Una malattia sempre meno rara

Antonio Panti


Antonio PantiNel gruppo delle interstiziopatie polmonari, affezioni assai rare, la fibrosi polmonare idiopatica è forse la più importante. Allo stato attuale delle nostre conoscenze la prevalenza è di circa 30 casi ogni 100 mila abitanti e l’incidenza di 5x10.000. È una malattia a eziologia sconosciuta, sicuramente genetica, su cui il fumo incide in modo particolare; da tempo è chiaro che si tratti di un disordine epiteliale fibroblastico non infiammatorio. Ecco quindi l’inefficacia degli steroidi e la necessità di trovare molecole che inibiscano la distruzione del parenchima che provoca insufficienza respiratoria e purtroppo una morte entro 3-5 anni. Si tratta quindi di una malattia assai grave, che i moderni mezzi diagnostici portano a diagnosticare più precocemente e con maggior frequenza e che può essere affrontata con innovazioni terapeutiche costose.
Questa patologia rappresenta il paradigma di una situazione tipica della medicina moderna, che sempre più consente di personalizzare le cure almeno rispetto a piccoli target affetti da gravi forme morbose, con impegni economici elevati e quindi ponendo il problema della sostenibilità dei valori del Servizio Sanitario. La scelta fra curare chiunque ne abbia bisogno oppure chi se lo può permettere sta dividendo il mondo e, se vogliamo restare fedeli ai valori del nostro sistema, occorre riflettere sull’appropriatezza della prescrizione. È quello che hanno fatto i nostri esperti, arrivando però a conclusioni abbastanza tranquillizzanti, sia perché il paziente può essere seguito in un percorso razionale, sia perché le cure appropriate, oltre a risparmiare vite umane, incidono positivamente su altri costi sociali riguardanti l’attività lavorativa e l’assistenza dei pazienti.
Certamente il medico di medicina generale deve essere ben attento a selezionare, all’interno del vasto campo della BPCO, i casi che possono indurre a sospetto per una dispnea e una tosse più gravi e più rapidamente evolutiva, per i crepitii basali, per il reflusso gastroesofageo e quindi eseguire una radiografia in base alla quale rinviare allo pneumologo, che svolgerà tutti gli accertamenti per completare la diagnosi. Poi questi pazienti vanno affidati a Centri di alta specializzazione dove operano gruppi interdisciplinari e dove si può prescrivere e monitorare la terapia. Ovviamente questi sono i tre Centri universitari, il che pone, data la vastità della nostra Regione, il problema della collaborazione con i medici di famiglia. La riorganizzazione della rete territoriale migliorerà certamente questo snodo così importante per la cura del paziente, ma già adesso sappiamo che i rapporti si svolgono con sufficiente scorrevolezza.
Questi Centri sono gli unici autorizzati dalla Regione a prescrivere i farmaci attualmente in uso. Il paziente firmerà un consenso e il medico di famiglia riceverà una lettera informativa. In tal modo si potrà collaborare anche per affrontare eventuali effetti collaterali, fra cui il più importante è la diarrea. L’AIFA ha posto severi limiti per la prescrizione di questi farmaci e gli specialisti si augurano che questi siano presto superati onde poter allargare la prescrizione. In effetti questi farmaci associati alla ossigenoterapia stanno dimostrando buoni risultati. È evidente che c’è ancora da lavorare per migliorare il percorso assistenziale di questi pazienti ma, nell’insieme, possiamo dire che il sistema Toscana è sufficientemente efficace.

 

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