La quasi magistra di Salerno e le ricerche sul web

di Teresita Mazzei

Nella Salerno dell’XI secolo, sede della prestigiosa Schola medica, esercitava la professione di cura una certa Trotula che, seppure priva di qualsiasi riconoscimento accademico, godeva tuttavia di una così grande fama da venire dalla popolazione considerata una quasi magistra. Lasciando da parte le ipotesi sulla sua reale esistenza storica, talvolta messa in dubbio, l’antica Collega era famosa, tra l’altro, per alcune intuizioni che all’epoca non dovevano sembrare poi così scontate come, ad esempio, la raccomandazione di proteggere il perineo durante il travaglio di parto ed eventualmente suturarlo in caso di lacerazione.

Con un’ideale macchina del tempo arriviamo ai giorni nostri e tramite web cerchiamo su BMJ del 2017 un numero dal titolo assai intrigante, Comparison of postoperative outcomes among patients treated by male and female surgeons: a population based matched cohort study. A questo possiamo aggiungere l’altrettanto stimolante contributo su JAMA Intern Med del medesimo anno intitolato Comparison of hospital mortality and readmission rates for Medicare patients treated by male vs female physicians.

Il significato di questo strano viaggio, così stravagante nei suoi punti di partenza e arrivo, serve a concentrare l’attenzione sull’importanza innegabilmente sempre maggiore delle donne in tutti i campi della medicina. Da qui inevitabilmente si arriva poi ai famosi Stati Generali della Professione Medica fortemente voluti dalla FNOMCeO e attualmente in pieno svolgimento in tutto il Paese.

Pertanto, se a Salerno secoli fa ben volentieri ci si affidava alle cure di Trotula e se oggi le evidenze scientifiche dimostrano che i pazienti seguiti da medici donne presentano dei risultati statisticamente migliori rispetto a quelli seguiti da medici uomini, non possono che avere un senso le molte domande che affollano la discussione attuale.

Ne cito alcune. È possibile declinare la “medicina al femminile”, cioè caratterizzare il suo esercizio a partire dalle caratteristiche delle donne medico? Quali problemi contrattuali e di organizzazione del lavoro pone la femminilizzazione della professione medica? Se la crisi della professione è trasversale ai generi, che valore hanno i concetti di femminilizzazione della medicina e di medicina al femminile? E ancora. La medicina al femminile è la risposta alla “questione medica”?
La crescita del numero delle donne medico è un fatto oggi innegabile: quali sono i problemi che pone e le possibilità che apre?

Si tratta di quesiti ponderosi e certamente di grande attualità le cui risposte attese dagli Stati Generali saranno sicuramente utili a tratteggiare al meglio una situazione in vorticoso e costante cambiamento.

Il panorama attuale ci parla infatti di un numero sempre maggiore di donne medico, oggi in Italia circa 176.000 che nella fascia di età al di sotto dei 50 anni hanno già superato i colleghi maschi. Questa situazione, ancora più evidente quando le classi di età diminuiscono, si sostanzia visivamente nel modificato rapporto donne/uomini che si vede negli ultimi anni durante le cerimonie per il giuramento e l’iscrizione agli Ordini dei giovani neolaureati.

Se i nostri camici stanno diventando sempre più rosa, sfortunatamente non si può però affermare che le donne abbiano parimenti acquisito maggiori prerogative rispetto ai colleghi maschi: contestualizziamo questa osservazione considerando, ad esempio, quante sono a oggi in Italia le donne presidente di Ordine oppure quelle che ricoprono ruoli di vera responsabilità in ospedale o negli organigrammi delle Aziende Sanitarie. Altri dati interessanti in questo senso possono essere ricavati dalla valutazione uomo/donna delle possibilità di carriera oppure delle effettive retribuzioni economiche nei due gruppi.

Ma è innegabile che qualcosa stia oggi cambiando nella nostra professione, seppure in tempi di enormi problemi e ingombranti cambiamenti socio-antropologici.

Ce lo ricordano ogni giorno, ad esempio, la sempre più valorizzata medicina di genere con le mille sfumature che in tanti ambiti dei percorsi di diagnosi e cura precisano i concetti di sesso e di genere oppure lo sgomento che inevitabilmente monta di fronte alle aggressioni verbali e fisiche che sempre più spesso vedono malaugurate protagoniste colleghe di ospedali, servizi e guardie mediche.

È pertanto giusto che la nostra professione si confronti in maniera seria e propositiva con le istanze dell’evidente femminilizzazione della medicina. è doveroso che si possano individuare realmente strumenti di aiuto e sostegno per le donne medico, pensare agli asili sui luoghi di lavoro o prevedere maggiore flessibilità di orario in presenza di allattamento o figli ancora piccoli senza per questo “rimanere indietro” nella carriera.

Approfittiamo allora dell’opportunità fornita dagli Stati Generali: gli Ordini sono pronti a raccogliere e trasmettere a livello centrale le richieste e le necessità di chi tutti i giorni si dedica alla cura degli altri.

Con la saggezza dell’antica pratica quotidiana, Trotula da Salerno certamente approverebbe!

 

 

 

Fonte immagine: https://www.vesuviolive.it/cultura-napoletana/147209-trotula-de-ruggiero-la-donna-medico-della-storia-salerno/

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