omeopatia

Focus sull’Omeopatia

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Elio RossiElio Rossi, Responsabile Ambulatorio di Omeopatia ASL Toscana Nord-Ovest, Lucca - Struttura di riferimento regionale per l’Omeopatia. Coordinatore aziendale Medicine complementari

 

Simonetta Bernardini

Simonetta Bernardini, Presidente Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata (SIOMI) e Responsabile Scientifico Centro Ospedaliero di Medicina Integrata dell’Ospedale di Pitigliano

 

Gemma Brandi, Coordinatrice della Commissione per la Integrazione delle Medicine Complementari dell’OMCeO di Firenze

 

L’articolo sulla Omeopatia è il terzo nel piano di presentazione delle Medicine Complementari su Toscana Medica in programma nel 2019 e illustra un tema che più di altri ha subito attacchi troppo brutali e fideistici (ci credo/non ci credo) per dare prova di affidabilità scientifica. Qui vengono forniti i riferimenti tecnici che consentono di approfondire la materia prima di liquidarla come espressione di ciarlataneria medica.

 

Secondo dati OMS l’Omeopatia è la medicina più diffusa al mondo dopo la biomedicina occidentale e la medicina erboristica. Essa si basa sul principio che “il simile cura il simile” ovvero il medicamento che causa una serie di sintomi in un soggetto sano aiuterà il paziente a guarire se affetto da una malattia che presenta sintomi simili a quelli che la sostanza è stata in grado di produrre nello sperimentatore. Non esistono ancora dati certi che ne comprovano il meccanismo d’azione ma l’ormesi e la farmacologia delle microdosi sono le nuove teorie sempre più accreditate dal mondo scientifico.

 

Parole chiave: Omeopatia, meccanismo d’azione, prove di efficacia, reazioni avverse, realtà toscana


Introduzione

L’Omeopatia è, con la Fitoterapia, la medicina più diffusa al mondo dopo la biomedicina. Ha un’ampia diffusione in Stati come l’India, dove ci sono circa 700 laboratori di produzione, 228 ospedali omeopatici e 5.770 ambulatori ed è stato stimato che vi siano 250.000 omeopati qualificati e almeno 400 milioni di pazienti. Secondo l’European Committee for Homeopathy (ECH) nell’Unione Europea circa 40.000 medici hanno seguito corsi di formazione in Omeopatia. Secondo i dati che l’ECH ha pubblicato nel 2012 un numero molto maggiore di medici di famiglia, circa il 40% di medici francesi e il 75% di quelli tedeschi, prescrive medicinali omeopatici regolarmente o occasionalmente, anche senza formazione specifica. In Svizzera l’Omeopatia è rimborsata dal Sistema Sanitario Nazionale.

In Italia secondo i dati EURISPES del 2017 il 21,2% della popolazione fa uso di medicine non convenzionali e, tra queste, l’Omeopatia è la più diffusa (76,1%). In Toscana circa un quarto dei bambini utilizza l’Omeopatia; un’indagine del Centro di Medicina Integrata dell’ospedale di Pitigliano ha dimostrato che, se resa disponibile alla popolazione attraverso il Servizio Sanitario Pubblico, ad avvalersene sono soprattutto le fasce più fragili della popolazione: anziani con malattie croniche.

Definizione e attività biologica

L’Omeopatia, scoperta e divulgata tra il Settecento e l’Ottocento dal medico tedesco Samuel Hahnemann, è un sistema medico fondato sulla somministrazione di piccole quantità di medicamenti selezionati in base alla “Legge dei Simili”: Similia similibus curentur. Essa si basa sul principio che “il simile cura il simile”; in altre parole il medicamento in grado di causare una serie di sintomi in un soggetto sano (prover) sensibile a quella data sostanza, aiuterà il paziente a guarire se affetto da una malattia che presenta sintomi simili a quelli che la sostanza produce nello sperimentatore.

Questo fenomeno in farmacologia può essere considerato come post-conditioning hormesis. L’ormesi e la farmacologia delle microdosi sono due nuove teorie sempre più accreditate dal mondo scientifico grazie al fatto che diversi studi di Bell, ricercatrice dell’Università dell’Arizona (USA), e più di recente quelli del gruppo di ricerca di Bellare, Indian Istitute of Technology (Mumbai), hanno dimostrato la presenza di nanoparticelle del principio attivo in tutte le diluizioni omeopatiche. Inoltre la tecnica dei Dna microarrray ha dimostrato effetti specifici su numerosi geni cellulari dovuti all’azione di medicinali omeopatici in diluzioni estreme: sia con Gelsemium sempervirens sia con Apis mellifica.

Un altro peculiare principio è dato dal concetto di “individualizzazione terapeutica”, ovvero prendere in considerazione la persona nel suo complesso e non solo la similitudine dei sintomi della patologia in atto.

EBM e omeopatia

Gli studi di Omeopatia inclusi nel database di CORE-Hom/HRI (Clinical Outcome Research in Homeopathy) fino al 2017 sono 1.015 e molti di questi sono stati oggetto dal 1991 di 7 review sistematiche e metanalisi positive per l’Omeopatia. Solo quella di Shang 2005 ha dato esiti negativi. Gli studi hanno riguardato diverse condizioni cliniche, in molte occasioni sono stati replicati e la maggioranza con risultati positivi per l’Omeopatia, ma la differenza del disegno sperimentale e di valutazione degli outcome non consente al momento di trarre conclusioni definitive.

Si può comunque dire che la medicina omeopatica ha dimostrato un effetto positivo attraverso studi controllati randomizzati e/o studi osservazionali in più di 40 condizioni cliniche. I dati più recenti e significativi riguardano: diarrea infantile; sindrome da affaticamento cronico; depressione; affaticamento da esercizio sportivo; influenza; insonnia; dolore lombare; otite media; rinite allergica perenne; fascite plantare; edema post-operatorio; guarigione delle ferite chirurgiche; sanguinamento post-partum; allattamento; sindrome premestruale; psoriasi; radiodermite; malattie reumatiche; rinite allergica stagionale; dermatite seborroica; sepsi; sinusite; stomatite; secrezioni tracheali; infezioni vie aeree superiori; prurito uremico; vertigini; endometriosi; effetti da mastectomia; effetti da rinoplastica; infezioni acute recidivanti delle alte vie respiratorie; depressione; terapie di supporto nelle neoplasie; intestino irritabile; dentizione.

Infine specifici studi mostrano risultati positivi nella valutazione costi/benefici delle Medicine Complementari inclusa l’Omeopatia; il programma francese di ricerca EPI3 (8.559 pazienti), oggetto di 11 pubblicazioni peer review indicizzate, ha rilevato in alcuni disturbi (infezioni respiratorie, dolori muscoloscheletrici, disturbi del sonno, ansia e depressione) efficacia simile al trattamento convenzionale, ma con minori effetti avversi e consistenti riduzioni del consumo di farmaci (http://databaseomeopatia.alfatechint.com).

Reazioni avverse e interazioni farmacologiche

In generale l’Omeopatia è considerata sicura: i medicinali omeopatici (preparati da sostanze naturali di origine vegetale, minerale e animale) non sono tossici e presentano effetti avversi minimi o inesistenti; inoltre per via della dose minima, sono adatti anche a donne in gravidanza, neonati e bambini. A essi hanno l’opportunità di fare riferimento quei pazienti che non possono assumere farmaci di sintesi a causa dei loro effetti collaterali. Qualità e sicurezza sono garantite dalle istituzioni sanitarie nazionali con riferimento alla legislazione comunitaria e ai criteri della Farmacopea europea.

La realtà toscana

La formazione dei medici omeopatici è stata regolamentata in Toscana, insieme alle altre Medicine Complementari, con la LR 9/2007 e successivamente dall’Accordo Stato-Regioni del 2013, applicato con DGR 175/2015, che a differenza della legge regionale distingue fra Omeopatia, Antroposofia e Omotossicologia.

Dal 1998 sono stati istituiti ambulatori omeopatici presso diversi ospedali toscani e attualmente ne sono attivi 17: nella ASL Toscana Nord-Ovest a Lucca, struttura di riferimento regionale, Pisa e Pontedera, Campiglia; AOU Pisana; ASL Toscana Sud-Est, Siena e Arezzo, Grosseto e l’Ospedale di Medicina Integrata di Pitigliano; AOU Siena; ASL Toscana-Centro, Firenze. In altre situazioni l’Omeopatia è praticata in intramoenia nonché come una delle terapie complementari che compongono il setting di medicina integrata.

Conclusioni

L’esperienza ultra-ventennale di integrazione dell’Omeopatia nel SST ha consentito a migliaia di cittadini di accedere a prestazioni garantite da un profilo professionale definito per legge e di sviluppare un percorso di maggiore appropriatezza e scientificità nella pratica clinica di questa disciplina.

 

Bibliografia su richiesta:

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Corpora non agunt nisi in loco

Ebbene, niente più memorie dell’acqua, biofotoni o altri quanti d’energia!

L’Omeopatia cambia verso e va nella direzione della scienza convenzionale.

Almeno questa è successo a Firenze a casa della Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata (SIOMI) lo scorso 15 marzo 2019. Nell’ambito del VIII Convegno triennale dal titolo L’omeopatia cambia verso… si è svolto infatti il seminario internazionale Advances in Homeopathy: a new scientific and social perspective.

Il problema del meccanismo d’azione del medicinale omeopatico è di primaria importanza, ma fino a ora non pare aver appassionato molto i ricercatori internazionali, a dispetto delle accuse di implausibilità scientifica che sempre si sono levate nel mondo ortodosso.

Ma da oggi vi sono nuove certezze che, e finalmente, senza contraddire le leggi della chimica, della farmacologia e della tossicologia, danno all’Omeopatia un nuovo e benefico respiro.

È curioso che ad arrivarci siano stati tre accademici ortodossi: il prof. Andrea Dei, Dipartimento di Chimica e INSTM dell’Università degli Studi di Firenze, autore di ricerche sull’Omeopatia realizzate con la tecnica dei DNA microarray; il prof. Edward Calabrese, tossicologo dell’Università di Ahmerst, Massachusetts, massimo esperto al mondo dell’ormesi; e il prof. Jayesh Bellare, professore di Ingegneria Chimica all’ITT di Mumbai (India).

Gli studi di Jayesh Bellare hanno dimostrato in maniera incontrovertibile, attraverso il microscopio elettronico a trasmissione (TEM), la presenza di un rilevante numero di molecole di principio attivo in tutte le diluizioni omeopatiche dalla 6C alla 200C.

Tali molecole, che si mantengono in numero pressoché costante in tutte le successive diluizioni, vengono stabilizzate dai metasilicati provenienti dal vetro utilizzato per preparare le diluzioni stesse.

Questi aggregati costituiscono una riserva chimica di molecole, le quali poi possono interagire con i substrati biologici e dare effetto all’attività del medicinale omeopatico.

Certo, sono piccole dosi (nanomoli) ma sufficienti a dare una risposta terapeutica secondo i principi della farmacologia delle microdosi, una parte della farmacologia ortodossa sempre più in sviluppo negli ultimi anni. Inoltre, è stato sottolineato come i risultati osservati siano spiegabili con il meccanismo dell’ormesi (stimolazione a basse dosi), come ha ribadito Edward Calabrese, massimo esperto di questo sistema di interazione delle sostanze con gli organismi viventi. In pratica si tratta di un rovesciamento di azione tra una dose (grande) tossica e una dose (piccola) che ha invece un effetto protettivo o terapeutico.

Come l’Omeopatia, la quale si basa sulla somministrazione di dosi infinitesimali di sostanze, che ad alte dosi hanno proprio un’azione tossica sull’organismo (principio della similitudine omeopatica).

I principi della farmacologia delle microdosi e dell’ormesi furono annunciati già nel 2006 da Andrea Dei e adottati come modello operativo dalla Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata (SIOMI). In questo convegno sono stati mostrati ulteriori risultati a conferma di questa predizione: una lungimiranza che oggi ha ricevuto finalmente chiare conferme scientifiche.

Dunque non più memoria dell’acqua, che è in effetti un concetto scientificamente implausibile, ma molto più chiaramente normali interazioni chimiche tali e quali a quelle che avvengono nel nostro organismo coi farmaci comuni prescritti dalla medicina ortodossa per promuovere la nostra guarigione.

Così, il principio della chimica corpora non agunt nisi in loco è stato, alla fine, rispettato.

 

Simonetta Bernardini

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