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Le condanne ai tempi dell’ECM: riflessioni propositive

di Teresita Mazzei


L’articolo 19 del nostro Codice Deontologico, che tratta di “Aggiornamento e formazione professionale permanente”, recita testualmente: “il medico nel corso di tutta la sua vita professionale persegue l’aggiornamento costante e la formazione continua per lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze professionali tecniche e non tecniche, favorendone la diffusione ai discenti e ai collaboratori. Il medico assolve agli obblighi formativi. L’Ordine certifica agli iscritti ai propri Albi i crediti acquisiti nei percorsi formativi e ne valuta le eventuali inadempienze”.

Medici e Ordini (insieme quindi a discenti e collaboratori) si trovano dunque ancora una volta legati indissolubilmente all’interno di quello straordinario contenitore di norme e precetti, il Codice Deontologico, che regolamenta e sostanzia ogni aspetto del nostro essere medici.

Il fatto di essere un obbligo deontologicamente codificato ovviamente considera l’aggiornamento professionale una tutela imprescindibile di un bene così importante, la salute di ognuno e di tutti, da essere addirittura garantito dalla nostra Carta costituzionale che come tutti sanno all’articolo 32 riporta “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

Per poter esercitare pienamente “in scienza e coscienza” la nostra professione è quindi necessario un continuo impegno, uno sforzo costante per arricchire il nostro sapere degli enormi progressi che la Medicina compie quotidianamente in tutti i suoi settori.

Fatte salve queste premesse di carattere deontologico e giuridico, ricordiamo alcune tappe importanti nella vita recente dell’Educazione Continua in Medicina che, si legge sul sito Agenas, rappresenta il “processo attraverso il quale il professionista della salute si mantiene aggiornato per rispondere ai bisogni della salute, alle esigenze del Servizio sanitario e al proprio sviluppo professionale”.

Nel 2002 si dà dunque avvio al programma nazionale di ECM sulla scorta delle indicazioni contenute nel D.lgs 502/1992 integrato dal D.lgs 229/1999 che avevano sancito l’obbligo della formazione continua per i professionisti della sanità.
Dal 1° gennaio 2008 la gestione amministrativa del Programma ECM e il relativo supporto alla Commissione Nazionale per la Formazione Continua si trasferiscono dal Ministero della Salute all’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas).

Con il passare del tempo la situazione si è ampliata a dismisura e i medici hanno cominciato a doversi confrontare con termini nuovi e talvolta, diciamo, non proprio chiarissimi quali “provider”, “crediti formativi”, “e-learning”, “formazione a distanza”, “accreditamento”, “obbligo formativo” ed è contemporaneamente iniziata la ricerca di tutte quelle iniziative, discutibili in alcuni casi, che potessero comunque garantire l’auspicato incremento del personale tesoretto ECM di ogni professionista.

Bisogna riconoscere che la questione ECM, seppure ben identificata all’interno di precisi limiti di legge e deontologia, per molto tempo ha faticato a vedersi riconosciuta la propria reale importanza e ha continuato ad andare avanti in tono sommesso, quasi fiammella a covare sotto la cenere dei mille adempimenti che gravano sulle spalle dei medici di oggi.

Proprio pochissimo tempo fa però la fiamma ha ripreso vigore, l’incendio si è sviluppato e le nostre ansie in ambito ECM si sono manifestate in tutta la loro importanza.

La storia è presto detta. Siamo ad Aosta dove un odontoiatra subisce un procedimento disciplinare da parte del locale Ordine in seguito alla denuncia di un paziente per una lesione causata da condotta colposa durante un intervento. Durante il procedimento emerge che l’accaduto poteva essere almeno in parte addebitato a mancanze connesse con il mancato aggiornamento da parte del professionista. Da qui la decisione dell’Ordine di erogare la sanzione della sospensione per una durata di sei mesi. Il Collega decide di opporsi e presenta ricorso alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni sanitarie, in pratica l’organo di seconda istanza che interviene dopo il primo pronunciamento degli Ordini provinciali. La Commissione rigetta però il ricorso e conferma la sospensione, riducendone però la durata da sei a tre mesi, in considerazione del fatto che il professionista aveva negli anni precedenti, seppure in maniera incompleta, adempiuto all’obbligo formativo.

La vicenda di Aosta, a parte l’inevitabile e poco gradita ribalta mediatica, ha avuto tuttavia il pregio di attirare l’attenzione su una questione di innegabile rilevanza: purtroppo la percentuale di medici che adempie correttamente agli obblighi ECM è ancora oggi drammaticamente bassa, con tutto quello che consegue quando, come nel caso di Aosta, qualcosa nel processo di diagnosi o cura vada sfortunatamente male.

Oggettivamente anche i tempi difficili di questi nostri anni non aiutano noi professionisti se è vero che, ad esempio, i budget delle aziende in molti casi non permettono di garantire la formazione dei propri dipendenti secondo quanto previsto dalle norme vigenti.

Sarebbe però importante che dall’episodio di Aosta ciascuno di noi traesse l’insegnamento di collegare positivamente l’obbligo del raggiungimento di un certo punteggio ECM con la parte fondante della nostra professione e cioè il poter offrire al nostro paziente il migliore aiuto per i propri bisogni di salute. Migliore significa competente, ma anche e soprattutto aggiornato e al passo con il progredire della conoscenza medica. Il compito non è facile ma ci deve vedere tutti uniti e impegnati in questo proposito di doverosa crescita professionale: l’Ordine sta organizzando un numero elevato di convegni formativi.

Sul nostro sito: www.ordine-medici-firenze.it troverete un elenco puntuale degli eventi completamente gratuiti.

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