Una promessa mantenuta

di Antonio Panti

PantiL’immunoterapia oncologica sta facendo progressi sul piano scientifico e terapeutico tali da poter essere ormai considerata un’importante offerta terapeutica che si affianca alle tradizionali radioterapia, chemioterapia e chirurgia.
L’aggressione chimica alle patologie oncologiche può avvenire attraverso i classici chemioterapici citotossici oppure attraverso le nuove target therapy, ma anche, in maniera crescente, attraverso farmaci che aumentano le difese di fronte all’evoluzione del tumore.
Al di là del diverso valore di questi interventi, da valutare caso per caso, è chiaro che oggi esiste una opportunità in più che integra la terapia di alcuni tumori. Il risultato più importante che si vuole raggiungere è la cronicizzazione della malattia e quindi una assai più lunga sopravvivenza. È evidente che ad oggi la casistica sia limitata ma la ricerca clinica offre sempre nuovi spunti. Comunque l’oncologo adesso può affrontare caso per caso le forme tumorali attraverso l’associazione o la successione di farmaci, che secondo alcuni trial, ad esempio nel tumore polmonare, prolungano notevolmente la vita.
Su questa complessa materia le Società scientifiche hanno predisposto linee guida che danno orientamenti precisi, fondati su una notevolissima quantità di trial che si stanno svolgendo in tutto il mondo e che affrontano in particolare le problematiche dei non-responders.
È evidente quindi la necessità di disporre di team multidisciplinari nelle sedi di eccellenza e di fruire di una rete di servizi oncologici, capaci di integrarsi con il medico di medicina generale. Allora i nostri esperti sono ritornati sul consueto problema della comunicazione fra professionisti, particolarmente importante in casi come questi dove le reazioni avverse sono rare ma importanti e richiedono un monitoraggio coordinato e preciso del paziente. Alcuni sostengono la necessità di un case-manager che colleghi ciascuna AFT con il centro di eccellenza, garantendo così una gestione organica del paziente. L’altro problema dei medici di medicina generale è la conoscenza del farmaco e delle sue interazioni con le molteplici terapie che essi possono avere la necessità di effettuare su pazienti complessi come questi. È un tipico problema in cui si deve manifestare la capacità dei dipartimenti interaziendali di integrarsi ulteriormente.
Comunque questi temi sono estremamente rilevanti perché l’estensione delle indicazioni sul principale farmaco usato comporta una sempre più difficile selezione del target. Infine la questione delle questioni: la sostenibilità di una cura a così alto costo. Le proposte sono molteplici; si è parlato della necessità che gli oncologi usino uno stesso linguaggio, di definire il concetto di innovazione, di utilizzare, a parità di risultati, il trattamento meno costoso, di regolamentare l’uso dei CNN prima del loro inserimento del prontuario del servizio, di affrontare la prescrizione off label quando non ci sono indicazioni sostenibili ed infine di decidere sul piano etico e umano quando si può considerare concluso il trattamento e lasciare il paziente alla medicina palliativa.
Su tutte queste cose vi è un problema di informazione da dare ai medici e un problema di rapporto con le imprese multinazionali, variando il costo dei farmaci col passare degli anni. Comunque le scelte cliniche sono anche scelte etiche; se i farmaci danno scarso risultato non possono essere ricompresi tra i LEA. Su questo va aperto un confronto con la società e con le industrie più avanzate.
Fortunatamente, nonostante, gli alti costi, l’immunoterapia, se ben usata, offre concreti risultati positivi ai pazienti tumorali.

In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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