L’attualità del pensiero del saggio di Kos

di Teresita Mazzei

Kos, isola greca del Dodecaneso situata di fronte all’antica Alicarnasso: nel 460 a.C. Ippocrate vi nasce da Eraclide e Fenarete.
Figura di straordinaria levatura, considerato uno dei padri della Medicina, finalmente intesa come professione autonoma, “scientifica” e non più strettamente interconnessa con il mondo della teologia e della filosofia, Ippocrate ancora oggi accompagna con la sua presenza i medici di tutto il mondo nel difficile rapporto di cura ed empatia con la persona sofferente. Nel corso dei secoli tantissimi altri eccelsi personaggi hanno dato lustro alla professione, ma probabilmente nessuno ha improntato in maniera così totalizzante il nostro agire di medici quanto l’antico Collega di Kos.
In questa ottica, poco importa il valore della diatriba scientifica che ancora oggi dibatte sul fatto che il celeberrimo “Giuramento” sia veramente opera di Ippocrate: è semplicemente affascinante pensare che ne sia lui l’Autore, ancora vivissimo dal suo mare di Grecia accanto alle macchine strabilianti della Medicina contemporanea.
Firenze 24 marzo 2018: per la prima volta nel salotto buono, il Salone de’ Cinquecento della cittadella laica di Palazzo Vecchio, è risuonato il celebre “Giuramento”, come impegno solenne di ogni medico che si affaccia alla Professione.
Vorrei che tutti voi medici lo rileggeste idealmente insieme ai 130 nuovi iscritti, giovani medici ed odontoiatri, che lo hanno proclamato emozionati e compresi ad alta voce prendendo così l’impegno a rispettare i principi e le regole sancite dal nostro Codice deontologico.
Sulla base di questi valori la nostra Professione sarà senz’altro un lavoro buono e utile per i pazienti.


Giuramento Professionale
Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo
Giuro


di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione;
di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui, con costante impegno scientifico, culturale e sociale, ispirerò ogni mio atto professionale;
di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute;
di non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte;
di non intraprendere né insistere in procedure diagnostiche e interventi terapeutici clinicamente inappropriati ed eticamente non proporzionati, senza mai abbandonare la cura del malato;
di perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un’informazione, preliminare al consenso, comprensibile e completa;
di attenermi ai principi morali di umanità e solidarietà nonché a quelli civili di rispetto dell’autonomia della persona;
di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina, fondato sul rigore etico e scientifico della ricerca, i cui fini sono la tutela della salute e della vita;
di affidare la mia reputazione professionale alle mie competenze e al rispetto delle regole deontologiche e di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;
di ispirare la soluzione di ogni divergenza di opinioni al reciproco rispetto;
di prestare soccorso nei casi d’urgenza e di mettermi a disposizione dell’autorità competente, in caso di pubblica calamità;
di rispettare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che osservo o che ho osservato, inteso o intuito nella mia professione o in ragione del mio stato o ufficio;
di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della professione.

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