ADE intercorso medicina-infiermeristica-psicologia: il progetto continua

 Lorenzo Dioscoridi  Medico in formazione presso il Dipartimento di Chirurgia e Medicina Translazionale (Direttore: Prof. P. Bechi), AOU Careggi, Firenze; presso il Trauma Center e l’Unità di Endoscopia digestiva ed interventistica dell’Ospedale Niguarda-Ca’ Granda, Milano. Cura gli aspetti pratici ed organizzativi del progetto ADE Intercorso fin dal suo inizio nel 2010.

S. Sordi  Dipartimento di Chirurgia e Medicina Translazionale, AOU Careggi, Firenze.

L. Rasero  Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche, Università degli Studi di Firenze.

R.L. Grotto Psicologia Dinamica, Dipartimento di Scienze della Salute, Università degli Studi di Firenze.

C. Paparozzi Dipartimento di Chirurgia e Medicina Translazionale, AOU Careggi, Firenze.


L’importanza della valutazione e del supporto psicologico nel paziente chirurgico

Lorenzo DioscordiGiunti a cinque anni ormai dall’inizio del progetto, le ADE (Attività Didattiche Elettive) Intercorso sono una realtà concreta all’interno dei corsi di Laurea in Medicina, Infermieristica e Psicologia.
Con l’approccio multidisciplinare di tale ADE si è cercato di rispecchiare il futuro ambiente lavorativo, con cui i ragazzi andranno a confrontarsi.
In particolare l’ADE che abbiamo chiamato “Insieme per Uno” permette ad un’équipe di studenti (futuri medici, infermieri e psicologi) di seguire l’intero iter ospedaliero di un paziente chirurgico, dalla prima visita ambulatoriale alle medicazioni dopo l’intervento. In questo percorso, tutti gli studenti assistono alla prima visita del paziente, al successivo ricovero, all’intervento chirurgico ed infine al controllo postoperatorio. Durante ogni incontro, i partecipanti, insieme, interagiscono con il paziente mostrando ai colleghi le loro competenze specifiche ed apprendendo dagli altri aspetti valutativi che non conoscono o che spesso vengono trascurati; il tutto con la guida di un tutor dedicato.
Il colloquio multidisciplinare preoperatorio ha sottolineato quanto sia importante una corretta comunicazione con il paziente: in questa fase, “il capo équipe” è stato sicuramente lo studente di medicina che ha raccolto anamnesi ed ha eseguito l’esame obiettivo completo del paziente (sempre in presenza dei colleghi), con il successivo intervento dello studente di infermieristica che ha compilato la valutazione specifica preoperatoria. Le vere sorprese in questa fase, le abbiamo avute con gli studenti di psicologia che hanno deciso come meglio intervistare i pazienti: ci siamo resi conto in questo modo dell’aspetto “più emotivo” dei pazienti che fino ad ora non era emerso, potendo quindi “tranquillizzare” e sostenere i pazienti nelle loro preoccupazioni personali (spesso legate ad aspetti privati, a confidenze di amici e parenti, ...) che spesso non hanno il coraggio di esprimere di fronte al medico.
Agli studenti di psicologia è stato fornito un test guida con cui approcciarsi al paziente nelle varie fasi del suo percorso ospedaliero, lasciando comunque liberi i ragazzi di poterlo modificare come meglio ritenevano.
Il secondo incontro è stato organizzato il giorno dell’intervento. Lo studente di medicina ha brevemente richiamato l’anamnesi e l’esame obbiettivo per compilare la cartella medica, lo studente di infermieristica si è preoccupato di compilare il foglio di valutazione delle necessità assistenziali e insieme hanno verificato la corretta preparazione del paziente (digiuno, tricotomia, corretta compilazione della check-list preoperatoria). Lo studente di psicologia, oltre ad assistere alla valutazione medica ed infermieristica, ha valutato lo stato d’animo del paziente ed il livello di ansia e preoccupazione. Tale valutazione è risultata utilissima per rassicurare il paziente riguardo all’intervento chirurgico e sul corretto timing della premedicazione anestesiologica quando il livello di ansia registrato superava il limite tollerabile dal paziente stesso.
Gli studenti hanno poi accompagnato il paziente in sala operatoria assistendo alle manovre anestesiologiche e all’intervento chirurgico (illustrato tempo per tempo dagli operatori e dal tutor). Questo step si è rivelato molto utile per tutti gli studenti: lo studente di medicina (che spesso non era mai entrato prima in sala operatoria) ha potuto vedere interventi e procedure precedentemente solo studiate; lo studente di infermieristica ha visto procedure mediche che di solito non fanno parte del normale percorso didattico, oltre al lavoro dello strumentista e del personale di sala operatoria; lo studente di psicologia ha “spiato” l’intervento chirurgico dell’assistito. A detta di molti studenti di psicologia il fatto di aver visto le procedure di sala operatoria ha poi permesso una miglior comprensione ed un maggior supporto del paziente nel postoperatorio.
L’esperienza si è conclusa con l’assistenza nel postoperatorio precoce (dal risveglio in sala operatoria fino al passaggio in reparto e alla successiva dimissione) e tardivo (controllo della ferita ed eventuale rimozione dei punti di sutura). In questa fase, gli studenti hanno affrontato l’eventuale insorgenza di complicanze postoperatorie (infezione di ferita, ad esempio) e hanno potuto analizzare la corrispondenza tra le aspettative preoperatorie ed il risultato postoperatorio. Anche in quest’ultima parte, la valutazione psicologica ha permesso di garantire un maggior supporto al paziente in caso di complicanze postoperatorie e ha dimostrato come un’adeguata informazione prima dell’intervento prepari al meglio il paziente per il postoperatorio e permetta di ottenere una maggior aderenza tra risultato atteso e outcome postoperatorio.
Al termine dell’esperienza, gli studenti di psicologia hanno consegnato le loro valutazioni.
Particolarmente interessante (e innovativa) appare la valutazione psicologica che purtroppo è generalmente un po’ trascurata in ambito chirurgico, in particolare per interventi di chirurgia minore (ernioplastica, colcistectomia,...).
Abbiamo posto agli studenti di psicologia come unico obiettivo una valutazione dello stato di ansia, delle aspettative e dell’atteggiamento del paziente rispetto all’intervento chirurgico nel pre e nel postoperatorio.
La maggior parte dei futuri psicologi non ha scelto di basare la propria valutazione su test o questionari precompilati, decidendo che un buon colloquio sarebbe stato meglio di molti test. Questo atteggiamento rispecchia l’individualità e la soggettività del trattamento medico a cui si tende ormai da tempo (il giusto farmaco al giusto paziente), ma, contrasta con l’aderenza a linee guida internazionali che standardizzano la terapia, soprattutto in ambito chirurgico. Ci siamo resi conto in questa esperienza che, benché l’utilizzo di test psicologici validati sia indispensabile per oggettivare i dati raccolti, non tiene sempre conto di tutti gli aspetti rilevanti per il paziente e non riesce quindi a garantire un completo supporto in talune situazioni.
Al termine dell’esperienza agli studenti è stato fornito un questionario di gradimento da compilare in maniera del tutto anonima. Da questo è emerso come l’ADE sia risultata particolarmente innovativa e molto apprezzata, specialmente se paragonata alle offerte unidisciplinari che i vari corsi di laurea propongono. Oltretutto gli studenti hanno gradito poter collaborare e interfacciarsi con figure professionali diverse, esperienza del tutto nuova al momento del percorso di studi da loro raggiunto.
Quest’ADE rispecchia nella sua complessità di organizzazione e di svolgimento il lavoro quotidiano delle équipes multidisci.

 

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Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

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per il proprio contributo non condizionante.

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