La salute? Questione di genere

Vega Ceccherini  Laureata in Medicina e Chirurgia nel 2009 presso l'Università degli studi di Firenze. Dal 2011 è medico specializzato in Igene e Medicina Preventiva. Attualmente svolge un tirocinio formativo presso il Dipartimento di Prevenzione dell'Azienda Sanitaria di Firenze.

Francesca Pieralli  Università degli Studi di Firenze - Scuola di Specializzazione Igiene e Medicina Preventiva.

Rossella Cecconi  ASL 10 Firenze Dipartimento di Prevenzione - Coordinamento Regionale PASSI.

Giorgio Garofalo  ASL 10 Firenze Dipartimento di Prevenzione - Coordinamento Regionale PASSI.


Vega CeccheriniLe differenze tra il genere maschile e quello femminile in termini di esiti di salute sono note e non del tutto riconducibili alle sole differenze biologiche.
I dati del sistema di sorveglianza PASSI1 mostrano come gli uomini e le donne residenti in Toscana differiscano nello stato socioeconomico, negli stili di vita e nello stato di salute fisica e psichica.
Dai dati raccolti, livello di scolarità delle donne risulta uguale o maggiore rispetto a quello degli uomini, ma non sembra esserci parità a livello occupazionale: solo poco più della metà delle donne dichiara di avere un lavoro regolare. Allo stesso modo, il genere femminile sembra affetto in misura maggiore dalle difficoltà economiche. Infatti, solamente il 46% circa delle donne, contro il 51% degli uomini, dichiara, considerando il reddito del nucleo familiare, di non avere nessuna difficoltà economica (Grafico 1).
Ulteriori differenze si rilevano nell’ambito degli stili di vita (Grafico 2). è noto come uno stile di vita sano sia determinato da una serie complessa di variabili individuali e sociali, tra le quali si annovera il genere. I dati PASSI evidenziano come le donne sembrino in generale più propense degli uomini all’adozione di stili di vita corretti.
Il 56% degli intervistati toscani dichiara di essere bevitore, ossia di aver consumato negli ultimi 30 giorni almeno un’unità di bevanda alcolica. In linea con i dati delle altre Regioni centro-settentrionali, un terzo dei bevitori, ossia circa un intervistato su sei (17%), può essere classificabile come consumatore di alcol a maggior rischio o perché fa un consumo abituale elevato o perché bevitore fuori pasto o perché bevitore binge (assunzione di grandi quantità di alcol in una singola occasione) oppure per una combinazione di queste tre modalità. Questa percentuale è più alta nei maschi, il 21% dei quali può essere incluso tra i bevitori a rischio, contro il 13% delle femmine.

1 Sistema di sorveglianza nazionale attivo dal 2006 che raccoglie in continuo, attraverso indagini campionarie telefoniche, informazioni dalla popolazione italiana adulta (18-69 anni) sugli stili di vita e fattori di rischio comportamentali connessi all’insorgenza delle malattie croniche non trasmissibili, in Toscana tra il 2010 e il 2013 sono state intervistate 15852 persone tra i 18 e i 69 anni, con età media di 45 anni.

Grafico 1Grafico 2Grafico 3
Tra le modalità di consumo a rischio è molto diffuso, soprattutto nelle fasce d’età più giovani, il consumo binge, anch’esso più frequente tra gli uomini (12% vs 5%).
Nonostante la guida in stato di ebbrezza sia sanzionata dall’art. 186 del Codice della Strada, tra i bevitori di 18-69 anni che hanno guidato un veicolo negli ultimi 30 giorni, quasi uno su dieci (9%) dichiara di aver guidato sotto l’effetto dell’alcol, cioè dopo avere bevuto nell’ora precedente almeno due unità alcoliche. Questo comportamento illecito e pericoloso è molto più frequente tra gli uomini (13% vs 4%) e nelle fasce d’età più giovani.
In media con i valori nazionali, il 28% degli adulti 18-69 anni residenti in Toscana fuma sigarette.
Anche questa cattiva abitudine è maggiormente prevalente nel mondo maschile. Infatti, circa un uomo su tre risulta fumatore (vs una donna su quattro), mentre il 57% delle donne dichiara di non aver mai fumato (vs 43% degli uomini).
Sulla base dei dati PASSI si stima che in Toscana oltre un terzo (38%) degli adulti 18-69enni sia sovrappeso o obeso. L’eccesso ponderale è però una caratteristica più tipicamente maschile, con circa il 46% degli uomini che risulta sovrappeso o obeso, contro circa il 30% delle donne.
La minore diffusione dell’eccesso ponderale nelle donne si associa anche ad una più corretta percezione del proprio peso corporeo. Infatti, solamente il 20% delle donne in sovrappeso o obese ritiene che il proprio peso sia giusto, contro quasi la metà degli uomini (46%). Allo stesso modo le donne risultano più attente alla “forma” e la percentuale di donne in eccesso ponderale che sta seguendo una dieta per perdere peso è doppia rispetto a quella degli uomini (36% vs 19%).
Relativamente all’alimentazione, si osserva che nella nostra Regione il consumo di adeguate quantità di frutta e verdura (almeno 5 porzioni al giorno) non è particolarmente diffuso, seppur in linea con la media nazionale. Solamente il 10% della popolazione raggiunge i consumi giornalieri consigliati, con percentuali migliori nelle donne rispetto agli uomini (12% vs 7%).
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda lo svolgimento di almeno 150 minuti di attività fisica moderata o 75 di attività fisica intensa alla settimana. Solamente un terzo degli adulti toscani ha uno stile di vita attivo (34,4%), in quanto pratica l’attività fisica raccomandata oppure svolge un’attività lavorativa pesante dal punto di vista fisico.
In controtendenza rispetto a quanto emerso per gli altri stili di vita, le donne sono più sedentarie rispetto agli uomini (29% vs 24% di soggetti completamente sedentari).
Gli uomini hanno una migliore percezione del proprio stato di salute, con più del 72% (vs 63% nelle donne) che dichiara di sentirsi bene o molto bene. Inoltre, nel genere femminile sembrano assai più diffusi i sintomi di depressione, che arrivano ad interessare il 12% delle intervistate, contro solamente il 5% degli uomini.
Anche sul fronte della qualità della vita le donne sembrano avere più difficoltà degli uomini; infatti dichiarano di aver vissuto in media 7 giorni di cattiva salute, sia fisica che psichica, nel mese precedente l’intervista (vs 4% degli uomini), non riuscendo a svolgere le proprie attività abituali per 1,4 giorni, contro 1,1 giorno degli uomini (Grafico 3).
I dati confermano che le differenze di genere si estrinsecano non solo sotto l’aspetto anatomo-fisiologico, ma anche in un insieme di differenze funzionali, biologiche, culturali e sociali. Già nel 1998 l’OMS ha preso atto delle differenze di genere richiedendo, dal 2002, l’integrazione delle considerazioni legate alle differenze di genere nelle politiche sanitarie e nei programmi di salute. La medicina di genere è considerato un obiettivo di Sanità Pubblica finalizzato ad aumentare l’appropriatezza delle cure e consentire ricadute positive nell’efficienza e nell’equità dei sistemi sanitari.

 

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