Il colesterolo come rischio: qualche novità che fa dibattere

Antonio Panti


Antonio PantiOrmai non vi è dubbio che il tasso di colesterolo presente ha una relazione lineare con il rischio cardiovascolare del soggetto. È quindi un fattore di grande importanza in quanto si è visto che ridurne il livello provoca un pari beneficio sul numero di eventi cardiovascolari. Quindi affrontare il problema dell’ipercolesterolemia è importante sia in prevenzione primaria che, a maggiore ragione, in quella secondaria. Tutti i medici sanno, e i nostri esperti lo confermano, che questo dato incontrovertibile va inserito però nei diversi fattori di rischio peculiari di ogni singolo caso: il fumo, la sedentarietà, l’alimentazione errata, il potus, lo stress psicofisico, per non aggiungere l’ipertensione e il diabete, fattori diversamente di grande rilevanza. L’ipercolesterolemia poi può essere francamente genetica, omozigote assai più rara e con valori elevatissimi, eterozigote più frequente e meno elevata.
Questo quadro fa immediatamente pensare alla necessità di agire sugli stili di vita. E questo rappresenta uno dei compiti più complessi del medico di famiglia perché, nel poco tempo che l’imperante burocrazia moderna consente di dedicare al malato, è difficile stabilire quella relazione umana che porta al convincimento e alla condivisione degli scopi della cura. Ricordiamo tutti che per quanto sia importante riportare il colesterolo nei valori di base, ciò non basta se non è accompagnato da opportune modifiche degli stili di vita, così come questi, affrontati da soli, non sarebbero sufficienti. Abbiamo oggi farmaci molto importanti per affrontare questo problema: le statine che forse sono ancora sottousate nella prevenzione degli eventi cardiovascolari. Capita talora che i pazienti si rivolgano ai più vari integratori, ai nutraceutici, ad ogni tipo di fitoterapia con una sorta di approccio fideistico al problema, sicuramente più dannoso che benefico.
È da ricordare infine come la compliance del paziente si raggiunga con un lungo lavoro congiunto fra medici ed infermieri, che si esprime al meglio nella medicina di iniziativa. Tuttavia oggi nuovi farmaci si affacciano all’orizzonte con una azione metabolica completamente diversa, quella di favorire il riciclo delle proteine di trasporto del colesterolo. Questi farmaci hanno il vantaggio di essere somministrati sottocute con periodicità mensile o quindicinale e sicuramente portano un grosso miglioramento nei casi di ipercolesterolemia genetica o dove vi sia un fallimento di altre terapie. Il problema, come spesso accade, è il costo di questi farmaci, per cui il rapporto con i benefici deve essere ben chiaro per poterlo usare in modo più ampio. Attualmente i dati a nostra disposizione ci mostrano semplicemente il notevole abbassamento del tasso di colesterolo in queste particolarissime situazioni. Altresì il farmaco è troppo recente perché siano prodotti altri dati di outcome non surrogati. È evidente che questo problema è inserito in una delle questioni più grandi della medicina moderna: l’aumento dei costi e delle innovazioni. Il problema vero è capire che cosa sia l’innovazione e quanto sia logico sul piano della sostenibilità abbandonare il vecchio per il nuovo. Quindi la novità c’è: bisognerà aver più dati prima di deciderne l’uso che altresì sembra meritare.

Si ringrazia AMGEN SRL
per aver contribuito alla realizzazione della presente pubblicazione

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Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

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per il proprio contributo non condizionante.

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