La fragilità ossea: 
un uso troppo scarso 
degli strumenti disponibili

La riduzione della massa ossea accompagna il passare degli anni insieme ad altri fattori di rischio e ad altre condi-zioni dell’invecchiamento, che, nell’insieme, costituiscono il quadro della fragilità dell’anziano, sempre più impegnati-va per la sostenibilità del Servizio.
Le fratture non aumentano solo con l’età. Purtroppo accade che qualcuno si fratturi nuovamente e allora i costi umani e sociali salgono enormemente.
I numeri parlano chiaro e una proiezione nei prossimi dieci anni rende facilmente conto dell’entità del fenomeno. Sia-mo quindi di fronte a un tipico caso che ricade nella cosiddetta medicina di iniziativa o proattiva, quella del medico che ha la possibilità e il dovere di intervenire sugli stili di vita, sulla alimentazione, sulla attività fisica, insomma su tutto quello che serve per mantenere in modo soddisfacente le performances dell’organismo. Tutto questo si inseri-sce nel quadro delle comorbilità dell’età anziana e, quindi, nel cosiddetto Chronic Care Model, altro ambito sul quale il medico di famiglia ha molto da dire.
Da un punto di vista specifico, anche nella fragilità ossea si può parlare di prevenzione primaria legata alla correzione dei fattori di rischio; prevenzione secondaria, riferita all’individuazione di un rischio specifico attraverso accertamenti diagnostici o l’utilizzo della carta del rischio e infine prevenzione terziaria, ovvero del tentativo di evitare le rifratture.
Su questo terzo elemento si è polarizzata l’attenzione dei nostri esperti, che hanno diffusamente esposto i dati di-sponibili attraverso il progetto TARGET, o comunque altre iniziative per l’acquisizione dei dati epidemiologici.
In fase terziaria la prevenzione esige l’uso di farmaci sia antiriassorbimento osseo sia osteoformativi. Qui sorgono alcuni problemi. Il primo è la scarsa compliance dei pazienti, forse perché tutti, medici e pazienti, hanno in mente la prevenzione delle malattie cardiovascolari e poco riflettono sulla prevenzione delle fratture del femore, del bacino e dei corpi vertebrali. Il secondo problema consiste nel fatto che questi farmaci richiedono una prescrizione speciali-stica secondo la normativa italiana, che è dettata da evidenti intenti economicisti e non tiene conto di una valutazione complessiva di tutti i costi legati a una seconda frattura nell’età anziana.
Questa situazione, poi, determina un pessimo uso dei servizi specialistici, intasati da lunghe liste di attesa per la prescrizione di farmaci che sarebbero di competenza generalista e ormai hanno un costo assolutamente sostenibile.
In conclusione, solo 1 caso su 5 tra i soggetti con rifrattura viene correttamente trattato, e di questi poco più della metà rimane aderente alla terapia.
La lezione da trarre è che, anche per la scarsa percezione del rischio e la ridotta informazione del cittadino, gli stru-menti per affrontare la fragilità ossea, certamente disponibili, appaiono sostanzialmente male utilizzati. Ecco quindi la necessità di intervenire predisponendo corretti percorsi assistenziali, ove lo specialista funga da second opinion e la prescrizione dei farmaci sia consentita anche ai medici di famiglia.

Il nostro sito utilizza i cookies per offrirti un servizio migliore.

Se vuoi saperne di più o avere istruzioni dettagliate su come disabilitare l'uso dei cookies puoi leggere l'informativa estesa

Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o cliccando su Accetto, presti il consenso all’uso di tutti i cookies.