medici e medicine

Quanti sono i medici e quante le medicine?

DI TERESITA MAZZEI

 

I medici che nei poemi omerici, dimostrando una sorprendente conoscenza del corpo umano, curano le ferite di eroi e guerrieri. Ippocrate e la sua sconvolgente innovazione, gli scienziati arabi medievali e i grandi anatomisti del Rinascimento, gli studiosi dell’Ottocento e i visionari della moderna trapiantologia. E ancora l’umanissimo dottor Manson di Alberto Lupo e il cialtrone dottor Terzilli di sordiana memoria, i professionisti dell’emergenza in “prima linea” e i bellocci di Grey’s Anatomy, l’infinita e talvolta poco credibile scienza del Doctor House e la scaltrezza del dottor Knock, capace in poco tempo di fare credere malato un intero villaggio di gente invece per lo più sana.

Quanti sono oggi i medici, veri o inventati in libri e cinema, che ogni giorno si adoperano per garantire al meglio la salute delle popolazioni, per studiare, prevenire, curare e possibilmente guarire le malattie? E poi quante e quali sono le Medicine che essi esercitano? Lavorare al chiuso di un laboratorio alla ricerca dell’infinitamente piccolo, in una corsia d’ospedale, sul territorio o tra i disagi di un Paese in via di sviluppo vuole intrinsecamente dire essere sempre e comunque il “medesimo” medico?

Nel nostro tempo di scarse certezze e di altrettanto rarefatte conferme sono domande di un certo peso che possono finire per condizionare il senso profondo della professione.

Gli Stati Generali della Medicina che in questo periodo hanno iniziato il loro lavoro potrebbero fornire qualche esauriente risposta in merito: quando tutte le 100 Tesi che contengono gli argomenti oggetto di discussione approfondita saranno state sviscerate si arriverà a disegnare una vera e propria “ridefinizione operativa del medico e della medicina da oggi al futuro” e forse molte cose saranno allora più chiare.

Alcuni argomenti sono già stati affrontati dagli Stati Generali e, seppure ancora in assenza di documenti conclusivi, una certa quantità di considerazioni può essere fatta.

Prendiamo ad esempio la questione della cosiddetta “crisi della medicina”, uno dei primi argomenti della discussione attualmente in corso nel nostro Paese.

Che la medicina moderna sia oggi complessivamente in crisi in ogni parte del mondo è cosa facile da sostenere e dimostrare e ogni medico ben conosce il proprio particolare e personalissimo tipo di crisi.

Ampliando adesso il concetto, la crisi può manifestarsi sotto moltissime spoglie.

Ne cito solamente alcune in un elenco forzatamente incompleto: le problematiche legate al vertiginoso progredire delle scienze e delle tecnologie, la crisi della professione medica di fronte ai cambiamenti sociali, politici e giuridici, le preoccupazioni dei professionisti della salute per il progressivo ridursi della propria autonomia, l’incertezza sul futuro lavorativo o pensionistico, il più o meno generalizzato declino dei sistemi sanitari regionali e nazionali, la malaugurata sovraesposizione mediatica, il non sempre sereno confronto tra medici e magistrati, l’aziendalizzazione sfrenata della Sanità e il tempo che manca da dedicare ai pazienti.

Le conclusioni alle quali addiverranno i documenti elaborati sulla materia dai gruppi di studio degli Stati Generali si indirizzeranno verosimilmente verso un coinvolgimento il più partecipato possibile dell’intera società (scenario al cui interno il medico svolge in mille maniere diverse la stessa antichissima professione), con il confronto diretto e partecipato con i cittadini (non necessariamente solo e sempre pazienti!), i mezzi di comunicazione di massa, i social networks, la politica, l’ordinamento giudiziario e gli ambiti accademico e formativo.

Per fortuna il ruolo sociale del medico, a dispetto di tanta negatività, è ancora oggi ben definito e altrettanto ben riconosciuto: nell’epoca della Medicina 2.3 o addirittura 4.0 e dell’Intelligenza Artificiale, azioni come indossare il camice, auscultare, ascoltare, palpare e ispezionare organi e apparati continuano a tenere vivo il rapporto unico tra chi ha scelto di curare e chi gli si avvicina per trovare aiuto o conforto.

 

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