La buona volontà non basta (il caso meningite)

Antonio Panti  dal 1971 ha ricoperto diversi incarichi nella FIMMG, di cui è stato anche Segretario e Presidente Nazionale. Presidente dell’Ordine di Firenze dal 1988. Ha ricoperto cariche nazionali nella Federazione Naz.le degli Ordini, in particolare nella Commissione per le ultime stesure del Codice Deontologico. Membro di numerose Commissioni Ministeriali. Dal 1998 è Vicepresidente del Consiglio Sanitario Regionale.


Antonio PantiSchematicamente. A partire dagli ultimi mesi del 2014 nella nostra regione si è verificato un fenomeno inconsueto che si è accentuato nel 2015 e tuttora prosegue. I casi di meningite sono aumentati da 2,7 ogni milione di abitanti a oltre 11, quasi tutti dovuti a infezione di tipo “C”, sottotipo ST11. I 38 casi del 2015 e gli 11 del 2016 (a fine febbraio) si sono presentati tutti, escluso uno, nella valle a nord dell’Arno, con una diffusione episodica, difficilmente raggruppabile in cluster di comunità; tutti i casi, escluso due, sono da “C” ST11, con letalità alta ma non eccessiva (brave le infettivologie e le intensivologie!); infine la casistica non rispetta l’età consueta per l’infezione da neisseria meningiditis, colpendo fino a oltre i 70 anni. Un quadro non epidemico, anzi da ricomprendere tra gli eventi rari, tuttavia stravagante. Pochi episodi simili in letteratura tra cui uno nel Galles nel ‘98.

Come ha reagito la Regione? La DGRT 85/16, le cui disposizioni sono conosciute dai medici, è una buona risposta scientifica e organizzativa. Procede l’acquisto dei vaccini, le cui scorte sono limitate, e la distribuzione e la somministrazione reggono, sia pur con qualche affanno, grazie anche alla abnegazione dei medici coinvolti, distretti, pediatri, medici generali, di guardia, che hanno spesso supplito alle carenze del sistema pubblico. Infine sono partite due indagini, una retrospettiva e una sui portatori sani, affidate alla ARS. Insomma si è intrapresa una buona strada, sia pur con ritardo; tuttavia qualche riflessione è utile.
La Regione ha affrontato questa situazione con risposte amministrative, secondo i consueti canoni, la commissione vaccini, le procedure per piccoli passi, la valutazione numerica dei casi, la quotidianità. Ma questo non è un caso di scabbia in una RSA o la solita polemica sulle liste d’attesa. La diffusione di una malattia infettiva, subdola, lenta, enfatizzata dai media, e mortale, riaccende archetipi primordiali e ancestrali paure. Se la malattia sottende ancora una colpa individuale, il contagio evoca quella collettiva. L’illusione, fomentata dalla stessa OMS, della vittoria sulle malattie infettive, crolla di fronte alle patologie iatrogene da maluso degli antibiotici oppure quando una nuova infezione appare, AIDS, Ebola, Zika e altre ancora. Il riapparire della meningite non è una carenza sanitaria ma una sorta di rivincita della cieca natura sull’umana hybris.
Allora perché non decidere prima, un anno fa, quel che si è deciso ora? È mancato lo scatto di politica sanitaria. E perché lasciare i medici per mesi senza informazioni dirette? Solo un preciso intervento dell’Ordine ha chiarito i termini del consenso informato e dell’indennizzo in casi avversi. La Regione ha brillato per assenza su temi così dirimenti: un’altra dimostrazione della scadente condizione dei sistemi comunicativi e informatici. Tutto ciò ha provocato un iniziale sbandamento, subito rientrato. Ed ha lasciato spazio a quei medici (pochissimi) che non hanno compreso il richiamo dell’Ordine: in presenza di un’emergenza sanitaria collettiva (e tale è la somministrazione di un vaccino a tutta la popolazione), di fronte a un provvedimento di sanità pubblica (la delibera regionale concordata col Ministero), obbligo dei medici è collaborare con le istituzioni alla attuazione del provvedimento. Il che non ha nulla a che vedere con qualsivoglia inoppugnabile critica gestionale. Il professionista risponde alla legge e alla propria coscienza. L’Ordine tuttavia si è fatto carico di continui stimoli critici verso le ASL e la Regione. La collaborazione non può che essere biunivoca mentre i rapporti con le professioni sanitarie sono ondivaghi. Il che non giova a nessuno, tanto meno al sistema pubblico.

La sanità è intimamente intrecciata con la cultura, la politica e l’economia; ogni cosa in sanità è quella che è – un modo di allocare le risorse, di curare i malati, di cercar di capire le basi scientifiche della malattia e della cura – e anche qualcosa d’altro. La sanità è simbolica. Significa cose diverse per diverse persone, così che non si può definire in modo esclusivamente razionale.

John Lantos
Riformare la sanità americana.
Arco di Giano 15, 1977


La pestilenza infuriò talmente durante il consolato di Gaio Sulpicio Petico e Gaio Licinio Stolone che, per placare l’ira degli Dei, mentre gli animi erano in preda alla superstizione, vennero istituiti spettacoli teatrali, fatto nuovo per un popolo di guerrieri. Era una cosa modesta, senza parti in poesia e gesti che riproducessero i canti, da istrioni fatti venire dall’Etruria che danzavano al ritmo del flauto con movenze non scomposte. In seguito i giovani romani cominciarono a imitarli e quel divertimento entrò nell’uso. Agli attori professionisti fu dato il nome di istrioni dall’etrusco ister che significa attore. (Di fatto i consoli ottennero due scopi, uno, previsto, di distrarre il popolo dalla pestilenza, l’altro, inaspettato, di fondare quattro secoli prima di Cristo il teatro romano, NDR).

Tito Livio
“Ab urbe condita” L. VII, 2


…Confida poi il prelodato Monsignor Vescovo che da qui innanzi cesseranno le cosiddette Processioni di Penitenza, le quali, mentre da una parte sono edificantissime e commoventi, fatte in ore pericolose e a piedi denudati, non possono non produrre dei mali corporali assai gravi, avendoci purtroppo l’esperienza dimostrato che molti, i quali hanno inopportunamente praticato simili devozioni, sono rimasti colpiti dal morbo micidiale… .

Da una Notificazione del Vescovo di Livorno durante l’epidemia di colera del settembre 1835

In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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