Medicina e responsabilità

 Franco Bellato  Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Pisa, Specializzato in Psichiatria all’Università di Firenze, Psicoterapeuta analitico, Docente di Fondamenti Storici ed Epistemologici della Psicologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa.


Franco BellatoNel numero 6 di giugno 2015 di Toscana Medica, ho letto con particolare interesse: “Disporre i valori in ordine di importanza – Una proposta” del Presidente e Direttore
dr. Antonio Panti e “Basagliani di seconda generazione – alla continua ricerca di un manicomio da abbattere” della dott.ssa Letizia Galli.
Ho osservato nei due contributi aspetti in continuum sul tema cruciale della responsabilità del medico, in questi casi psichiatra, concetto estensibile a tutti i sanitari nell’esercizio della professione.
Il direttore Panti ricorda una sentenza della Corte di Cassazione Penale di condanna per uno psichiatra che non ha segnalato alla competente Autorità [ …] una sospetta violenza sessuale ai danni di un terzo minore. Il Codice Deontologico art. 32 (Doveri del medico nei confronti dei soggetti fragili) sostiene il dovere di segnalare all’Autorità competente […] violenza o abuso sessuale.
La Dichiarazione di Istanbul del 2011 segue la stessa linea all’art. 28 e, passim [… ] non può essere la riservatezza ostacolo alla segnalazione alla Autorità competente qualora si abbiano ragionevoli motivi per ritenere sia stato commesso un grave atto di violenza.
Il Presidente esplicita una riflessione sulla quale concordo pienamente: non si incrina la fiducia se cade il “segreto professionale” per la tutela della salute di soggetti minori, donne e\o soggetti fragili.
Il medico deve segnalare e assumersi la responsabilità di farlo per un Bene collettivo superiore. Ho avuto esperienze di atteggiamenti omissivi medici per deresponsabilizzazione, se non per evitare “noie e problemi di vario genere”. Spesso prevale l’atteggiamento di ignorare o demandare ad altri quello che il singolo medico deve compiere secondo Scienza e Coscienza, in ogni atto specie quelli che riguardano le persone sopra ricordate.
Ottima la Sua proposta per combattere la violenza di una […] “ rete con nodi centrali di elevata specializzazione medica,” in collaborazione con tutte le istituzioni pubbliche e private impegnate sul campo.

Il concetto medesimo di responsabilità sottende anche l’altro contributo della collega
Letizia Galli che in modo puntuale ed intelligente corregge affermazioni di vario genere apparse su un articolo del giornale La Repubblica : “ I manicomi ora si chiamano psicofarmaci”.
Oggi dal 13 maggio 1978, quando fu promulgata la Legge cosiddetta Basaglia che invece è del collega primo firmatario in Parlamento on. Bruno Orsini, poi recepita nella Legge 833 del 23 dicembre del medesimo anno, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, con principi generali buoni ed assenza, secondo lo stile italico di un regolamento attuativo apparso nel 1994, molta strada è stata fatta per la cura e la assistenza dei malati psichici, anche a costo di sofferenze e gravi impegni per i pazienti e le loro famiglie, in molti casi abbandonati a loro stessi e con le consuete storiche differenze tra centro nord e sud della penisola.
Certamente il modello più corretto ed equilibrato, passata l’onda negazionista della malattia mentale, di matrice puramente sociale, che non appartiene alla cultura di Franco
Basaglia, un grande medico, ma dei suoi “allievi” o dichiaratisi tali in modo fideistico e demagogico, antiscientifico, eccetto Giovanni Jervis, è quello bio-psico-sociale che ricorda giustamente la collega Galli.
Utile a questo proposito il bel saggio di Gilberto Corbellini e Giovanni Jervis: ”La razionalità negata – Psichiatria e antipsichiatria in Italia” (Bollati Boringhieri), nel quale si analizza in modo sereno e obiettivo il cammino fatto grazie alla nuova Legislazione per la cura e l’assistenza psichiatrica e la chiusura dei manicomi.
Somministrati con oculatezza e motivazione i neuropsicofarmaci hanno rappresentato e rappresentano un valido strumento per la terapia, specie di condizioni psicopatologiche gravi e/o acute che attengono al mondo delle Psicosi, sia in ambito dissociativo che timico.
Ogni persona è un individuo unico che merita e deve essere curato secondo la sua specifica situazione, hic et nunc, l’età, il sesso, il metabolismo, la presenza o meno di altra patologia etc. e deve essere ascoltata e deve essere “accolta” con empatia non simpatia. Concetti molto diversi questi ultimi due.
Il progetto dice Galli è globale e come tale si avvale di tutte le risorse e la cultura disponibili del medico, in questo caso dello psichiatra, ma vale per tutti gli altri ambiti generali e specialistici.
Allora la Biologia, la Psicologia, la Sociologia, tutte hanno dato e possono dare un contributo al trattamento delle malattie mentali per alleviare la sofferenza psichica che poi diventa anche fisica. Non si vorrebbero più ascoltare slogan degli anni Settanta e Ottanta: “ Le malattie mentali sono espressioni delle contraddizioni capitaliste e non esistono” o “ I medici sono al servizio del potere dominante e del capitalismo per confinare i malati mentali ”, ancora “Gli psicofarmaci sono usati dalla Destra e la Psicoterapia dalla Sinistra”.
E pensare che anche l’Italia dopo la Germania e la Francia ha dato un contributo agli Studi psicopatologici, psicodinamici e sociologici dagli anni post seconda guerra mondiale e prima della guerra da alcuni clinici che si sono liberati dalla matrice neurologica, quali Morselli,
Barison, Tobino, Borgna, come da Psicoanalisti e Fenomenologi fino dagli anni Trenta.
Il DSM dell’APA giunto alla Va edizione, con molti limiti, è riferimento per molti psichiatri e se si supera lo schematismo in ambito sintomatologico e terapeutico - in molti casi non vi è alcuna necessità di farmacoterapia -, si affianca ai contributi delle discipline psicodinamiche, cognitive, comportamentali, relazionali, sociali, ma il punto essenziale è la persona che soffre e per la quale dobbiamo fare le scelte più idonee.
Concludo con la constatazione che oggi in Italia, se molti passi sono stati fatti in vari ambiti e per molti aspetti della cura e assistenza della sofferenza mentale, ancora non si danno risposte adeguate, oltre gli SPDC, per gli psicotici acuti e i cronici che riacutizzano e che richiedono luoghi e personale idoneo che si assume la responsabilità per il tempo necessario ad una migliore evoluzione della patologia.
Il contenimento ambientale non si esprime solo con la farmacologia che non è tabù, non è buona o cattiva, è presidio scientifico come gli altri tutti ricordati che dobbiamo conoscere ed adoperare con Scienza e Coscienza, secondo l’insegnamento di diverse Scuole tra le quali la fiorentina, alla quale mi onoro di appartenere, del Prof. Adolfo Pazzagli, Emerito di Clinica Psichiatrica, di Psicologia Clinica, Presidente della Associazione Italiana per la Psicoanalisi.

 

Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

Invia un articolo

INVIA UN ARTICOLO

Scarica PDFSCARICA LA VERSIONE PDF DEI BOLLETTINI MENSILI

CERCA ARTICOLI

newsACCEDI AL NOTIZIARIO

Il nostro sito utilizza i cookies per offrirti un servizio migliore.

Se vuoi saperne di più o avere istruzioni dettagliate su come disabilitare l'uso dei cookies puoi leggere l'informativa estesa

Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o cliccando su Accetto, presti il consenso all’uso di tutti i cookies.