Uomini come bestie. Il medico degli ultimi

di Francesco Ceraudo

Edizioni ETS, Pisa

Fin dal titolo l’Autore, medico penitenziario di lunghissima esperienza e profonda sensibilità, ci passa un messaggio che non vuole essere retorico oppure basato su presupposti di natura etica, morale, filosofica, deontologica. Ceraudo semplicemente ci parla degli ultimi e della loro vita in carcere, attingendo alla propria storia professionale tutta imperniata alla cura dei carcerati. Dopo l’intensa prefazione di Adriano Sofri, anche lui paziente dell’Autore nel famoso Centro Clinico del carcere di Pisa, Ceraudo attrae magnificamente l’attenzione del lettore con queste primissime righe: “Prima di entrare a lavorare in carcere ero strenuamente convinto che la salute fosse il bene più prezioso per l’uomo: oggi mi rendo conto diversamente che il bene più prezioso è invece la libertà. Lo deduco dal fatto che il detenuto arriva a strumentalizzare ai minimi termini il proprio corpo, facendosi persino male, pur di avvicinarsi alla libertà”. Parole pesanti che trovano rappresentazione per così dire grafica in alcune delle immagini che impreziosiscono il volume come ad esempio il ritratto del detenuto che in segno di protesta si è cucito le labbra oppure le radiografie di stomaci con corpi estranei della più diversa natura intenzionalmente ingeriti.

copertina uomini come bestie

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