Appello

Antonio Panti


Antonio PantiAttraversiamo un’epoca di individualismo, di crisi dei valori in cui abbiamo tutti creduto, di sfiducia nel bene comune. E questa frammentazione colpisce tutte le formazioni sociali: i partiti, che dovrebbero rappresentare la sintesi di diverse opinioni all’interno di un’ideologia condivisa, si fanno e si disfano in mille fazioni. Possibile che non vi sia rimedio, un ritorno alla razionalità, alla tolleranza? Anche il mondo medico sembra pervaso dagli stessi spiriti rissosi e, come i celebri capponi di Renzo, non solo non si ragiona in termini di unità della professione, ma si preferisce il conflitto al confronto.
Eppure la medicina, quella professione nella quale tanti hanno impegnato la propria vita, attraversa un periodo di crisi, pur nello splendore dell’esplosione tecnologica e scientifica. Una crisi che dovrebbe, al contrario, promuovere quella riflessione unitaria capace di far sintesi dei legittimi diversi interessi categoriali. I problemi sono sotto gli occhi di tutti e non si affrontano. Pigrizia mentale? Prevalere di una stanca prassi recriminatoria? Calo di orgoglio professionale?
La medicina e i medici vivono all’interno di complessi sistemi produttivi di salute o di contrasto alle malattie, in Italia in un’enorme impresa chiamata Servizio Sanitario Nazionale. Questi sistemi sono in crisi sotto i colpi degli enormi costi delle innovazioni tecnologiche, della minor propensione a finanziare i servizi pubblici, della trasformazione demografica, dei mercati globali, dell’aumento delle disuguaglianze. Non sono questi tanti buoni motivi per chiamare a raccolta i medici, per dialogare con i cittadini, per invertire o trovare rimedi a questa tendenza?
Nello stesso tempo, proprio nel momento dei maggiori trionfi della scienza medica, prevale la diffidenza verso gli esperti, il sospetto di illegittimi interessi, l’ignoranza diffusa verso la scienza, il ritorno ad antichi pregiudizi. Come se il mondo rifiutasse la razionalità e la supremazia della conoscenza sull’ignoranza da cui l’umanità cerca di uscire da secoli e che ritorna prepotente nella post verità dell’immaginario collettivo. Anche questa non è un’altra buona ragione per chiamare a raccolta i medici a difesa dei valori della scienza e della ragione, della verità dei fatti di fronte alla fallacia delle bufale virtuali? La scienza medica rappresenta una delle ultime barriere a difesa della civiltà che, assai più nel bene che nel male, ha segnato il cammino dell’occidente.
Però la scienza medica progredisce troppo in fretta e pone dilemmi etici alla società. Che fare in quella zona grigia quando è raggiunto il limite naturale della vita e la sopravvivenza è affidata soltanto alla tecnologia, né alla natura né alla Divinità? E che dire di fronte alle tecniche di superamento dei confini biologici dell’essere umano, ai dilemmi etici che ne derivano? Anche questi sono temi di riflessione comune e non specialistici perché chiamano in causa la medicina in quanto tale e i medici come soggetti morali oltre che professionali.
Occorre ricostruire una cultura professionale sulla quale ripensare i valori, non per rinunciarvi ma per riviverli in modo che rispondano alle esigenze delle persone. Allora ci accorgiamo quanto sia difficile una riflessione comune tra tutte le organizzazioni della medicina. Che invece è indispensabile per la professione e per la società. Ecco quindi il richiamo all’unità, a non frammentarsi ancora in mille società, associazioni, sindacati. Ciascuno vuole la sua stanza ed è lecito che l’abbia, ma una casa comune, in cui riuscire a pensare ai problemi di tutti, occorre senza dubbio e subito, perché le questioni mediche sono dilemmi di tutti.

In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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