L’artrite reumatoide precoce ed aggressiva

Antonio Panti

Antonio PantiL’artrite reumatoide è una malattia non diffusissima ma neppure rara. La prevalenza dovrebbe essere di circa 300.000 casi in Italia. Ma, di questi, solo una minoranza presenta quella disabilità precoce e quella aggressività sistemica che ne fanno una patologia veramente grave ed importante e costosa sul piano umano e sociale. Infatti si calcola che i costi diretti sanitari non superino il 25% dei costi complessivi della malattia, la maggior parte dei quali è rappresentata invece da oneri sociali compreso la perdita del lavoro. Per questo i nostri esperti hanno insistito molto sulla precocità e rapidità della diagnosi e del corretto approccio terapeutico, proprio perché anche elevati costi sanitari possono diminuire complessivamente il peso previdenziale della malattia sulla società. L’artrite reumatoide è una malattia a predisposizione genetica, nel cui determinismo fattori epigenetici influiscono decisamente. Tra questi una particolare importanza riveste il tabagismo.
A questi livelli di gravità, il quarto secondo le classificazioni internazionali, oltre alle gravi erosioni cartilaginee grosse, sono importanti le complicanze in particolare vascolari e polmonari. Ecco l’importanza di cogliere i segnali premonitori, (le cosiddette red flags), la rigidità mattutina, l’erosione simmetrica delle piccole articolazioni, il segno della gronda e l’aggravamento in pochi mesi. Il medico di famiglia deve cogliere questi segni, effettuare i primi accertamenti ematochimici e , se del caso, inviare subito allo specialista, secondo un PDTA, che prevede un secondo livello ospedaliero e un terzo livello nelle aziende miste, mentre il primo livello è costituito dagli stessi medici di famiglia. È evidente l’importanza dell’approccio terapeutico che, secondo una scalarità ben ricordata nella discussione, porta nei casi più gravi all’utilizzo dei farmaci biologici, secondo terapie combinate che, se ben condotte, agiscono sulla malattia ed evitano ripetuti ricoveri. L’uso di corrette linee guida, che la società scientifiche nazionali si sono già date e che la Regione Toscana ha ripreso, anche se con un’attuazione parziale, consente di influire positivamente sui costi sociali di lungo periodo. La genericazione dei farmaci biologici può permettere un passaggio di terapia importante ai fini dei costi; tuttavia un percorso efficace e corretto sul piano clinico e della sostenibilità può nascere soltanto dal colloquio tra tutti gli attori del sistema, capace di individuare correttamente il target da trattare e di valutare prospettive terapeutiche pluriennali.
Anche questa patologia necessita quindi di un approccio moderno che esalti la clinica, senza dimenticare i valori fondamentali dell’economica, se vogliamo garantire le migliori cure a chiunque ne abbia bisogno. 
Antonio Panti

Si ringrazia 
Bristol-Myers Squibb 
per aver contribuito alla realizzazione della presente pubblicazione

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