Antibiotico-resistenza: la situazione attuale in Italia e Toscana

Silvia Forni laureata in Scienze Statistiche e Demografiche nel 1997, è responsabile del settore Sistemi per la valutazione della qualità dell’Agenzia Regionale di Sanità e si occupa dello sviluppo di indicatori di esito e processo dei servizi sanitari. È referente del progetto di Regione Toscana per la costruzione del sistema informativo regionale per il monitoraggio della resistenza antibiotica.

V. Molese Dirigente medico direzione ospedaliera USL Toscana Nord-Ovest

G. Paggi Agenzia Regionale di Sanità della Toscana

S. D'Arienzo Agenzia Regionale di Sanità della Toscana

 

Silvia ForniIl monito del commissario dell’Unione Europea (U.E.) alla salute lo scorso novembre, in occasione della giornata degli antibiotici, durante la presentazione dell’annuale rapporto dell’European Center for Disease Control (ECDC) evidenziava in modo allarmante che “….potenzialmente siamo vicini alla fine dell’era degli antibiotici. Lo scorso anno sono morte in Europa 25000 persone per infezioni resistenti…”.

L’era antibiotica, iniziata nel 1928 con la scoperta di Alexander Fleming, non è durata a lungo perché, come lo stesso Fleming aveva previsto, l’uso spesso sconsiderato di questi farmaci ha provocato quel fenomeno che va sotto il nome di antibiotico-resistenza ovvero l’insensibilità di alcuni batteri patogeni agli stessi antibiotici. La resistenza agli antibiotici è un fenomeno naturale dovuto alla selezione di ceppi batterici resistenti, in seguito all’esposizione a farmaci. La resistenza in specie sensibili può essere acquisita tramite mutazioni o mediante il trasferimento di materiale genetico da parte di batteri resistenti. Questo che è un sistema di difesa dei batteri (molecole con proprietà antibiotiche sono diffusamente presenti in natura) è stato amplificato in maniera esponenziale dall’uso sconsiderato degli antibiotici nel settore medico ed agroalimentare.

Nel 2015 tre enti internazionali, ECDC, EFSA ed EMA, hanno per la prima volta esaminato l’associazione tra consumo di antibiotici e antibioticoresistenza nell’uomo e negli animali destinati all’alimentazione, utilizzando i dati 2011-2012 di 26 Paesi EU/EEA provenienti da cinque sistemi di sorveglianza europei. Il consumo globale di antibiotici è generalmente più alto negli animali che nell’uomo, anche se il consumo di antibiotici di importanza critica in medicina (fluorochinolonici, cefalosporine di terza e quarta generazione) è maggiore nell’uomo. Sia nell’uomo che negli animali è stata osservata una associazione positiva tra consumo di antimicrobici e corrispondente tipo di resistenza nei batteri.

Tabella 1

Tabella 2

In Italia la SIMIT (Società Italiana Malattie Tropicali) nel 2015 attribuiva a tale causa tra i 5000 e i 7000 decessi/anno, con costi correlati nell’ordine di grandezza dei cento milioni di euro. Come si può capire siamo di fronte ad un serio problema di sanità pubblica mondiale, non soltanto per le importanti implicazioni cliniche (aumento della morbilità, mortalità, durata della malattia, possibilità di sviluppo di complicanze, possibilità di epidemie), ma anche per la ricaduta economica delle infezioni provocate da batteri antibiotico-resistenti, dovuta al costo aggiuntivo richiesto sia per l’impiego di farmaci e di procedure più costose che per l’allungamento dei tempi della degenza in ospedale e per eventuali invalidità. A fronte di tale situazione si sono mobilitati agenzie ed enti scientifici, istituzioni e governi.

I dati italiani disponibili relativi ad antibiotico-resistenza e utilizzo di antibiotici riguardano essenzialmente quelli pubblicati dall’ECDC annualmente. Solo alcune regioni italiane ad oggi dispongono di sistemi di monitoraggio dell’antibiotico-resistenza e dei consumi di antibiotici, in particolare l’Emilia Romagna, la Toscana e la Campania. Di seguito sono riportati alcuni dati relativi a questi fenomeni comparabili con i dati europei.

Il quadro che emerge dai dati relativi alla resistenza antibiotica in Tabella 1 mette in luce come in Italia, ed in Toscana, assuma dimensioni preoccupanti rispetto alle altre nazioni europee, soprattutto con riferimento ai patogeni maggiormente causa delle infezioni correlate all’assistenza e a rischio per la resistenza antibiotica.

Analogamente dai dati di consumo degli antibiotici in ospedale e in comunità (Tabella 2) emerge che l’Italia, e analogamente la Toscana, si mantengono in una posizione critica rispetto ad altri paesi europei con consumi superiori alla media europea e a quella che caratterizza i paesi del Nord Europa. Le classi che devono destare maggiore attenzione sono quelle relative al consumo in ospedale di carbapenemici e chinolonici e dei fluorchinolonici nel territorio che trovano immediate correlazioni con i dati relativi alla resistenza antibiotica.

L’auspicio è quindi che la lotta all’antibioticoresistenza diventi una reale priorità globale, che i governi spingano per la messa in opera delle necessarie azioni di contrasto, favorendo un diffuso cambiamento culturale e assumendo un ruolo attivo nelle relazioni con l’industria del farmaco.

Ad oggi la Toscana è una delle tre regioni che si è dotata di un sistema di monitoraggio delle resistenze antibiotiche: ogni anno sono disponibili dati che permettono di tracciare il quadro epidemiologico del problema e mettere in luce differenze territoriali. Inoltre la Toscana partecipa al “Progetto Buone pratiche per la sorveglianza e il controllo dell’antibiotico-resistenza” finalizzato a “promuovere l’armonizzazione delle esperienze esistenti di sorveglianza e controllo dell’antibioticoresistenza e individuare le “buone pratiche” trasferibili ad altri contesti”, finanziato dal CCM e con unità capofila la Regione Emilia Romagna. Infine sta per essere implementato in tutti gli ospedali della Toscana un programma per la 
stewardship antibiotica, dopo averne definito le modalità operative in una conferenza di consensus con professionisti della nostra Regione.

 

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