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A cosa servono o a cosa dovrebbero servire gli Stati Generali della professione medica: un aggiornamento e qualche idea

di Teresita Mazzei

L’editoriale pubblicato sul numero 8 (agosto-settembre) di “Toscana Medica” dello scorso anno era dedicato agli Stati Generali della professione medica, un’iniziativa all’epoca ancora piuttosto vaga nei contenuti e dai contorni non troppo definiti. Adesso le cose sono notevolmente avanzate, pertanto credo sia giusto dedicare un po’ di spazio a questo che si configura come un evento di eccezionale importanza nella storia della nostra professione. Non per niente Ivan Cavicchi ne parla così: “Non si tratta della solita formale, quanto spettacolare, conferenza nazionale della professione, quindi sul piano pratico inconseguente ma, al contrario, di uno straordinario momento deliberativo, aperto all’intera professione, in tutte le sue forma, espressioni e organizzazioni che, alla fine di un percorso progettuale condiviso, delibererà una piattaforma sulla ridefinizione operativa del medico e della medicina, da oggi al futuro”. 

Vorrei quindi adesso tornare sull’argomento, lasciando per un attimo da parte le poderose 100 tesi per discutere il medico del futuro elaborate dallo stesso Cavicchi su impulso e indicazione della FNOMCeO per limitarmi a illustrare alcuni concetti suggeriti dalla definizione adesso riportata.

La prima considerazione è legata all’aggettivo “spettacolare” riferito all’iniziativa prossima ventura. Credo che oggi il medico non abbia alcun bisogno di rendere spettacolare il proprio lavoro, troppo spesso portato alla ribalta dei media per episodi quasi mai edificanti. Nessun professionista può infatti essere legittimamente contento di essere diventato “famoso” perché indagato in qualche procedimento giudiziario dalla maggiore o minore visibilità mediatica, di essere stato percosso dai parenti di un paziente insoddisfatti del suo operato oppure aggredito, ferito o magari ucciso in qualche sperduta postazione di quella che un tempo era conosciuta come “Guardia medica”. Ben altro valore hanno invece le luci accese su qualche importante scoperta o su qualche risultato clinico di eccezionale rilievo che a buona ragione giustificano e sostanziano la “spettacolarizzazione” di una professione troppo spesso poco considerata e valorizzata.

La seconda considerazione si riferisce al “percorso progettuale condiviso” al termine del quale emergeranno le conclusioni degli Stati Generali. Il concetto di condivisione è assai interessante e certamente degno della massima considerazione, però in questi tempi agitati sembra avere qualche difficoltà ad adattarsi al mondo della nostra professione. Talvolta, infatti, l’impressione che la classe medica oggi può dare è quella di essere, erroneamente si badi bene, un corpo solo con tante teste, ognuna senziente e più o meno autonoma. Ecco quindi che sulla scena odierna si mescolano i giovani medici in cerca di lavoro, quelli anziani che non sanno come barcamenarsi per afferrare l’agognata pensione, i colleghi dei Pronto Soccorso e del 118 che lavorano in trincea, quelli della medicina generale alla rincorsa continua del tempo che manca e in fuga dalla burocrazia sempre più asfissiante e via elencando. Mettere d’accordo tutte queste figure all’interno di un progetto organico e condiviso può apparire opera ardua e per questo la FNOMCeO ha chiesto la massima collaborazione agli Ordini provinciali che degli Stati Generali dovranno costituire una delle assi portanti. Firenze ovviamente farà la propria parte.

Terza considerazione. Quando tutte le tessere del mosaico saranno andate a posto si dovrebbe arrivare alla già citata “ridefinizione operativa del medico e della medicina, da oggi al futuro”. Ecco, quello che lascia perplessi sono proprio i concetti di “oggi” e di “futuro”. È probabile che gran parte dei medici viva il proprio oggi quotidiano senza grande entusiasmo e grande aspettativa, immersi come siamo in un clima viziato fatto di scarsa considerazione sociale, aziendalismo sfrenato, contratti bloccati da anni, lacci e lacciuoli sbandierati dai politici di turno e per questo verosimilmente poco interessati a un futuro più o meno radioso. Eppure il futuro, non fosse altro per l’impressionante progredire di scienza e conoscenze, dovrebbe essere molto più di una semplice ipotesi, una dimensione nella quale poter disporre veramente di una Medicina rigenerata con al centro il nuovo/antico binomio del medico con il proprio paziente.

Il Presidente FNOMCeO Anelli scrive che “il nostro obiettivo politico è superare la crisi professionale e mettere in sicurezza deontologica la professione, guardando al futuro”.

Difficile non condividere.

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