Uno spartiacque nell’uso dei farmaci

Antonio Panti


Antonio PantiL’immissione in commercio di un nuovo farmaco che riesce a negativizzare oltre il 90% dei soggetti HCV positivi ha profondamente rivoluzionato l’approccio clinico a questi pazienti. Ma tutti sanno come il prezzo elevatissimo di questa cura abbia provocato una discussione globale sul costo dell’innovazione farmacologica e sui limiti di un mercato anarchico e privo di concorrenza in un settore così delicato quale la sanità pubblica.
La nostra Agenzia regolatoria, l’AIFA, scelse a suo tempo di iniziare il trattamento dai pazienti HCV positivi affetti da evoluzione fibrotica o da cirrosi o da epatocarcinoma e, in effetti, in questo primo approccio clinico i risultati sono stati ottimi e il trattamento ha negativizzato la HCV positività in quasi tutti gli oltre 4.000 soggetti trattati in Toscana. I nostri esperti hanno fatto notare che le ricerche epidemiologiche provocate dalla necessità di conoscere meglio la realtà dei soggetti HCV positivi ha portato ad una valutazione un po’ più tranquillizzante rispetto alle stime iniziali. In Toscana avremo ancora da trattare poco più che 30.000 pazienti con un tasso di prevalenza dell’1%. È ovvio che soltanto la collaborazione dei medici di famiglia, impegnati in screening mirati su soggetti potenzialmente a rischio, potrà darci risultati ancora più precisi. Dovrebbe essere diffuso lo screening con i test orali HCV e HIV da confermare immediatamente in caso di positività. In effetti oggi, dopo i due picchi di maggior contagio negli anni ’60 e negli anni ’80-’90 del secolo scorso, la comparsa di nuovi casi è abbastanza contenuta e le reinfezioni sono rare. In tal modo, ed ecco lo spartiacque clinico, l’eradicazione del virus sulla quasi totalità dei soggetti affetti porta ad un reale contenimento della circolazione del virus stesso e quindi a un reale controllo della malattia.
Certamente il dilemma di quali pazienti curare con i finanziamenti disponibili non è inedito, ma si è presentato con particolare acuzie in questa occasione. Oggi sono in commercio altri farmaci antivirali ancora più potenti, volti ai più importanti ceppi genetici presenti e che quindi spesso non necessitano dell’aggiunta terapeutica di interferoni. Tutto ciò ha cambiato completamente il quadro anche perché questi farmaci hanno scarse reazioni avverse e risultati assolutamente efficaci, in oltre il 95% dei casi. La trattativa dell’AIFA ha potuto dispiegarsi su un ventaglio di offerte e quindi ridurre drasticamente la spesa per ogni trattamento. Non sappiamo se il produttore del farmaco iniziale accetterà questa riduzione. Intanto il farmaco, di cui abbiamo parlato in questo forum, è già sul mercato. Quindi potremo trattare tutti i casi positivi anche con fibrosi iniziale. Calcolando, sia pur in modo approssimativo, il numero dei casi da trattare e la sostenibilità economica, in circa tre anni potremmo aver praticamente risolto il problema della positività da HCV.
È evidente il risparmio in vite umane per la mancata evoluzione cirrogena e per la scomparsa di tante comorbilità, spesso sottovalutate e che invece sono frequenti corollario della evoluzione del virus C.
Tutto ciò comporta anche un programma di somministrazione dei farmaci che veda l’impegno di team multidisciplinari, comprendenti medici generali e specialisti per consolidare questa ulteriore vittoria della medicina.

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