L'associazionismo sportivo come strumento di contrasto all'abuso alcolico a alla ludopatia: un cenno storico

Mario Migliolo  Specialista in Medicina dello Sport e in Medicina del Lavoro. Perfezionamenti universitari in Fisiopatologia e Allergologia respiratoria, Igiene Ambientale, Clinica tossicologica e Promozione della Salute. Lavora all’Inail di Firenze; è Presidente dell’Associazione Medico Sportiva Fiorentina della FMSI e medico della Rari Nantes Florentia.


Mario MiglioloGli ultimi anni dell’Ottocento furono segnati da una situazione politica e sociale molto grave, caratterizzati da sommosse, moti popolari, scioperi seguiti da feroci repressioni e atti contro le libertà individuali e collettive. Le ragioni del conflitto sociale vanno ricercate nel contrasto tra la vecchia società contadina e la nuova società industriale, ma anche da fatti concreti come le tensioni provocate dalla carestia iniziata nel 1897, e, soprattutto, dall’entrata sulla scena politica e sociale di nuovi soggetti attivi, i quali avviano un processo di liberazione delle masse popolari dalla sottomissione ideale e culturale rispetto alle classi dominanti ed ai loro interessi. Avanza e si afferma la solidarietà di classe, attraverso l’esperienza attiva realizzata in centinaia di società operaie e di mutuo soccorso, nelle leghe cooperative e sindacali, nelle prime sedi del partito socialista.
Emerse, fra gli altri, in termini drammatici il dilagare dell’alcolismo nelle classe lavoratrici.
Il partito socialista si fece carico del problema; così Engels scriveva nel 1845: “Tutte le lusinghe, tutte le possibili tentazioni si uniscono per spingere gli operai all’ubriachezza”.
Sottraendosi al moralismo piccolo borghese degli eserciti della salvezza, ricon-dotte le cause del fenomeno all’organizzazione capitalistica del lavoro ed agli assetti generali della società, i socialisti italiani avviano a partire dal 1904 una intensa attività di promozione di convegni, associazioni, federazioni antialcoliche, nel cui ambito ricorre con frequenza l’appello alla sostituzione delle modalità più diffuse di svago con attività utili e sane gestite da società popolari di ginnastica, sport, escursionismo.
Il primo tentativo di un certo rilievo è quello attuato a Lecco da Ettore Boschi scrittore ed editore di fiabe destinate ad adolescenti e bambini. Nel giugno del 1911, sui monti del Resegone, Boschi, insieme ai socialisti Leonida Bissolati, Ivanoe e Bonomi e Angelo Cabrini, fondarono la prima associazione escursionistica proletaria: l’Unione operaia escursionisti italiani (UOEI) con il motto «Per il Monte e contro l’Alcol».
Gli scopi dichiarati sono la lotta contro il vizio del gioco d’azzardo e dell’alcolismo, sottraendo gli operai dalle bettole e dalle osterie.
Il primo Congresso si svolse nel marzo 1913: vi parteci-parono anche le società di propaganda antialcolica e assistenzia-li, i sodalizi di cultura popolare, quelli di mutuo soccorso, le cooperative, i circoli operai in genere, le leghe professionali e infine le società turistiche ed alpinistiche.
Il congresso servì all’UOEI per farsi conoscere meglio dall’opinione pubblica e dalle molte leghe antialcoliche locali e nazionali. Per quanto riguarda l’abuso delle bevande alcoliche e del fumo, il convegno servì anche per dettare la linea nazionale che l’Unione, da quel giorno, avrebbe dovuto tenere. Si decise di non obbligare gli iscritti alla totale astinenza dagli alcolici. Così allo stesso modo non fu vietato il fumo tra i propri iscritti nonostante anche questo fosse visto come un vizio. Fu invece stabilito di vietare le bevande alcoliche e il fumo durante le escursioni, per evitare inconvenienti o in-cidenti. Si decise che era meglio sensibilizzare i soci ad un consumo moderato e ragionevole dei tabacchi e degli alcolici, vietando quello dei superalcolici. L’uso moderato dell’alcool era permesso tra i soci dell’UOEI, ma l’abitudine operaia di passare le poche ore libere in osteria era manifestamente osteggiata. Non era il bicchiere di vino ad essere combattuto, ma l’eccesso: il richiamo alla temperanza fu poi affermato nella massima d’aper-tura dello statuto nazionale approvato a Genova nel 1920 (“La nostra propa-ganda antialcoolica è basata sulla temperanza nell’uso del vino e della birra e nell’astinenza nell’uso di superalcolici”).
La Società, con il suo operato, contribuì alla promulgazione della legge giolittiana per combattere l’alcolismo che vietò il reclutamento e il pagamento dei salari di operai nelle osterie (L.632/1913).

ImmagineL’UOEI, quindi, nacque come associazione sportiva, ma allo stesso tempo educativa ed igienista. Le statistiche stilate nel primo decennio del Novecento mostrano che le condizioni di vita di operai e lavoratori in Italia erano molto pe-santi. I problemi dell’alcolismo e della fatiscenza delle abitazioni erano diffusi e molto sentiti. L’Annuario Statistico Italiano del 1911 riporta che solo nel 1909 in Italia vennero annoverati più di 1400 morti per alcolismo cronico e nella provincia di Milano, dove l’UOEI trovò molti ade-renti, l’alcolismo determinava ben il 4.2% dei decessi, senza contare le malattie e le morti causate indirettamente. Questi dati fecero in modo che in seno alla borghesia nascessero società educative, di temperanza e antialcoliste: esse oltre alla richiesta di leggi per arginare questa piaga, facevano attiva propaganda antialcolica, specialmente tra gli operai dei principali centri urbani.
Anche il Partito Socialista si adoperò a condannare l’abuso di alcolici: per allontanare i lavoratori dalle osterie propose momenti associativi, culturali e ricreativi, preparando così il terreno per lo sviluppo dell’UOEI. L’Unione Operaia Escursionisti Italiani fece così proprie e fuse al suo interno stimoli differenti come la lotta all’alcolismo, l’educazione popola-re, l’impegno sociale e la democratizzazione della pratica sportiva attraverso l’escursionismo.
L’escursionismo si può considerare come la versione popolare dell’alpinismo aristocratico del CAI.
Nell’aprile del 1914 l’UOEI ottiene dalla Direzione Generale della Sanità, alle dipendenze del Ministero dell’Interno da poco retto da Salandra, un sussidio di cinquecento lire come riconoscimento delle benemerenze acquisite nel campo della “propaganda igienica generale, ed in specie della lotta contro l’alcooli-smo”.
Due anni dopo la costituzione dell’UOEI, nella primavera del 1913, durante i grandi scioperi, gli operai metallurgici della FIOM di Torino, dettero vita a un’altra associazione alpinistica proletaria: l’Associazione Libertas Fasci Alpinistici (ALFA), insieme con altre simili: la Federazione alpinistica Zimmerwald e il gruppo “Monte Rosa”, sostenute da Antonio Gramsci, che sull’edizione torinese dell’Avanti invita in continuazione la classe operaia a interessarsi allo sport e a praticarlo in funzione di un sano sviluppo fisico.
Nell’estate 1920 viene fondata a Milano l’Associazione proletaria per l’educazione fisica: presidente e animatore è il medico Attilio Maffi (“medico dei poveri” e dirigente socialista).
“Il proletariato - sostiene Maffi - ha almeno tre buone ragioni per formare un’organizzazione propria ed autonoma. La prima, di natura politica, è la conseguenza del carattere conservatore, militarista assunto dallo sport borghese, ormai irrimediabilmente compromesso dal commercialismo e da un esasperato spirito di competizione; la seconda, di ordine igienico-sanitario, parte dal presupposto che una pratica sportiva razionale e disciplinata costituisca un elemento indispensabile per i lavoratori, i cui organismi sono minati da fatiche quotidiane e ripetitive. La terza ragione, di carattere sociale, considera l’attività fisica uno strumento di elevazione spirituale in grado di sottrarre gli operai dalle bettole e da altre pratiche moralmente poco dignitose”.
Il successivo avvento del fascismo interruppe tutte le esperienze attive e solo dopo la fine della seconda guerra mondiale si ricostituì, a Firenze, l’Unione Operaia Escursionisti Italiani. TM

 

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