienza favorisce l’insorgenza dei tumori) in modo da eliminare le cellule tumorali o almeno raggiungere un equilibrio immunologico. Quindi un meccanismo diverso, che può garantire attraverso la riattivazione diffusa del sistema immunitario un risultato assai più durevole del tempo, modificando la prognosi infausta di alcuni tumori. Allo stato delle cose, solo il melanoma e il tumore polmonare non a piccole cellule garantiscono una risposta al farmaco immunologico in una buona percentuale dei casi, ma non vi è dubbio che il campo è promettente. È evidente come questo potente stimolo a reagire da parte del sistema immunitario è concettualmente diverso dal vaccino che previene, come nell’HPV, l’insorgenza di una forma patologica che si trasforma in tumore. È quindi una evoluzione concettuale che è oggetto di grande interesse scientifico. Ma le conoscenze di questi meccanismi debbono ancora essere completate e i nostri esperti sostengono che solo il clinico, in base ad una valutazione complessiva dell’individuo malato, può selezionare il target da sottoporre al trattamento. A oggi però tutti i dati sperimentali dimostrano che l’immunoncologia quando funziona promette una più lunga sopravvivenza. Anche questi farmaci presentano reazioni avverse ed effetti collaterali. Si tratta di anticorpi monoclonali la cui farmacologia è sufficientemente conosciuta anche se ancora molte domande attendono una risposta.
Questo nuovo quadro clinico disegnato da farmaci già in commercio pone, proprio per la sua innovatività, problemi di informazione e formazione a tutti i colleghi in particolare ai medici di medicina generale. Il rapporto con lo specialista deve essere continuo e scorrevole per poter affrontare gli effetti collaterali dei farmaci e tutte le problematiche del caso. È ovvio che vi è anche un problema di organizzazione del servizio intorno a queste novità. In Toscana esiste già a Siena un centro di immunoterapia oncologica che ha compiti di ricerca, di formazione e informazione nonché di seconda opinione. Tuttavia fondamentale è il modello a rete. Tutti gli oncologi debbono essere in grado di utilizzare questi farmaci condividendone le indicazioni. In tal modo si garantisce uguaglianza per i cittadini ed una maggiore sostenibilità per il sistema, che potrà sopportare questi costi nella misura in cui avranno una destinazione corretta nell’interesse del paziente. La celebre appropriatezza deriva anche dalla condivisione delle scelte tra i medici, dalla omogeneità delle risposte date ai pazienti e dalla eticità del trattamento. Un problema come questo va discusso con i cittadini, che devono capire il nuovo orientamento della medicina e valutarne limiti e vantaggi. Come dice Friedrich Dürrenmatt, i problemi di tutti vanno risolti da tutti”.

Si ringrazia Bristol-Myers Squibb per aver contribuito alla realizzazione della presente pubblicazione