Le DAT e l’impegno dell’Ordine

Immaginiamo un fermo-immagine cinematografico che ci porti all’interno di un qualsiasi Reparto di Rianimazione di oggi, in un qualsiasi ospedale che accolga malati di qualunque età colpiti dalle più svariate patologie. Siamo in un ambiente ad altissima tecnologia, con macchine di eccezionale complessità che sostengono tutte le funzioni vitali permettendo ai pazienti di sperare in una evoluzione quanto migliore possibile del proprio stato di salute/malattia. I professionisti che lavorano in questo e altri Reparti simili stanno “curando” i propri malati oppure se ne “stanno prendendo cura”? Fino a pochi decenni fa probabilmente questa e altre domande simili sarebbero venute in mente solo a qualche illuminato e visionario pensatore che avesse iniziato a riflettere su fino a dove avrebbero potuto dilatarsi i limiti della scienza medica grazie al progredire della tecnica e delle conoscenze.
Questo “ieri”, in fondo neppure così remoto, è diventato in pochissimo tempo attualità di enorme confronto scientifico, etico, deontologico, sociale, antropologico, politico; un dibattito capace di sconvolgere filosofie e atteggiamenti, appassionante motivo di discussione che si colloca ormai al di fuori, giustamente, del solo campo delle scienze della salute per diventare patrimonio di qualsiasi individuo.
All’articolo 32 della nostra Carta Costituzionale i Padri Costituenti scrissero: nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Sono parole di chiarezza ineccepibile che oggi però devono necessariamente confrontarsi con una realtà profondamente mutata e con situazioni reali diventate nel bene e nel male paradigmi del nostro tempo, come per esempio i “casi” Englaro, Welby, Dj Fabo, tanto per rimanere nel nostro recente ambito nazionale.
Sul numero 12 della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, del 16 gennaio 2018, è stata pubblicata la legge 219/2 dicembre 2017, un testo che cerca di mettere chiarezza in un campo dove tutti i limiti appaiono sfumati e assai difficilmente codificabili. Adesso anche nel nostro Paese viene ufficialmente affermato il principio per cui l’inizio o il proseguimento di qualsiasi trattamento sanitario deve necessariamente essere preceduto dal consenso libero e informato manifestato dal diretto interessato, a eccezione dei casi espressamente previsti dalla legge. Si sostanzia in questo modo la valenza di un acronimo che ormai tutti abbiamo imparato a conoscere, le Disposizioni Anticipate di Trattamento, comunemente definite DAT, che quindi oggi anche in Italia vengono riconosciute e ritenute legalmente valide.
Inevitabilmente la legge 219/2017 viene a incidere sul rapporto medico/paziente, aprendo di fatto la strada a situazioni che fino a poco tempo fa potevano soltanto essere ipotizzate. Di conseguenza non si possono più evitare domande come “cosa cambia adesso per i medici?”, “cosa per le persone colpite da malattie croniche e invalidanti?”. E ancora, “come si dovranno muovere le famiglie degli ammalati e i tutori dei pazienti minorenni o incapaci di intendere e volere”?
Si tratta evidentemente di interrogativi di eccezionale complessità che richiedono una sensibilità e un’attenzione particolare da parte di tutti i medici di fronte a situazioni che coinvolgono l’essenza stessa dei sentimenti umani più profondi e personali. I medici pertanto dovranno “studiare” queste innovazioni per essere pronti a dirimere dubbi e mettere in pratica in ogni caso comportamenti deontologicamente e scientificamente corretti.
L’Ordine, ben conscio delle difficoltà di un simile scenario, ha offerto una prima risposta organizzando il 31 maggio un Convegno dal titolo La legge 219/2017, norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” durante il quale si sono confrontati medici di diversa formazione, filosofi, bioeticisti, teologi e avvocati alla ricerca di una chiarezza complessiva oggi quanto mai necessaria.
L’impegno del Consiglio in materia continuerà in futuro all’interno delle Commissioni Ordinistiche e dei Gruppi di Lavoro allo scopo di creare momenti di incontro, discussione e dibattito su temi che inevitabilmente impattano con forza sulla nostra attività quotidiana. Toscana Medica e le News elettroniche saranno sempre disponibili ad accogliere idee e suggerimenti.

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