Perchè si fanno le riforme

Antonio Panti  dal 1971 ha ricoperto diversi incarichi nella FIMMG, di cui è stato anche Segretario e Presidente Nazionale. Presidente dell’Ordine di Firenze dal 1988. Ha ricoperto cariche nazionali nella Federazione Naz.le degli Ordini, in particolare nella Commissione per le ultime stesure del Codice Deontologico. Membro di numerose Commissioni Ministeriali. Dal 1998 è Vicepresidente del Consiglio Sanitario Regionale.


Antonio Panti

Quando si interviene drasticamente su un’organizzazione significa che qualcosa di importante è cambiato. Nel servizio sanitario la domanda si trasforma per l’invecchiamento della popolazione e per molti altri motivi, mentre il finanziamento diminuisce anche per la minore propensione dei sistemi politici a farsi carico dei valori della solidarietà e dell’uguaglianza propri del secolo passato, infine l’offerta di prestazioni muta radicalmente per il travolgente sviluppo delle conoscenze e della tecnologia. Così anche la nostra Regione deve cambiare l’organizzazione della sanità per mantenerne le finalità di fronte alla diminuzione del finanziamento, alla pressione di una domanda diversa e alle continue, costosissime innovazioni.
Le vecchie mutue furono travolte dagli enormi debiti e dall’avanzare di nuovi e più incisivi diritti. Negli anni settanta gli ospedali si trasformarono da opere di beneficenza a enti regionali, nacque poi il servizio sanitario per rispondere alla richiesta di universalità e di uguaglianza, in seguito fu necessario, con successive leggi, introdurre nella sanità il concetto di impresa produttiva, fondandone il funzionamento sull’appropriatezza e definendo i LEA quali “prestazioni scientificamente validate”. L’organizzazione del sistema cambiò drasticamente negli anni novanta ma non tanto da resistere all’urto delle novità e senza adeguarsi ai moderni strumenti, quale la digitalizzazione sempre rimasta a metà del guado.
La Regione Toscana ha deciso, come la Lombardia, di procedere a una importante riorganizzazione riducendo il numero delle Aziende. Un primo apprezzabile passo che, purtroppo, a causa dell’antiquata e corporativa legislazione nazionale non ha potuto essere completata con l’unificazione in un’unica azienda delle ASL territoriali con quelle ospedaliero-universitarie.
La proposta toscana riguarda altre rilevanti decisioni inerenti la funzionalità del territorio e il governo clinico, nonché il tentativo, per ora assai flebile, di fondare il sistema delle cure sul percorso del paziente, valutato non solo dal punto di vista clinico ma anche della sostenibilità. Ma questa legge rischia di restare solo organizzativa e ciò non basta.
Infatti, dal punto di vista della gestione del servizio, si dovrebbero porre traguardi più moderni e ambiziosi. Si dovrebbe far funzionare l’ospedale sette giorni su sette, le AFT per le 16 ore previste dalla legge Balduzzi, modellare tutta l’organizzazione sul fatto che la produttività dei servizi medici è solo parzialmente dipendente dalla tecnologia; in realtà il medico deve avere tempo a disposizione per il paziente, se la relazione ha ancora un senso. La produzione della sanità implica una produttività fondata sul tempo disponibile per la correttezza e completezza delle prestazioni. Ma tutto ciò non basta per una reale innovazione.
In realtà ancora gli esiti delle cure mediche non sono così conosciuti da fondarvi sopra un’efficace assegnazione delle risorse. Tra l’incremento della domanda di prestazioni e il minor finanziamento, ciò che mette veramente in crisi qualsiasi tipo di assistenza pubblica o privata è l’aumento esponenziale dei costi dell’innovazione.
Allora i risultati delle cure sono essenziali altrimenti non sapremo mai come allocare le risorse in modo da renderle produttive per la salute dei cittadini. I costi incrementali riguardano essenzialmente farmaci e dispositivi, ma i risultati dipendono dall’organizzazione, dal coinvolgimento dei professionisti, dalla formazione, dalla relazione con i pazienti, dalla capacità politica di rinnovare un patto con la cittadinanza sui limiti della medicina.
Una vera riforma non può che fondarsi sulla valutazione degli esiti e questa dipende infine dalla capacità dei medici di rispondere dei propri atti rivendicando una concreta autonomia. Difficile è far capire ai cittadini e agli amministratori come si sta evolvendo la medicina, tentare è però essenziale per garantire in futuro la professione e la salute.

In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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