Le baruffe chiozzotte e il carnevale

Teresita Mazzei

Nel 1762 Carlo Goldoni mandava in scena a Venezia “Le baruffe chiozzotte”, famosa commedia ambientata tra i pescatori di Chioggia e le loro donne alle prese con argute schermaglie e battibecchi amorosi.
Adesso che le “baruffe” ordinistiche si sono composte dopo una campagna elettorale e un’elezione a dire poco movimentata, il Consiglio ha iniziato a lavorare tenendo ben presenti gli obbiettivi che si era prefisso di raggiungere. Ovviamente è stata scelta la politica dei piccoli passi, a fronte della mole di lavoro che quotidianamente deve essere affrontata e gestita al meglio.
Uno degli argomenti fondanti del nostro programma era l’intenzione sempre dichiarata di aprire l’Ordine a tutti i Colleghi che avrebbero potuto trovarvi risposte e supporto, secondo il concetto più volte sottolineato della “casa di tutti i medici” da trasporre concretamente nella pratica di tutti i giorni.  
In attesa che vengano quanto prima “costruite” le Commissioni attraverso le quali coinvolgere in maniera attiva e partecipata il maggior numero possibile di Colleghi interessati a occuparsi dei molteplici aspetti della professione, in questi primi mesi dell’anno la sede di via Vanini ha aperto le porte per alcune iniziative assai interessanti.
Il 22 gennaio la grande Sala al piano terra si è infatti riempita di tanti ragazzi di alcune Scuole superiori di Firenze che hanno preso parte alla presentazione ufficiale del Progetto Alternanza Scuola Lavoro, coordinato dal nostro Ordine secondo il progetto elaborato dai Ministeri dell’Istruzione e della Salute. Alla presenza del Vice Presidente del Senato, Rosa Maria Di Giorgi, sono stati illustrati tutti gli aspetti di questa iniziativa che vedrà impegnati nei prossimi mesi i ragazzi in molteplici attività sia presso la nostra sede che presso le altre realtà coinvolte (Associazione Anelli Mancanti, AOU Meyer, Caritas diocesana di Firenze, LILT, Federazione delle Misericordie della Toscana). Gli argomenti presentati e gli interventi di alcuni dei relatori hanno suscitato l’interesse degli studenti che, dopo una comprensibile ritrosia iniziale, hanno partecipato attivamente con numerosi interventi e domande.
La goldoniana commedia di cui parlavamo all’inizio venne rappresentata anche durante il celebre Carnevale dell’anno che ne vide la luce e proprio a Carnevale, qualche secolo dopo, il Consiglio dell’Ordine ha deciso di ospitare una manifestazione non proprio “istituzionale”. È stato infatti organizzato l’ultima domenica di Carnevale un vero e proprio open day sulla falsariga di quelli che preparano le scuole per illustrare la propria offerta formativa e sono stati invitati tutti i Colleghi con figli e nipoti. L’Ordine ovviamente non ha niente da pubblicizzare però il Consiglio si è attivato per ospitare in locali generalmente adibiti a ben altri scopi un’occasione di festa e di socializzazione tra medici e loro familiari. Durante la giornata sono state quindi organizzate lezioni di tango con prove pratiche aperte a tutti ed esibizioni di Colleghi particolarmente versati in questo ballo. Altri medici si sono esibiti in un affiatato complesso, Asiam Connection Band, che ha suonato alcuni classici della grande musica americana. I ragazzi del Segretariato Italiano Studenti in Medicina hanno messo in piedi un vero e proprio ospedale (con tanto di accettazione, radiologia, laboratorio, corsie ecc.) dove i bambini, molti in maschera, hanno portato pupazzi e bambole che, a loro avviso, avevano bisogno di cure mediche. Tante davvero le persone intervenute per quattro chiacchiere, una bibita e uno spuntino. Alcune foto su questo numero della rivista sono dedicate proprio alla nostra iniziativa carnevalesca (vedi p. 27).
Un simile momento di leggerezza non ci esime certamente dal continuare il nostro impegno nei confronti della categoria senza mai perdere di vista argomenti di capitale importanza come, ad esempio, la questione della laurea abilitante, l’imbuto formativo delle Scuole di Specializzazione oppure i mille problemi dei colleghi più giovani, per i quali il nostro impegno rimane sostanziale. Abbiamo soltanto voluto concretamente aprire la “casa dei medici” a tutti per passare insieme qualche ora spenseriata. Già a fine giornata eravamo contenti di averlo fatto!

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