Fare il medico con l’ombrello

Antonio Panti

PantiUn collega telefona per un’informazione: un suo paziente aveva chiesto alla segretaria dello studio di far lasciare al medico una richiesta per un’analisi del sangue per il figlio sedicenne; il padre si era convinto dalla consultazione di Internet e da alcuni comportamenti del figlio che questi “si facesse le canne”. Il collega voleva sapere dall’Ordine se avesse l’obbligo di avvertire il figlio, che altresì non conosceva, in quanto, come tutti gli adolescenti, non aveva mai avuto bisogno del medico di famiglia. La risposta medico-legale è che la responsabilità genitoriale è sempre congiunta (a meno di altra decisione del magistrato) e quindi il collega doveva chiedere il parere della madre prima di rilasciare la richiesta. Inoltre, se sul piano giuridico non esiste un obbligo di informare il minore, sul piano deontologico avrebbe dovuto parlare anche col figlio.
Ma quel che va spiegato al medico è che il problema professionale è ben altro. Se un padre ha dei dubbi di questo tipo, giustificati o no che siano, il primo passo da compiere è chiamare i due genitori e cercare di capire se questi dubbi abbiano qualche fondamento. Certamente bisogna tentare di parlare anche col ragazzo, cosa senz’altro più difficile. Comunque, se qualche ombra di dubbio permane o, peggio, se si pensa che i problemi siano reali, allora è utile inviare la famiglia al servizio dipendenze di zona dove esistono competenze per affrontare queste situazioni, sempre e comunque complesse e complicate. Il primo dovere del medico è la tutela della salute di chi gli si affida. A questo deve subito pensare, non a cavarsela con la semplice prescrizione di un accertamento.
Purtroppo torna spesso alla mente il detto di Montaigne secondo cui vi sono medici che “conoscono assai bene Galeno e assai male il malato”. Per fare il mestiere di medico occorre anzitutto una propensione a preoccuparsi dei problemi della gente, a farsene in qualche modo carico, altrimenti la medicina rischia di diventare una professione amministrativa o notarile e non di aiuto. Insomma è come fare il medico con l’ombrello per non bagnarsi di fronte alla pioggia di mali che incombono sui singoli e sulla collettività in cui capita di esercitare la professione.
Due rischi sovrastano il futuro del medico, anzi sono già presenti e vivi. Da un lato quello di diventare un semplice strumento amministrativo, un solerte funzionario che assolve alle richieste dell’azienda o dei cittadini, dall’altro quello di ridurre il proprio operato alla riparazione della macchina senza tener conto che il danno avviene in un essere umano con tutte le sue molteplici singolarità. Un vero professionista è un’altra cosa. Il mondo non ha bisogno di bravi meccanici o di solerti funzionari ma di “esperti dell’uomo”. Le linee guida si possono “imparare” facilmente, più difficile è “comprendere” il malato, ma questo è il compito del medico. Questa capacità di capire la persona umana è sempre stata la forza della medicina e lo sarà anche in futuro.

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