Novità per il cuore

di Antonio Panti


Antonio PantiL’insufficienza cardiaca è patologia frequente e uno dei sex killer che provocano una buona percentuale di ricoveri ospedalieri e incidono fortemente sulla mortalità.
Come per tutte le cronicità, l’invecchiamento della popolazione ne favorisce sia la diffusione che la frequentissima associazione con altre patologie nel quadro della tipica comorbidità che ormai rappresenta il target più importante della medicina moderna. Ad oggi la terapia farmacologica è decisamente consolidata ed utile e si fonda sulla sinergia curativa degli ACE-inibitori, dei betabloccanti e degli antialdosteronici, cui quasi sempre si associano cardioaspirina e statine.
Purtroppo, hanno notato i nostri esperti, la compliance dei pazienti e l’atteggiamento curativo dei curanti fa sì che meno del 60% dei pazienti segua una terapia corretta. Tuttavia il quadro generale della nostra Regione è migliorato con l’attuazione della Medicina di Iniziativa nel quadro del Chronic Care Model. A distanza di due anni i dati dimostrano una diminuzione della mortalità e dei ricoveri di urgenza ed un aumento di ricoveri in elezione. Forse la spesa è leggermente aumentata ma i risultati clinici sono evidenti. È importante notare che soltanto il 10% dell’onere comprensivo sostenuto per questi pazienti deriva dai farmaci, circa il 20% è spesa specialistica e il 70% è riferito ai ricoveri ospedalieri.
È evidente come l’organizzazione della Sanità influisca notevolmente sull’andamento di queste patologie. Il modello toscano di medicina di iniziativa è sicuramente efficiente, per quanto sia i medici di famiglia che gli specialisti lamentino problemi di comunicazione e la consueta difficoltà dei collegamenti informatici. La conclusione complessiva che se ne può trarre è che l’organizzazione territoriale, che si sta sperimentando in Toscana, fondata sul lavoro associato dei medici generali, con l’assistenza di infermieri adeguati al nursing domiciliare e con il possibile confronto col team specialistico multidisciplinare, rappresenta sicuramente la via maestra per garantire i migliori risultati controllando la spesa.
Su questo quadro, già di per sé in evoluzione, si annuncia una nuova offerta terapeutica, sulla quale si è accentrata la massima parte della discussione. L’impatto del nuovo farmaco sul sistema sembra importante in quanto, di fronte ad una notevole sicurezza di somministrazione, ha dimostrato una diminuzione intorno al 20% sia della mortalità che dei ricoveri non programmati. Un risultato importante che si rivolge però, ad oggi, ad un target molto specifico: pazienti in trattamento con la consueta terapia, in ragionevole stabilizzazione ma con una bassa frazione di eiezione (inferiore al 35%). Ci si aspetta dunque un buon risultato per i pazienti mentre il modello organizzativo in uso non ha ragione di essere modificato.
Come ormai accade sempre, i nuovi strumenti terapeutici hanno un notevole costo. Questo farmaco interessa una considerevole platea di pazienti per cui l’impatto sui costi del servizio è innegabile. Tuttavia, se i risultati saranno mantenuti, il risparmio in ricoveri può essere realmente dirimente. Basti pensare che, in questi casi, in Toscana la spesa per farmaci è oggi intorno ai 118 euro l’anno e quella per i ricoveri è di circa 1365 euro l’anno. Aspettiamo quindi la prova dei fatti ma le promesse sono consistenti e realistiche

 

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