110 nuovi colleghi

di Antonio Panti


Antonio PantiDopo la prima sessione dell’esame di stato del 2017, con una simpatica cerimonia, abbiamo iscritto all’Ordine di Firenze 68 colleghe e 42 colleghi raggiungendo così quota 9.400 tra medici e odontoiatri. Qualche giorno prima i laureati nel 1967, riuniti nella sede dell’Ordine, avevano ricevuto una targa a ricordo di 50 anni di professione; mezzo secolo in cui la medicina è radicalmente cambiata. Negli anni Sessanta del secolo scorso gli antibiotici erano una recente conquista, il cortisone e la pillola contraccettiva in commercio da poco, l’unica arma era la radiografia, ciascuno di quei colleghi allora giovani è come se si fosse laureato più volte durante la propria vita professionale, tanti e tali sono stati i progressi scientifici e tecnologici. Negli stessi anni la società è profondamente mutata e si sono affermati i diritti civili mentre esplodeva il femminismo e con il Sessantotto entrava in crisi il principio di gerarchia. La sanità infine veniva profondamente mutata dall’istituzione del servizio sanitario nazionale e il paziente conquistava anche nella medicina il ruolo di cittadino consapevole da cui acquisire il consenso informato. Viviamo un’ulteriore epoca di travolgente sviluppo della medicina e di incombenti cambiamenti politici e sociali di cui non riusciamo neppure a prevedere le conseguenze.
Questo, più o meno, è il quadro che si prospetta di fronte ai nostri nuovi colleghi che aspettano la targa dei 50 anni di laurea nel 2067. Neppure la più ardita fantascienza potrebbe prefigurare quale medicina e che tipo di sanità vivranno i nostri giovani e speranzosi colleghi. E in quale assetto sociale? Di quale figura di medico ci sarà bisogno? Quanto rimarrà dei valori che hanno plasmato la civiltà occidentale e con essa le scoperte della scienza medica moderna? Eppure un filo logico di questo inevitabile passaggio di consegne lo dobbiamo pur trovare. Ai giovani colleghi auguriamo di cuore una vita serena, i migliori successi professionali e un avvenire di pace. Ma il futuro non è un posto dove si va, bensì la vita che ciascuna generazione costruisce con il proprio lavoro, l’onestà intellettuale, la fedeltà a valori morali. Allora pensiamo che una continuità debba esistere tra chi ha 50 anni di medicina alle spalle e chi si accinge ora a percorrere la lunga strada della professione. Tutta la vita davanti: “Andiamo a comandare” come canta un rapper di moda. Ma andare a comandare, cosa ovvia per chi ha meno di trent’anni, è però assai complicato se non si hanno ben in mente gli antichi valori che ispirano la plurisecolare deontologia dei medici.
Certamente l’avvenire si prospetta entusiasmante. L’intreccio delle moderne tecnologie attraverso i big data può realizzare antichi sogni di una medicina personalizzata, capace di individuare la terapia giusta per ogni singolo paziente e di affrontare in modo completamente nuovo problemi finora irrisolti e perfino superare i limiti biologici dell’uomo. I nostri giovani colleghi dovranno essere dotati di grandissima curiosità intellettuale e capaci di studiare quotidianamente, di difendere la propria autonomia di pensiero e di giudizio, di ergersi a custodi della capacità di dubitare in tempi di postverità, di rispettare infine la libertà e la dignità di chi si affiderà alle loro cure.
Bellissimi intendimenti, ma che si caleranno in una sanità sempre più complessa e attenta alla spesa più che ai valori etici. Se proseguirà questo clima di esasperata mercificazione, di burocrazia sempre più invasiva, i nuovi colleghi saranno sempre più ristretti in una dimensione impiegatizia. Eppure, in un contrasto incredibile ma che già viviamo, essi saranno in grado di affrontare con armi efficaci malattie tuttora invincibili. Allora, se un consiglio vogliamo dare ai 110 neomedici, è quello di ribellarsi a questo stato di cose di fronte al quale finora siamo stati acquiescenti o sorpresi o travolti da false beghe.
Il vero problema è che la salvezza della medicina e della sanità, in una parola la salute della gente, è in mano ai medici, se sapranno difendere la relazione umana anteponendola a ogni altro condizionamento. Taglieggiata dai tagli di bilancio e repressa dalla burocrazia, minacciata dagli sprechi e dall’avidità di chi vuol far prevalere l’anarchia di un mercato globale privo di vera concorrenza, solo i nostri giovani colleghi possono salvare la vera medicina che è ancora l’arte di venire in aiuto all’uomo che soffre. Rivendicare il tempo che ci manca e rinnovare un’alleanza con i pazienti, sempre armati della razionalità della scienza contro ogni tentazione antiscientifica. Questo è l’augurio per il prossimo mezzo secolo di professione.

In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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