Non so di non sapere

Antonio Panti  dal 1971 ha ricoperto diversi incarichi nella FIMMG, di cui è stato anche Segretario e Presidente Nazionale. Presidente dell’Ordine di Firenze dal 1988. Ha ricoperto cariche nazionali nella Federazione Naz.le degli Ordini, in particolare nella Commissione per le ultime stesure del Codice Deontologico. Membro di numerose Commissioni Ministeriali. Dal 1998 è Vicepresidente del Consiglio Sanitario Regionale.


Antonio PantiÈ massima antica quella che il saggio sa di non sapere e più progredisce la medicina più ci accorgiamo dei limiti delle nostre conoscenze. Le moderne teorie sulla medicina della complessità, le cui ricadute pratiche, per quanto sia possibile traslare visioni epistemologiche in una pragmatica riduzionistica quale è la clinica, rappresentano tuttavia le aspirazioni dei medici e dei pazienti per una terapia personalizzata sul piano scientifico e non solo su quello relazionale e mostrano anche la difficoltà di tenere insieme i vari “omi” e i loro rapporti.

Ricondurre la biologia a un’unica visione, dal metaboloma all’esposoma, sia pur mediante tutti gli strumenti di cui il cervello con i suoi miliardi di connessione, il “connettoma”, dispone, non è facile. Il mondo è un insieme di relazioni e l’ontologia della malattia, che ha fatto la fortuna della medicina moderna, cede di fronte all’idea che il divenire ne sia la stessa sostanza. Il che, sia pur detto in modo così rozzo, spiega però gli insuccessi della prognosi e le difficoltà dell’approccio personalizzato. Quando crediamo finalmente di sapere qualcosa ci accorgiamo che non sappiamo in realtà quel che credevamo di sapere. La realtà - la verità della scienza - ancora ci sfugge.

La tecnologia è senz’altro di aiuto perché incrementa in modo esponenziale le possibilità cognitive e la trasmissione dei dati. Purché l’opera del medico non assomigli a un videogame il cui risultato anche ottimo è tuttavia sempre più lontano dal paziente. Entro pochi anni il paziente si potrebbe trovare al centro di una rete di connessioni telematiche che trasmettono i suoi dati ai suoi strumenti elettronici e anche a quelli del medico.

Recentissima è la proposta del reggiseno smart che la donna indossa, non è indicato per quanto tempo, e che trasmette i dati, rilevati dai sensori di cui è dotato relativi alle zone di aumento di flusso per la presenza di addensamenti, al cellulare della donna e, volendo, al medico, evitando così la noiosa attesa del referto. Null’altro che un ulteriore dispositivo medico, più o meno attendibile, ma il vero problema è pensare una clinica immersa in un flusso continuo di dati disponibili nello stesso tempo al medico e al paziente che così può controllare ogni momento della giornata i suoi parametri vitali, traendone personali considerazioni: un cittadino informato che davvero concretizza il proprio empowerment.
Ma anche le risposte terapeutiche possono viaggiare in rete. La visita telematica prefigura una risposta in lontano e anche prescrizioni informatizzate. Il medico potrà dare indicazioni ma anche intervenire mediante connessioni che in un prossimo futuro saranno intracerebrali. Controllare, sorvegliare, curare; anche la medicina come la guerra moderna utilizzerà droni? Le immagini già si trasmettono e la chirurgia robotica è una realtà quotidiana. E se tutto ciò sfociasse in una mentalità da playstation, una sorta di videogame nel quale il paziente cessa dall’essere una presenza viva e tangibile, avvertito da tutti e cinque i sensi, per diventare un obbiettivo lontano da “colpire”?

Forse i veri problemi dei medici nascono non solo dalle prevaricazioni della politica o dalle pressioni delle professioni emergenti ma anche dal travolgente sviluppo della tecnica. Conoscenze nuove e innovazioni strumentali si assommano con frequenza logaritmica. E così cambiano le cognizioni mediche, i rapporti con la gente e, necessariamente, l’organizzazione della sanità. Così capita non solo di essere consapevoli di ciò che non sappiamo, che è antico adagio, ma di ignorare anche che cosa manca alle nostre conoscenze mediche, tanto mutano i parametri fondamentali di riferimento.

Tutto ciò potrebbe sembrare puro nichilismo. Non è così, al contrario è un richiamo a non chiudersi nel passato di fronte al nuovo, che è risposta umanamente comprensibile ma del tutto inutile, anzi dannosa. In definitiva la medicina serve sempre a dare le stesse risposte alle eterne domande di chi è o si considera malato. Il mondo biologico e quello sociale sono resi analoghi dall’essere un sistema complesso di connessioni. Dal mondo del vicinato al mondo globale, dal neurone al connettoma si amplia la comunicazione ma non cambia il problema di mettere i dati in ordine di valore, scientifico o etico che sia.

Il nostro sito utilizza i cookies per offrirti un servizio migliore.

Se vuoi saperne di più o avere istruzioni dettagliate su come disabilitare l'uso dei cookies puoi leggere l'informativa estesa

Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o cliccando su Accetto, presti il consenso all’uso di tutti i cookies.