Anche i medici avranno i loro stati generali

di Teresita Mazzei

Il Consiglio Nazionale della FNOMCEoO ha recentemente deciso di organizzare per il prossimo anno gli Stati Generali della Professione Medica, iniziativa quanto mai meritoria anche se per il momento forse ancora carente di una precisa caratterizzazione concettuale e metodologica.
Cercando nella memoria degli anni di scuola, con l’inevitabile supporto odierno della Enciclopedia Treccani, veniamo a (ri)sapere che il 10 aprile 1302 nella Cattedrale parigina di Notre-Dame il Re di Francia Filippo il Bello convocava per la prima volta appunto gli Stati Generali, vale a dire l’assemblea dei rappresentanti di clero, nobiltà e del cosiddetto “Terzo Stato”, cioè la borghesia. In questa riunione vennero presentate al sovrano le lamentele (i celebri cahiers de doléances) e le richieste che provenivano appunto dalle tre categorie prima ricordate; subito dopo il consesso si scioglieva senza aspettare la regale risposta.
Ancora la Treccani inoltre ci informa che “dal 1484 gli Stati Generali furono convocati periodicamente e intervennero nella deliberazione e ripartizione delle imposte. L’ultima convocazione si ebbe nel 1879 quando gli Stati furono trasformati in un’Assemblea nazionale costituente”.
Riportando il contesto storico al momento attuale, se immaginiamo che nei moderni Stati Generali della Sanità i rappresentanti di clero, nobiltà e borghesia siano tutti i medici resta oggettivamente più difficile a chi attribuire con convinzione il ruolo del Re, alla politica, alle amministrazioni pubbliche e private, alla società civile, ai medici stessi in una sciagurata visione autoreferenziale oppure, certamente meglio, ai nostri pazienti?
A parte queste caratterizzazioni di ruoli e prerogative, non si può certamente ignorare che i medici oggi sentano profondamente l’esigenza di ripensare dall’interno e dal profondo la propria professione, in periodi di vertiginosi cambiamenti sia tecnico-scientifici che culturali nel senso più esteso del termine.
Da diverso tempo ormai siamo consapevoli che la professione medica con il suo bagaglio enorme di scienza e arte appare in crisi, quasi come se il mondo corresse globalmente a  una velocità impossibile da mantenere per chi da sempre è stato formato soprattutto per prendersi cura e curare i propri simili.
Verrebbe quasi da pensare, in maniera ovviamente provocatoria, che qualche tempo fa fare il medico forse era più facile, in fondo bastava conoscere il corpo umano, per lo meno i rudimenti del suo funzionamento, avere un grande spirito di osservazione e generose doti di umana comprensione e il più era fatto!
Certo poi le cose sono cambiate, i medici sono diventati dirigenti e hanno dovuto imparare a familiarizzare (più o meno) con concetti come “processo di budget”, “management sanitario”, “gestione del personale”, “organizzazione dei processi di lavoro”, “appropriatezza della spesa e degli interventi di cura”, “allocazione delle risorse” e via discorrendo.
Parimenti, andando a dissolversi il vecchio modello ippocratico, è cambiato profondamente il rapporto con i pazienti, oggi giustamente sempre più informati, attenti ai cambiamenti, viaggiatori frenetici della Rete attratti inevitabilmente dalle “novità” di Doctor Google o dalle ultime notizie, più o meno fake, in campo medico.
Ancora. I medici, sempre più svuotati dell’antico ruolo sociale e sempre più privati di giusta considerazione economica, devono tutti i giorni confrontarsi con questioni di eccezionale rilevanza tra le quali, citando volutamente a caso, le mille problematiche della responsabilità professionale, gli aspetti deontologicamente delicatissimi del fine vita, dell’accanimento terapeutico, del condizionamento delle scelte di cure causato dalla scarsità delle risorse disponibili, il panorama sempre più grigio del mercato del lavoro e l’incombente scarsità di professionisti attesa già per i prossimi anni, il rapporto non sempre idilliaco con gli organi di stampa e con le altre professioni sanitarie.
A tutto questo si aggiunge, fenomeno relativamente recente ma di assoluta importanza, il rischio concreto, come riporta sempre più spesso la cronaca, di essere materialmente aggrediti e financo uccisi durante un turno di lavoro in un qualsiasi Pronto Soccorso o in una più o meno sperduta postazione di Guardia medica.
Come si può notare le ragioni dei medici per organizzare i propri Stati Generali dove presentare i cahiers de doléances insieme alle possibili soluzioni sono molte e tutte ben giustificate.
La FNOMCeO chiede che il processo che dovrà portare all’appuntamento del 2019, inizi da subito a livello periferico, proprio come succedeva nella Francia di tanti secoli fa, coinvolgendo gli iscritti di tutti gli Ordini provinciali: a questo livello dovranno essere elaborate istanze, suggerimenti, richieste e raccolti malumori, problematiche e preoccupazioni di tutti.
L’impegno della Presidenza e del Consiglio del nostro Ordine in questo ambito sarà nei prossimi mesi assolutamente garantito.

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