Stima dei decessi per tumori attribuibili a fattori di rischio comportamentali in Toscana nel Triennio 2010-2012

Tommaso Grassi  Laureato in Medicina e Chirurgia nel 2011, specializzando al terzo anno in Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università degli Studi di Firenze. Ha svolto attività di formazione e collaborazione presso: Direzione Sanitaria Aziendale ASL 10 di Firenze, Distretto Quartiere 5 di Firenze, Direzione Sanitaria Nuovo San Giovanni di Dio, Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica e Dipartimento di Prevenzione ASL 10.

G. Gorini  SS Epidemiologia Ambientale e Occupazionale, Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica (ISPO), Firenze.

E. Chellini  SS Epidemiologia Ambientale e Occupazionale, Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica (ISPO), Firenze.

F. Battisti  SS Epidemiologia Ambientale e Occupazionale, Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica (ISPO), Firenze.


Tommaso GrassiUna delle colonne portanti della sanità pubblica è senza dubbio quella riguardante la conoscenza della diffusione delle malattie nella popolazione in modo da poter impostare e perseguire correttamente strategie di prevenzione primaria e secondaria. In Europa, come in molte altre parti del mondo, abbiamo assistito a un duplice fenomeno: da un lato un allungamento della speranza di vita alla nascita, dall’altro il progressivo viraggio da una prevalente incidenza di malattie infettive a una di patologie cronico-degenerative (definite non-communicable diseases NCDs); in questo nuovo scenario le neoplasie costituiscono, ad oggi, in Europa, circa il 20% dei decessi totali. Una quota consistente dei tumori è attribuibile a fattori di rischio modificabili e, proprio in tal senso, il gruppo collaborativo di ricercatori del Comparative Risk Assessment afferente al progetto Global 
Burden of Disease (GBD) ha stimato che le frazioni di rischio di mortalità per tumore attribuibili a cause modificabili siano del 37% nei Paesi ad alto reddito. Le cause riconosciute come principali responsabili sono: fumo, consumo di alcol, sovrappeso e obesità, inattività fisica e basso consumo di frutta e verdura. La sensibilità verso la diretta correlazione tra i fattori di rischio menzionati e patologie neoplastiche è sempre più consistente nel recente scenario politico-sanitario internazionale e ne è una conferma il fatto che se ne parla, come obiettivi di prevenzione, in numerosi documenti ufficiali, quali il “Global action plan for the prevention and 
control of noncommunicable diseases 2013-2020” dell’OMS, il “Codice Europeo contro il cancro” della IARC e anche a livello nazionale nel programma “Guadagnare Salute” e nel “Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018”.

Risulta dunque evidente che per impostare degli efficaci interventi di prevenzione con l’obiettivo di contrastare l’insorgenza delle patologie tumorali, occorrono stime attendibili di quanti decessi potrebbero essere evitati riducendo l’esposizione proprio a fattori di rischio modificabili.

Tabella 1Perseguendo tale direzione, abbiamo dunque stimato per le varie ASL toscane, basandoci sulla metodologia del GBD, il numero di decessi per tumore attribuibili, nel triennio 2010-2012 ai seguenti fattori di rischio: fumo, consumo di alcol, eccesso ponderale, rischi dietetici e sedentarietà.
I dati di mortalità del triennio 2010-2012 per le varie ASL toscane, sono stati raccolti dal sito dell’Agenzia Regionale di Sanità della Regione Toscana (set di indicatori PARSIS). Secondo la metodologia del GBD 2010 sono state selezionate le sedi tumorali che riconoscono come fattore di rischio uno o più stili di vita oggetto dell’indagine: tumore di labbra, cavità orale e faringe, tumore della laringe, tumore dell’esofago, stomaco, colon-retto, fegato, colecisti e dotti extraepatici, pancreas, trachea, bronchi e polmone, vescica, rene e vie urinarie, prostata, cervice uterina, corpo dell’utero, mammella e leucemie. Ai decessi sono state applicate le frazioni attribuibili per l’Italia, specifiche per sede tumorale e fattore di rischio, desunte dai dati del progetto GBD 2010, disponibili sul sito dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (http://www.healthdata.org/).

Figura 1

Figura 2

 

In Toscana nel triennio 2010-2012 si sono verificati 36.316 decessi per tumore. Di questi, 16.738 sono attribuibili ai fattori di rischio analizzati, pari complessivamente al 46,1% di tutti i decessi per tumore avvenuti in Toscana. Analizzando i dati per genere, 11.284 decessi negli uomini e 5.454 nelle donne sono attribuibili agli stili di vita, pari rispettivamente al 55,3% e al 34,3% dei decessi totali per tumore (Tabella 1). Al fumo sono attribuibili 6.819 decessi negli uomini (33,4% dei decessi per tumore) e 1.510 nelle donne (9,5%), al consumo eccessivo di alcol rispettivamente 592 (2,9%) e 434 (2,7%), all’eccesso ponderale 784 (3,8%) e 814 (5,1%), ai fattori di rischio dietetici 2.390 (11,7%) e 1.332 (8,4%) ed infine alla sedentarietà 699 (3,4%) e 1.365 (8,6%). Analizzando la distribuzione per ASL, la quota percentuale dei decessi attribuibili negli uomini mostra un andamento eterogeneo, oscillando tra il 51% ed il 59% (Figura 1). Nelle donne oscilla invece tra il 32% ed il 35% (figura 2). La stima da noi effettuata indica quindi come il 46% circa delle morti per tutti i tumori in Toscana (circa 16.700 decessi nel triennio 2010-2012) sia riconducibile a fattori di rischio potenzialmente modificabili, percentuale che negli uomini sale ben al 55% e nelle donne scende al 34%. In particolare, mentre negli uomini assume un peso rilevante la quota di decessi attribuibili al fumo, nella donna assume maggior rilevanza l’eccesso ponderale e la sedentarietà, in relazione soprattutto al peso che questi fattori di rischio hanno nell’eziologia del carcinoma mammario in post-menopausa.
Concludendo, possiamo affermare che queste stime permettono di quantificare per la prima volta l’impatto degli stili di vita sui decessi per tumore nelle varie ASL della Regione Toscana: circa 11.300 decessi per tumore negli uomini e 5.400 nelle donne sono attribuibili a stili di vita potenzialmente modificabili. Questi dati evidenziano chiaramente la necessità di perseguire con sempre maggiore determinazione obiettivi di prevenzione primaria di popolazione e tutela della salute pubblica, ponendo attenzione anche a percorsi preventivi specifici per genere.

 

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