La malattia psoriasica e le novità farmacologiche


di Antonio Panti


Antonio PantiConsiderata nel suo complesso la malattia psoriasica è una malattia piuttosto frequente. In Toscana si calcola che ve ne siano circa 100 mila casi, che però vanno divisi per livelli di gravità (gli specialisti di solito utilizzano il sistema PASI). Di questi circa il 30% presenta manifestazioni articolari che spesso sono assai gravi, dolorose ed invalidanti, in particolare quando colpiscono le entesi. È evidente che i casi di minor gravità sono di competenza del medico di famiglia, al quale spetta tuttavia il sospetto diagnostico e quindi l’invio allo specialista anche per la diagnosi differenziale. Occorre avere ben presente che la psoriasi grave e l’artrite psoriasica hanno costi umani e sociali assolutamente rilevanti, la qualità della vita diminuisce grandemente e il paziente ha necessità di aiuti per la vita quotidiana.
È evidente quindi che il prezzo dei nuovi farmaci, per quanto elevato, deve essere parametrato sugli anzidetti costi e sulla quasi totale scomparsa dei ricoveri. I nostri esperti hanno discusso l’applicazione delle linee guida esistenti, convenendo sulla necessità di una diagnosi precoce e sulla scalarità degli interventi terapeutici che in caso di fallimento dei FANS o del methotrexate, successivamente impiegato, impone l’utilizzo dei farmaci biologici. Questi hanno rappresentato negli ultimi venti anni una reale svolta terapeutica consentendo una notevole remissione dei sintomi ed il controllo della malattia. Come in tutti questi casi, fondamentale è la selezione del target per la scelta del farmaco giusto per ciascun paziente.
Oggi nel trattaento di psoriasi e artrite psoriasica la scelta è più ampia e facilitata dalla presenza di più farmaci con diversi meccanismi di azione che agiscono su differenti target. A fianco delle terapie biotecnologiche iniettive come gli anticorpi monoclonali bloccanti citochine quali TNF, IL12/23 e IL17, è recentemente uscito un nuovo farmaco orale che, bloccando l’enzima PDE4, determina una riduzione della produzione di più citochine infiammatorie. La disponibilià di più farmaci che agiscono lavorando su diversi pathways offre l’opportunità di identificare la terapia più adatta allo specifico paziente e offre armi aggiuntive in caso di non risposta primaria, intolleranza, o perdita di risposta nel tempo. I nuovi farmaci offrono migliori profili di tollerabilità e sicurezza che riducono,se non annullano nel caso di Apremilast, la necessità di eseguire screening e monitoraggi regolari; questo consente di massimizzare l’utilizzo delle terapie a lungo termine, fondamentale nel controllo di malattie croniche, e ridurre i costi di switching tra farmaci. In questo scenario, il costo delle terapie va valutato anche sul piano della sostenibilità del servizio proprio tenendo conto della riduzione di altri oneri. Tutte queste novità farmacologiche riacutizzano vecchi problemi. Da un lato questi pazienti presentano spesso molteplici comorbilità. Ciò crea la necessità di un lavoro di squadra tra medici di famiglia e specialisti attraverso percorsi diagnostici terapeutici efficaci e la presenza di una rete di risposta territoriale alla malattia che è la graduale sfida del servizio sanitario moderno e, per molteplici ragioni, di non facile realizzabilità.
Tuttavia questa è la strada da percorrere se vogliamo realmente migliorare l’assistenza. L’altro problema è la mancanza di informazione ai medici di famiglia su queste novità farmacologiche sempre più complesse sul piano scientifico, sempre già frequenti e tendenti a coprire piccole nicchie di pazienti. Il problema del gap informativo è l’altra grande sfida dei sistemi sanitari moderni, tanto più quando vogliamo impedire il ricovero e mantenere i pazienti il più possibile al loro domicilio. Insomma il servizio ha risorse definite ma sufficienti, se ben usate, a consentire l’uso di nuovi farmaci migliorando realmente la vita dei pazienti. Sopportarne i costi ha senso se si selezionano correttamente pazienti da curare, se il farmaco è realmente innovativo, cioè agisce sulla qualità della vita, se il medico sa scegliere secondo prove efficaci. Ben vengano poi le somministrazioni più semplici e gli eventuali biosimilari. Ma in ogni caso, dobbiamo creare le condizioni per riutilizzare al meglio le nuove offerte terapeutiche.

In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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