Un obbligo medico: lavorare insieme

Antonio Panti


PantiIl problema della psoriasi e delle patologie correlate, in particolare le artropatie, emerge con forza dal momento che, conoscendone meglio l’epidemiologia, se ne possono valutare gli elevati costi umani e sociali, e perché la disponibilità di farmaci sempre più innovativi e, come sempre accade, costosi, pone il problema del loro uso corretto, della sostenibilità, dell’appropriatezza. Quindi ritorna la consueta questione della sanità moderna, l’integrazione tra diverse figure professionali chiamate a lavorare insieme nell’interesse del paziente.
Tutto ciò riguarda quella percentuale di psoriasici che evolve verso forme severe, quasi tutti portatori di comorbilità legate alla patogenesi della forma principale. Un intreccio importante sul quale i nostri esperti si sono soffermati per chiarire l’importanza della diagnosi precoce. Ecco quindi il ruolo rilevantissimo dei medici generali che quasi sempre vedono per primi i pazienti e debbono essere in grado di valutare i casi in cui già un’anamnesi accurata personale e familiare può indirizzare verso l’evolutività della forma, insieme all’osservazione approfondita di tutta la superficie cutanea.
In questi casi l’intervento dello specialista è d’obbligo, anche perché si deve subito superare la terapia topica e iniziare quella sistemica. Allora le linee guida indicano chiaramente il target specifico per l’uso dei farmaci innovativi. Ma il rapporto tra medico generale e specialisti, il dermatologo e il reumatologo che lavorano a stretto contatto, non si esaurisce nella richiesta della prestazione, ma deve sviluppare un contatto continuo intorno alla terapia che, prescrivibile spesso solo dal consulente, il medico generale deve conoscere per valutarne eventuali effetti avversi. Vi sono quindi bisogni formativi da affrontare e la necessità di attuare al meglio il percorso individuato in Regione Toscana alla cui stesura hanno contribuito tutti i professionisti interessati.
I farmaci innovativi, da usare in sequenza rispetto ai farmaci tradizionali, sono di tre categorie: gli antiTNF alfa, gli anticitochine, le “piccole molecole”. Farmaci diversi che, selezionando con competenza i pazienti, danno risultati buoni. Allora torna la vecchia questione: non possiamo soltanto valutarne il costo in farmacia ma prendere in considerazione i risultati complessivi in termini di giornate di lavoro recuperate, di spese evitate per altre terapie, di minor peso familiare, di poco diffusi effetti collaterali, di minor carico invalidante.
Non è questo l’unico dilemma che assilla la medicina moderna. I farmaci innovativi danno risultati clinici evidenti. Ma tutto ciò porta a una riflessione: da un lato non possiamo non usarli per i loro effetti benefici, dall’altro occorre trovare ulteriori affinamenti prescrittivi e, più che altro, un patto con i produttori per equilibrare costi dell’innovazione e sostenibilità dell’assistenza.

 

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